ECCO COME SAN GIOVANNI PAOLO II DEMOLIVA PREVENTIVAMENTE LA 'VIA PASTORALE' AL DIVORZIO CHE OGGI E' SOSTENUTA DA BERGOGLIO;

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ECCO COME SAN GIOVANNI PAOLO II DEMOLIVA PREVENTIVAMENTE LA "VIA PASTORALE" AL DIVORZIO CHE OGGI E' SOSTENUTA DA BERGOGLIO;


E SOTTO C'E' IL DISCORSO DI PAPA GIOVANNI XXIII (IL PAPA DEL CONCILIO) A DIFESA DELL'INDISSOLUBILITA' DEL MATRIMONIO COME LEGGE NATURALE
CONCLUSIONE: IL "TEAM BERGOGLIO" VA CONTRO TUTTO IL MAGISTERO DI SEMPRE....



È a voi ben nota la tentazione di ridurre, in nome di una concezione non retta della compassione e della misericordia, le esigenze pesanti poste dall’osservanza della legge. Al riguardo occorre ribadire che, se si tratta di una violazione che tocca soltanto la persona, è sufficiente rifarsi all’ingiunzione: “Va’ e d’ora in poi non peccare più” [386]. Ma se entrano in gioco i diritti altrui, la misericordia non può essere data o accolta senza far fronte agli obblighi che corrispondono a questi diritti.


Doverosa è pure la messa in guardia nei confronti della tentazione di strumentalizzare le prove e le norme processuali, per raggiungere un fine “pratico” che forse viene considerato “pastorale”, con detrimento però della verità e della giustizia. Rivolgendomi a voi alcuni anni addietro, facevo riferimento ad una “distorsione” nella visione della pastoralità del diritto ecclesiale: essa “consiste nell’attribuire portata ed intenti pastorali unicamente a quegli aspetti di moderazione e di umanità che sono immediatamente collegabili con l’aequitas canonica; ritenere cioè che solo le eccezioni alle leggi, l’eventuale non ricorso ai processi ed alle sanzioni canoniche, lo snellimento delle formalità giuridiche abbiano vera rilevanza pastorale”.


Ma ammonivo che, in tal modo, facilmente si dimentica che “anche la giustizia e lo stretto diritto – e di conseguenza le norme generali, i processi, le sanzioni e le altre manifestazioni tipiche della giuridicità, qualora si rendano necessarie – sono richiesti nella Chiesa per il bene delle anime e sono pertanto realtà intrinsecamente pastorali” [387]. È pur vero che non sempre è facile risolvere il caso pratico secondo giustizia. Ma la carità o la misericordia – ricordavo nella stessa occasione – “non possono prescindere dalle esigenze della verità.


Un matrimonio valido, anche se segnato da gravi difficoltà, non potrebbe essere considerato invalido, se non facendo violenza alla verità e minando, in tal modo, l’unico fondamento saldo su cui può reggersi la vita pastorale, coniugale e sociale” [388]. Sono principi, questi, che sento il dovere di ribadire con particolare fermezza nell’Anno della Famiglia, mentre ci s’avvede con sempre maggior chiarezza dei rischi a cui una malintesa “comprensione” espone l’istituto familiare.

GIOVANNI PAOLO II
(Discorso alla Sacra Rota, 1994)


Papa Giovanni:

E anzitutto, nelle incertezze dottrinali che, qua e là, e in varie espressioni, minacciano di disorientare l’opinione pubblica, è necessario il richiamo solenne e grave alla solidità dei principii, cui si ispira l’azione della Chiesa in difesa del matrimonio. Nel tutelare con cura gelosa la indissolubilità del vincolo e la santità del Sacramentum magnum, la Chiesa difende un diritto non solo ecclesiastico e civile, ma soprattutto naturale e divino positivo. Questi due grandi e necessari beni, che il velo delle passioni e dei pregiudizi talora oscura fino a farli dimenticare, prima che dalla legge positiva, sono voluti, l’uno dalla legge naturale, scolpita a caratteri indelebili nella coscienza umana, e l’altro dalla legge divina di Nostro Signor Gesù Cristo.



Non si tratta dunque di prescrizioni e norme che le circostanze impongono, e che il corso delle generazioni può mutare: ma della volontà divina, dell’ordine intangibile stabilito da Dio stesso a salvaguardia del primo nucleo fondamentale della civile società. Si tratta della primordiale legge divina, che nella pienezza dei tempi la parola di Cristo, “ab initio autem non fuit sic” [48], ha riportato alla sua integrità genuina.


La Chiesa non difende interessi di caste o consuetudini superate. Il suo canto glorioso, il suo titolo di onore risuona nel Pater noster: Fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Questo essa propone e difende nel mondo: la volontà di Dio, nella quale è la pace, la serenità e la prosperità anche materiale per tutti i suoi figli.


2. È pertanto necessario che la dottrina della Chiesa sul matrimonio sia maggiormente conosciuta, e diffusa in tutte le forme. È stato questo il sospiro Nostro, confidatovi con paterna speranza nella Allocuzione dello scorso anno.
“A considerare la gravità del pericolo – abbiamo detto allora – ...sgorga spontaneo l’invito, che ripetiamo ardentemente in visceribus Iesu Christi anzitutto ai pastori di anime, affinchè adoperino ogni mezzo, nelle istruzioni e nei catechismi, con la voce e con gli scritti divulgati largamente, per illuminare le coscienze... Ed estendiamo questo invito anche a quanti hanno volontà e mezzi per influire su la pubblica opinione, affinché i loro interventi siano di chiarificazione, non di confusione delle idee; di rettitudine, di rispetto per il più grande e prezioso bene della vita sociale: l’integrità del matrimonio”


Giovanni XXIII Sacra Rota 1961




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