Ero una promettente ala sinistra, poi mi ridussi a intellettuale di destra. Che fallimento.

Marcello Veneziani

Il tifo, per me, è stata una malattia esantematica dell’infanzia, ma particolarmente lunga e dolorosa.


Ha percorso tutta la scuola dell’obbligo, lasciandomi con la licenza media. Poi alle scuole superiori passai alla militanza politica che lasciai definitivamente già prima della maturità liceale.


Per una perversione congenita, io pugliese, ero tifoso accanito della Fiorentina. Amavo la sua eleganza, il suo giglio, 


HamrinAlbertosi, la città e l’inflessione fiorentina. Amavo il suo unico scudetto, che coincideva con il mio anno di nascita.


Ma amavo soprattutto il suo perdere con stile, il suo non appartenere agli squadroni vincenti e popolari, come la Juve, l’Inter o il Milan. Fu nell’infanzia che elaborai la mia ideologia sulla nobilita della sconfitta e presi a parteggiare con passione romantica per i Vinti, in una specie di ciclo verghiano che sconfinava nella storia più recente.


Sapevo tutto della Fiorentina  e del Calcio, in quel tempo. La mia bibbia erano gli album Panini, dove esercitavo il mio feticismo e la mia accademia. Quando giocavo (ero un’ottima ala destra con un sinistro micidiale), indossavo la maglia viola e mi chiamavano per ragioni di carnagioneAmarildo

Giocavo otto ore al giorno, su campi disastrati o in mezzo alle strade. Numerose le ferite e l’acido lattico, ma per me erano decorazioni sul campo. I miei primi articoli furono lettere infantili pubblicate sul “Corriere dello Sport” da Antonio Ghirelli.


Costringevo i miei alle trasferte per vedere i viola; quando scendevano in Puglia a Bari o a Foggia, andavo in commosso pellegrinaggio. Poi i miei pellegrinaggi passarono da Chiarugi ad Almirante.


A diciottanni smisi entrambi e passai ai libri. E lì mi rovinai. Quel che vedete non è uno scrittore, un giornalista contento di sé; ma un calciatore fallito, che voleva restare nel mondo del pallone e invece fu costretto a ripiegare sui fantasmi di carte e le sue pensose malinconie. Ero una promettente ala sinistra, poi mi ridussi a intellettuale di destra. Che fallimento.


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