Dalle sovrintendenze ci guardi Iddio

di Camillo Langone | 21 Agosto 2015 il foglio

Le sovrintendenze italiane dei beni culturali, dai cui ranghi sarebbero dovuti uscire tutti i venti neodirettori dei musei statali (ci è andata bene), non sono state capaci di risparmiare a Venezia ieri l'insulto del ponte di Calatrava e oggi quello dell'albergo Santa Chiara, in perfetto stile periferia Anni Ottanta.

Non è un problema nuovo.

Leggendo “Andare per le cattedrali di Puglia” di Sergio Valzania (Il Mulino) scopro che i funzionari preposti al bello cospiravano a favore del brutto già a fine Ottocento.

Con i soldi pubblici, un funzionario pubblico quale Ettore Bernich, come tutti i sovrintendenti di tutti i tempi autorizzato da lauree e concorsi a fare tutti i danni possibili, brutalmente raschiò un tot di capolavori del romanico pugliese.

Minimalista ante litteram, iconoclasta senza bisogno di Isis, strappò dalle cattedrali di Ruvo e di Bitonto e da altre chiese della Terra di Bari i controsoffitti, gli stucchi, perfino gli intonaci.



Il malefico personaggio fece scuola e chi come me ha assistito a una messa nella cattedrale di Trani sa la difficoltà di pregare in una chiesa la cui storia di fede, in nome di una moda estetica, è stata gettata in discarica.

Dalle sovrintendenze ci guardi Iddio.

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