Cari Scalfari e Napolitano: telefonatevi

Vittorio Feltri - Gio, 13/08/2015 -

Il popolo (detestato dalle caste) non ne può più di dissertazioni concernenti il premio di maggioranza, la nomina o l'elezione dei senatori

 

In questa stagione, i tormentoni giornalistici sono tradizionali. Di solito vertono su questioni inerenti al costume, su argomenti più o meno leggeri, comunque digeribili.


In agosto, molta gente è in vacanza e ha tempo e voglia di leggere e perfino di discutere, pertanto è logico che i quotidiani forniscano spunti per alimentare il confronto delle opinioni. Ma ciò che accade negli ultimi giorni va ben oltre la necessità di assecondare i desideri dei lettori: anzi, rischia di annoiarli, se non proprio di disperderli.


Mi riferisco al garbato ma stucchevole duello tra Giorgio Napolitano ed Eugenio Scalfari provocato da diverse vedute circa vicende istituzionali e costituzionali. Il primo, pur essendo ex presidente della Repubblica, ragiona ed esterna come se non si fosse mai allontanato dal Quirinale, dove ora giace silente Sergio Mattarella. Il secondo, fondatore ed ex direttore della Repubblica , replica puntigliosamente (e con affetto, ricambiato) al capo dello Stato emerito come se aspirasse, nonostante l'età a salire al Colle.


Napolitano ammonisce: bisogna approvare la riforma renziana del Senato. È urgente procedere. Guai a perdere tempo. L'interlocutore dichiara che la citata riforma non lo convince affatto. Secondo me giustamente, precisa che a questo punto sarebbe meglio eliminare addirittura il bicameralismo perfetto. Fin qui nulla da eccepire sulla liceità dello scontro, per altro civile. Il problema è che i due amplificano le loro fissazioni contrastanti, scambiandosi una lettera dopo l'altra, con tanto di salamelecchi reciproci, da vari giorni.


Non ho tenuto il conto delle sterminate missive, ma di sicuro sono troppe. E il troppo storpia. Oltretutto la quasi totalità degli organi di informazione riprende la querelle . Il risultato è un bombardamento: ogni giornale si sta trasformando in cassetta della posta allo scopo di ospitare la cronaca delle schermaglie fra i due decani. Una barba. Mi domando perché essi, logorroici come sono, non scelgano un modo meno dispendioso e più semplice per comunicare: ad esempio il telefono. Con tutti i cellulari disseminati nelle case e negli uffici, sarebbe comodo per entrambi i contendenti usarne un paio per litigare (si fa per dire) senza coinvolgere mezza Italia nella polemica più tediosa del secolo.


Ovvio, Scalfari e Napolitano sono liberi di scriversi da qui all'eternità, ma se lo facessero in privato, come avviene tra fidanzati, farebbero un regalo a milioni di persone che se ne infischiano di temi tecnici riguardanti il Palazzo e chi lo frequenta. Personalmente non ho mai incontrato uomini e donne, che non fossero addetti ai lavori, intenti a discettare con passione di legge elettorale e di Senato in procinto di essere riformato. Il popolo (detestato dalle caste) non ne può più di dissertazioni concernenti il premio di maggioranza, la nomina o l'elezione dei senatori. È talmente nauseato che solo all'ipotesi di nuove votazioni perde il controllo e si sfoga nel turpiloquio.


Ecco perché mi permetto di consigliare agli ex più famosi del Paese di utilizzare il telefono, qualora intendano proseguire nella disputa. Oppure si incontrino nella saletta riservata di una trattoria e, opportunamente attovagliati, concionino a piacimento. Ultima nota. C'è chi si lamenta perché Napolitano si occupa di faccende la cui trattazione spetterebbe a Mattarella, e lo accusa di invasione di campo. Mi sembra una sciocchezza. Chiunque ha il diritto di esprimere il proprio pensiero, anche il vecchio presidente che, occorre rammentarlo, è senatore, cioè parlamentare. E se non può parlare un parlamentare chi è autorizzato ad aprire bocca?



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