'LIBERO' INFILA IL SOSPETTO CHE I PM ABBIANO L'ORECCHIO 'SELETTIVO' SULLE PAROLE DI BUZZI

Giacomo Amadori e Brunella Bolloli per 'Libero quotidiano' dagospia 9/8/2015

 BUZZI 'NON FA QUELO CHE I PM GLI CHIEDONO PER CONSIDERARLO CREDIBILE: ACCUSARE ALEMANNO. E QUANDO PARLA DI MARINO E VELTRONI O CITA LA GIUNTA MARRAZZO, LE TOGHE  PREFERISCONO CAMBIARE ARGOMENTO”


I magistrati di Mafia Capitale non credono a Salvatore Buzzi, il ràs delle coop rosse romane, perché lo ritengono reticente. Nei suoi cinque interrogatori balneari Buzzi è debordante, accusa tutto e tutti. Ma non fa quello che i pm gli chiedono per considerarlo credibile: accusare l' ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Buzzi, però, come Claudio Gentile ai Mondiali dell' 82 alza un muro e non si passa. Ogni tanto butta lì i nomi di altri sindaci romani, da Ignazio Marino a Walter Veltroni (non indagati), cita anche la giunta Marrazzo, ma le toghe preferiscono cambiare argomento.


Quella tra Buzzi e i magistrati Michele Prestipino e Paolo Ielo inizia come una partita a scacchi, ma si trasforma in duello rusticano. I magistrati sono certi che Alemanno sia stato corrotto e a riprova citano sms e intercettazioni, oltre che le dichiarazioni di Franco Panzironi, ex segretario della fondazione di Alemanno Nuova Italia e boiardo municipale. Buzzi cerca di non far sembrare strampalata la sua versione.


Per gli inquirenti la sua difesa a oltranza di Alemanno (e in parte del suo compare Massimo Carminati) servirebbe a dribblare l' incriminazione per mafiosità. A giugno Buzzi ha ricordato gli iniziali rapporti tesi con l' ex sindaco, nemico delle coop sociali, e una successiva cena della pace: «Da quel momento i rapporti con Alemanno non sono stati più negativi». Secondo Panzironi quel cambio di atteggiamento ebbe un prezzo: centinaia di migliaia di euro che Buzzi avrebbe consegnato ad Alemanno e al suo assessore all' ambiente Marco Visconti.


Buzzi ammette solo i pagamenti cash a Visconti, che gli avrebbe chiesto riservatezza: «Perché se poi lo sa Alemanno...». Il sillogismo del cooperatore è il seguente: «Quindi io qui c' ho la prova indiretta che Alemanno non sapeva che questo acchiappasse i soldi in nero perché non voleva che si sapesse in giro». I magistrati gli fanno notare che, attraverso Panzironi, quel denaro affluiva anche alla fondazione del primo cittadino. Ma l' uomo delle coop ha la risposta pronta: «Io gli dissi (a Panzironi ndr): "Ma tu ad Alemanno glieli dai 'sti soldi?" e lui: "Ma chi se l' incula!". Lui aveva un' opinione pessima di Alemanno, ne parlava malissimo».


Il pm Ielo lo incalza: «Scusi, ma visto questi ottimi rapporti che lei aveva con Alemanno non glielo diceva che lei dava i soldi a Panzironi e alla fondazione di Alemanno per gli appalti di Ama?». La replica è secca: « Non glielo dicevo». A questo punto Buzzi prova ad assimilare i rapporti con l' ex sindaco del Pdl a quelli con Veltroni. Il magistrato lo interrompe: «Lasciamo perdere Veltroni, ne parliamo dopo».


In realtà nei cinque interrogatori il nome dell' ex segretario Pd compare solo en passant e quando i pm chiedono se l' esponente Pd abbia fatto qualcosa per loro, la risposta di Buzzi è: «Assolutamente no, c' avremo parlato tre volte con Veltroni. Però c' è una cooperativa che ha finanziato il sindaco nella campagna elettorale». Infatti Buzzi assicura di aver donato a Veltroni 150 milioni di vecchie lire per la prima candidatura. I magistrati non battono ciglio e questa volta accettano di buon grado la versione di Buzzi. Sebbene il vice capo di gabinetto di Veltroni, Luca Odevaine, sia uno dei personaggi più coinvolti nell' inchiesta.


Gli inquirenti sono ancora più magnanimi con l' ex sindaco Francesco Rutelli, sotto la cui giunta le coop di Buzzi iniziano la loro scalata nel municipio capitolino. I pm non sembrano interessati all' argomento e non fanno neppure una domandina sul breve impiego del figlio di Rutelli in una delle aziende di Buzzi e sulle intercettazioni legate a quella vicenda. All' epoca, quando la notizia apparve sui giornali, Rutelli fu lapidario: «Uno dei nostri figli ha voluto occuparsi dell' accoglienza immigrati, ma non ho mai parlato con nessuno. Non conosco le coop, querelerò chiunque accosti il mio nome alla vicenda». Evidentemente agli inquirenti tanto è bastato.


Le toghe hanno altri legittimi interessi, vogliono capire perché Alemanno avrebbe dovuto aiutare in modo disinteressato Buzzi a incassare alcune fatture presso una municipalizzata. «Lo ha fatto perché eravamo amici. Gli avevo finanziato tutta la campagna elettorale (…) perché era nato un rapporto di amicizia». Ielo sbotta: «Il rapporto di amicizia non mi interessa...». I magistrati citano una telefonata in cui Buzzi dice «noi c' avevamo Alemanno». Per i pm è un'«affermazione credibile»: «Lei lì, in quelle intercettazioni lì, dice che si compra Alemanno».


Buzzi non ci sta: «Ma no... ma allora che ci siamo comprati Marino! (…) Lei c' ha la mia agenda, no, veda; cioè io c' ho pure il cellulare de Marino, c' ho il cellulare de Alemanno, c' ho il cellulare de Zingaretti».


Ielo si autodefinisce un «provincialotto», ma gli dice di non capire perché Buzzi, uomo di sinistra, dovesse finanziare Alemanno, uomo di destra. «Il sindaco si finanziava a prescindere dal colore (…) è meglio averceli amici che nemici, no?» è la replica di Buzzi.


Nei vari interrogatori i magistrati si concedono pure qualche divagazione sulla giunta Marino per poi ritornare all' argomento principale. Non capiscono perché la 29 giugno non dovesse risultare tra i finanziatori della fondazione di Alemanno e Buzzi ha pronta la giustificazione, la stessa che gli avrebbe fornito Panzironi: «Mi disse che era meglio che non si sapeva perché noi eravamo di sinistra e loro erano di destra».


Agli inquirenti risulta altrettanto oscuro il motivo per cui Buzzi non si sia vantato dei suoi cospicui contributi con l' ex sindaco: «Noi non c' avevamo nessun interesse a dire ad Alemanno che Panzironi prendeva i soldi perché rischiavo di litigare con tutti e due, perché Panzironi ovviamente avrebbe negato (…) È come se io so che un mio amico c' ha una moglie poco... che va con un altro, glielo vado a di' all' amico mio che la moglie gli mette le corna? Non glielo direi».


Le argomentazioni di Buzzi non convincono l' accusa e Prestipino perde la pazienza: «Noi prendiamo atto della sua spiegazione e rimaniamo sul punto che non ci convince e dopodiché andiamo a un altro argomento». Buzzi sembra spiazzato: «Ci rimango male umanamente, ci rimango male. (…) ho detto delle cose su Carminati che nemmeno le sapevate, che è quello che... io sto a difende' Alemanno? Ma se sapessi qualcosa, ma che cazzo me ne frega?! (…) mi hanno aggredito pure in carcere, sto in isolamento e vengo a difende' Alemanno quando accuso Carminati?».


I magistrati non si lasciano convincere dalla versione di Buzzi sui suoi rapporti con Alemanno: «Questa è una delle questioni su cui lei, a giudizio di questo ufficio, non è credibile. Non è credibile che lei dia quasi un milione di euro a Panzironi, parte dei quali vanno nella Fondazione di Alemanno...

» lo gela Ielo. «Stiamo parlando di tutti questi soldi e non è credibile che Alemanno le faccia tutti questi favori o le prometta tutti questi interventi senza che sappia il fatto che lei dà tutta quella grana a Panzironi».


Buzzi ribadisce il suo concetto: «Io sto collaborando, le sto dicendo delle cose che lei nemmeno pensava. (…) Ma a me che cazzo me ne frega di Alemanno nella situazione in cui sto!». E così, alla fine, i pm non riescono in nessun modo a strappargli lo scalpo dell' ex sindaco.

Scontro negli interrogatori di Mafia Capitale Buzzi vuole parlare di Veltroni ma ai pm interessa solo Alemanno.


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext