ECONOMIA (6) - IL SISTEMA AMERICANO

http://www.movisol.org di Pierre Bonnefoy

L'eredità



Dopo la morte di Carey, gli Stati Uniti conoscono una cinquantina d'anni di declino economico e culturale, e il Paese finisce sotto la dominazione di un piccolo gruppo di cartelli finanziari diretti dalla banca JP Morgan.


Questi interessi economici applicano una politica di saccheggio economico e di speculazione finanziaria. Essi creano la Federal Reserve sotto la presidenza Wilson, l'antitesi stessa di una Banca nazionale. Essi prendono il controllo delle infrastrutture di base e fanno dell'elettricità un prodotto raro e costoso, ad immagine delle pratiche recenti di Enron in California. Questa politica economica sbocca nella Grande Depressione.


Roosevelt
E' in questo contesto disastroso che Franklin Delano Roosevelt diventa presidente degli Stati Uniti nel 1933. I circoli finanziari non diffidano troppo perché lo credono appartenere alla loro casta.


In effetti, membro molto importante del Partito democratico, egli è il cugino di Theodore Roosevelt ed è stato il segretario di Stato alla Marina del Presidente Wilson. Tuttavia essi si sbagliano. Lontano dalla vita pubblica nel 1921 a causa di una crisi di poliomielite, Franklin Roosevelt decide di studiare le opere di un amico del suo bis-bis-nonno, Isaac Roosevelt, centocinquant'anni prima.


Questo amico si chiamava Alexander Hamilton.


La conclusione che egli trae dai suoi studi è riassunta da Roosevelt stesso, nel corso di una discussione con lord Halifax: «Io sono ben cosciente che gli esperti andranno probabilmente ad attaccare tali asserzioni con il più grande entusiasmo. Tuttavia, io sono giunto a capire che tutto quello che mi è stato insegnato all'università sotto il nome di economia da degli esperti in materia si è rivelato totalmente falso!»


Dal suo arrivo alla Casa Bianca, Roosevelt fa passare una serie di leggi antispeculative e, nello spazio di qualche sola settimana, egli infrange il potere delle banche e organizza una politica di crediti pubblici finanziando dei grandi progetti infrastrutturali in tutto il paese.


Non avendo potuto eliminarlo, le banche sono obbligate a collaborare al suo New Deal. Per confutare una delle numerose idee false legate a questo «miracolo economico», bisogna precisare che lo sforzo di guerra non sarà ingaggiato che a partire dal secondo mandato di Roosevelt, cioè 1937-1941. In altre parole, non è la guerra che rimise in piedi l'economia americana, ma è la riuscita dell'impulso economico lanciato da Roosevelt, ispirato al sistema americano di economia politica, cha permise lo sforzo bellico, e da lì, la vittoria contro il nazismo! Come suo figlio, Elliot Roosevelt, indica nella biografia intitolata As he saw it (Come la vedeva lui), Roosevelt aveva intenzione di organizzare un New Deal mondiale, dopo la guerra, cioè una decolonizzazione del mondo e uno sviluppo economico generale.


La sua morte prematura impedì che questo progetto si realizzasse.


Dalla morte di Roosevelt, e senza considerare la breve presidenza Kennedy, gli Stati Uniti conoscono un declino economico e culturale che fa risorgere lo spettro della Grande Depressione, solo che essa questa volta investe l'insieme del pianeta.


Lyndon LaRouche
Tuttavia, il progetto di sviluppo economico mondiale che sognava Roosevelt è ancora vivo. All'interno del Partito democratico, esiste una fazione fortemente ancorata nella tradizione rooseveltiana, guidata dall'economista Lyndon LaRouche. Per uscire dalla crisi attuale, ecco ciò che egli sostiene: «Nella sostanza, la mia filosofia economica si riassume come segue: gli Stati Uniti devono tornare al Sistema americano di economia politica, quello stabilito dal Presidente George Washington ed elaborato dal segretario al Tesoro Alexander Hamilton nei tre celebri rapporti al Congresso concernenti il credito nazionale, la banca nazionale e le manifatture. Ciò vuol dire la fine del “libero scambio”, della “deregulation” e del “monetarismo” cari ad Adam Smith. Ciò vuol dire la promozione degli investimenti ad alta intensità di capitale in vista di progressi tecnologici rapidi. Ciò vuol dire la disponibilità di credito a buon mercato per investire in questi settori e vantaggi fiscali generati dagli investimenti corrispondenti. Ciò vuol dire un vasto programma di rinnovamento e miglioramento delle infrastrutture della nazione e la rimessa in moto del sistema scolastico e di quello della sanità. […]”


Certuni, come direbbe Roosevelt, attaccano «tali asserzioni con il più grande entusiasmo». Nondimeno, le proposte di LaRouche di riorganizzare il sistema monetario internazionale - una nuova Bretton Woods - e di grandi progetti infrastrutturali - il Ponte terrestre eurasiatico - sono oggi discussi ai più alti livelli in paesi come la Russia, l'India, la Cina, la Turchia, l'Italia e molti altri. In Italia, per esempio, nell'aprile 2005 il Parlamento ha votato in grande maggioranza una mozione a favore di una nuova Bretton Woods, fedele ai contenuti della proposta larouchiana.


Tuttavia, la speranza di fare rivivere questa tradizione economica risiede principalmente in un movimento giovanile che LaRouche ha lanciato negli Stati Uniti e che si sta estendendo anche in Europa. La sua particolarità è di essere stato concepito come una «università ambulante», legando l'azione politica allo studio in profondità della storia, della scienza e dell'arte. Questi giovani, che saranno i leaders di domani, assomigliano molto ai giovani rivoluzionari americani che attorniavano un altro giovane di 80 anni - Benjamin Franklin.
- Articolo tratto da «Fusion» n. 97 - settembre - ottobre 2003


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