Volodia, la forza tranquilla. La strategia di Putin.

Maurizio Blondet 16 luglio 2015

Alla conclusione dell’accordo sul nucleare iraniano, il presidente Obama ha lodato apertamente Vladimir Putin: “Non avremmo raggiunto questo accordo se non fosse stato per la volonta’ della Russia di rimanere con noi e con gli altri partner del 5+1 nell’insistere per un accordo solido”.


“La Russia e’ stata d’aiuto”; “Devo essere onesto non ne ero sicuro considerate le differenze sull’Ucraina”, ha detto Obama al New York Times: “Putin e il governo russo hanno in questo caso distinto gli ambiti in un modo che mi ha sorpreso”.


Sorprendente sorpresa. E lode sospetta da parte di un presidente che fra un anno e mezzo scadrà e già vale poco, i cui ministri non fanno altro che: provocare sovversioni interne nella Russia e nelle sue zone d’interesse geopolitico con “primavere colorate”; armare fino ai denti gli staterelli ai confini della Russia ed istigarli al conflitto; minacciare la Russia di guerra atomica preventiva, trattarla da stato-paria con sanzioni sotto false accuse (quella di aver violati i trattati di non-proliferazione da media gittata).


Nessuno deve aver fatto leggere al presidente Obama il recentissmo docuemnto del Pentagono sulla strategia militare nazionale, dove la Russia è indicata come il nemico da abbattere (insieme alla Cina, ma con questa si cercherà di andare d’accordo) non perché minacci gli Stati Uniti, ma perché mantiene la sua indipendenza dai famosi valori dell’Occidente…e ciò implica un pericolo esistenziale per la superpotenza.

http://news.usni.org/2015/07/02/document-2015-u-s-national-military-strategy


Forse quel che dice Obama ormai non importa a nemmeno ai suoi ministri. O forse (timeo Yanquis et dona ferentes) è parte di una strategia, appena iniziale, per suscitare l’opposzione “di destra” a Putin, panrussa e fondamentalista? Per mettere in difficoltà Putin all’interno dipingendolo come molle; interpretando la sua adesione calma alle norme e al bon ton internazionale, nonosatnte gli attacchi, come una volontà di compiace in tutto gli americani e vuole andar d’accordo con l’Occcidente.

Il tema deve porsi già all’interno se un articolo di Rossiya Sila (Potere Russo) pone la questione.

http://rusila.su/2015/07/09/mnogohodovochki-ot-putina-kto-kogo-sest/


Testo che pare emanare dai circoli vicini al presidente. La breve nota fa’ notare che anche “all’interno del paese, Putin conduce una politica nazionale di compromesso” per cui “non è sorprendente che la sua politica estera è caratterizzato da una persistente mancanza di aggressività”!. Più d’uno è irritato dalla sua “insufficienza di radicalismo in affari interni come all’estero. All punto che questo presidente a cui la Russia deve di aver ripreso il suo status di grande potenza, grazie al quale il paese è di nuovo rispettato ed ascoltato, questo presidente è accusato di essere debole e disposto a fare inchini all’Occidente. Ma è proprio così?”


Il modo in cui ha trattato gli oligarchi “ Khodorkovski, Gousinski, Berezovski ed altri loroo compari meno noti ma non meno pericolosi, dice il contrario : che il presidente ha una percezione perfettamente corretta del limite che separa il compromesso dalla capitolazione. Ciascuno dei compromessi putiniani gioca a suo favore, E la direzione dei cambiamenti in atto non consente di dubitare che l’obbiettivo finale sia la direzione dell’economia da parte dello Stato e la messa in opera del suo dispiegamento internazionale, rinforzato da una potenza militare necessaria e sufficiente”.

L’analisi enumera poi i principi della strategia che Putin ha realizzato nei quindici anni della sua direzione. Essa consiste nel


  • aver assicurato la stabilità politica interna attraverso un compromesso politico nazionale. Con l’eccezione dei più arroganti di loro , oligarchi non sono stati “dékulakizzati”. S’è concluso con loro un patto di non aggressione; hanno mantenuto i loro beni e in cambio si sono impegnati a non interferire nella politica e adattare i loro interessi affaristici agli interessi dello Stato. Coloro che hanno infranto il patto sono stati, e continuano ad essere, puniti con fermezza.
  • “Mantenere una situazione favorevole in politica estera , per mezzo di una politica moderata di resistenza verso l’Occidente ( la Russia ha mostrato i denti quando l’hanno provocata troppo,   ma rimanendo entro i limiti di   convenienza, non permettendosi nulla di più di quanto fanno Francia e Germania e, in generale il mantenimento di una retorica amichevole verso l’Occidente”.
  • Guadagnare tempo – una decina d’anni –    per procedere al recupero e allo sviluppo dell’economia e delle forze armate , per preparare un riorientamento dei rapporti economici ( è il motivo per cui le sanzioni non hanno prodotto l’effetto desiderato da chi le ha imposte ) e staccare il sistema finanziario del dollaro: per confronto con l’ Ucraina, è facile   constatare che dopo la caduta del grivna sul dollaro , quasi tutti i prezzi sono aumentati , tranne i prezzi stagionali di frutta e verdura (alimenti che non possono essere conservati a lungo) , mentre in Russia , una parte significativa dei prezzi, espressi in rubli – le merci non dipendenti dalle importazioni – non è aumentato oltre i limiti dell’inflazion.
  • Creare una unione economica e politica [coi BRICS, chiaramente] e cercare dei partners interessati alla collaborazione militare ».

Dunque : « Guadagnare tempo, preservare la stabilità e accumulare le forze » è lla strategia in atto da 15 anni.


Allo scopo di “rafforzare lo Statonsia all’interno sia sulla scena internazionale”, nella consapevolezza che ciò “doveva inevitabilmente condurre ad una lotta a morte con gli Stati Uniti”.


E’ l’abc della politica, insegna il redattore agli impazienti : « raggiungere gli obbiettivi evitando i conflitti e la destabilizzazione ». Nè nella vita quotidiana né   nelle relazioni internazionali si amano i litigiosi. « Gli Stati Uniti mancano del tempo, e della possibilità, di giocare con calma sul lungo termine per soffocare la Russia nella loro stretta, come Reagan e Bush padre schiacciarono l’URSS di Gorbacev ; per questo hanno scatenato la confrontazione e provocato l’instabilità, al punto d a divenire un problema per i loro stessi alleati.


“L’Europa  ne ha paura ed è sottomessa a loro ( ma non il pianeta). Ma è importante capire che pagheranno un prezzo : la crescita di antiamericanismo nel mondo . Infatti, se i loro alleati sono in realtà i satelliti e non sono legati a loro da vantaggi reciproci, ma si sottomettono alla loro forza , devono dimostrare la forza incessantemente: questo costringerà gli Stati Uniti a aumentando le loro risorse militari e riorientare il loro bilancio ) . Non appena vedranno i primi segni di debolezza, gli alleati tradiranno.


“Dunque deve sorprendere che Putin continui questa politica estera che ha già dato i suoi frutti . La Russia non è incline al confronto ma sa prendere una posizione ferma sui limiti del compromesso . A Washington si capisce che nel corso dei prossimi cinque anni , questo compromesso farà di Putin il padrone assoluto della situazione in Europa, Nord Africa e il Medio Oriente e  – insieme ai partner BRICS   –  la Russia sloggerà gli Stati Uniti Asia, Africa sub-sahariana e in America Latina . E’ per questo che, con tutte le forze , gli Stati Uniti tenta di provocare un conflitto . Prima o poi ci riusciranno . Ma ogni giorno che passa vede la Russia a rafforzare e Stati Uniti per indebolire” .


Se è rivolto agli impazienti interni, il messaggio dice: tranquilli, Putin sa cosa sta facendo. Sa che la Russia ha bisogno di tempo. La sua mano sul timone è ferma e sicura.


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