ECONOMIA (1) - IL SISTEMA AMERICANO

http://www.movisol.org di Pierre Bonnefoy

L'autentico Sistema americano di economia politica contro il libero scambio



Come ci si è potuti render conto ancora una volta con la sciagura provocata dall'uragano Katrina, «c'è qualcosa di marcio» nell'economia americana. La prima potenza mondiale ha in effetti potuto mantenere la sua posizione non solo saccheggiando risorse da altri paesi, ma anche dalla propria economia.


Gottfried Leibniz
Tuttavia, questa politica è l'opposto del vero Sistema americano di economia che fu elaborato durante la Rivoluzione americana e applicato spesso, ma non sempre, lungo la storia degli Stati Uniti.

Non è senza ragioni che molti fisici considerano che l'economia non sia una scienza «seria»: si tratta senza dubbio della disciplina dove il divario fra quello che è insegnato sotto questo nome da molti decenni e la scienza autentica è il più marcato.


Colmo di ridicolo, il premio Nobel di economia è spesso stato concorde con eminenti professori che avrebbero a pieno trovato il loro posto nell'isola di Laputa dei viaggi di Gulliver. Fra questi professori figurano i responsabili della disfatta del fondo speculativo LTCM nel 1998 che, come si sa oggi, ha rischiato di provocare l'affondamento dell'insieme dell'economia mondiale; vi si troverebbe parimenti colui che ha concepito il sistema di deregolamentazione dell'elettricità in California, da cui lo Stato della costa occidentale non si è mai ripreso.


Malgrado il fatto che si onorano i cantori del monetarismo e si celebra la vittoria del mondo liberista, la realtà economica attuale fa andare in frantumi questa illusione. Ad oggi, sui cinquanta Stati statunitensi, quarantasei sono già praticamente falliti, il deficit del bilancio federale sta esplodendo, la bolla immobiliare è sul punto di scoppiare, le infrastrutture di base sono in uno stato di deterioramento totale e la miseria assume proporzioni allarmanti. Inoltre, se gli Stati Uniti sono potuti sopravvivere fino ad oggi, è praticando una politica imperiale di saccheggio sistematico delle risorse straniere attraverso l'espediente della «globalizzazione» e di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, ciò che ha reso questi paesi i più disprezzati e i più timorati nel mondo.


John Locke
Così, liberisti e No Global sostengono uno stesso errato postulato, quello che consiste nel credere che gli Stati Uniti siano una superpotenza economica.


Tuttavia, essi ne sostengono un secondo, anch'esso errato, che consiste nel credere che il libero-scambio costituisca il sistema americano di economia


. In effetti, esiste ciò che si chiama il «Sistema americano di economia politica», come ora andremo a mostrare, che ha costantemente difeso una volontaria politica di sviluppo dell'industria e della scienza, opposta alle teorie economiche distruttrici di Adam Smith.

Leibniz: il padre spirituale della rivoluzione americana

Si possono leggere nella Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776, le seguenti righe:«Noi riteniamo che siano per se stesse evidenti le seguenti verità: che tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dotati dal Creatore di certi inalienabili diritti; che fra questi diritti figurano la vita, la libertà e la ricerca della felicità.»


Per meglio misurare la portata di queste poche righe, bisogna comprendere quale era allora la veduta che l'Impero britannico aveva delle sue colonie. Alla fine del XVII secolo, l'amministrazione delle colonie americane fu conferita fra gli altri a John Locke (1632-1704), che è presentato oggi, a torto, come l'ispiratore delle idee repubblicane.


Quest'ultimo stabilisce una vera dittatura economica sopra queste colonie, interdicendo loro dall'avere delle manifatture e dal confezionare dei prodotti finiti. La loro attività doveva essenzialmente limitarsi alla produzione di materie prime (destinate alle manifatture britanniche), nella fattispecie il cotone delle piantagioni del Sud.


isaac newton
In questo spirito, egli redisse la Costituzione della colonia della Carolina del Sud, nella quale dichiara che l'obiettivo del governo è di difendere «la vita, la libertà e la proprietà» dei cittadini. Ben inteso, una delle componenti essenziali di questa «proprietà» non era altro che la popolazione di schiavi, una istituzione che Locke trovava completamente compatibile con il suo ideale di «tolleranza». Per Locke, la schiavitù e la nobiltà sono degli stati ereditari; uno schiavo non ha delle proprietà, dunque non è un cittadino.


Si dimentica generalmente che Locke aveva in Europa un accanito nemico - Gottfried Leibniz (1646-1716) - che al contrario pensava che l'economia di uno Stato doveva favorire la creazione d'invenzioni, di macchine e di manifatture, al fine di liberare l'uomo dal lavoro fisico alienante e di dare alla società più pensatori e più capacità.


E' così che egli scrive un Piano di creazione di una società delle Arti e delle Scienze in Germania il cui primo obiettivo è di «produrre abbastanza nutrimento per la nazione al fine […] di migliorare le industrie, di facilitare la sorte della mano d'opera manuale […] attraverso il progresso tecnologico, di rendere sempre ad un prezzo abbordabile le macchine termiche, motore di base dell' azione meccanica, al fine che tutti possano costantemente sperimentare tutti i tipi di pensieri ed idee innovatrici, proprie a loro stessi e agli altri, senza perdere tempo prezioso».


Rifiutando per di più un errore fondamentale di Marx, Leibniz considera che la schiavitù non migliora la produttività: è uno spreco perché la vera ricchezza risiede nelle capacità dei cittadini di inventare.


Ne La Società e l'Economia, Leibniz aggiunge:«E perché tanta gente [i lavoratori] dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La Società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria.» Nel suo saggio politico Sulla legge naturale, Leibniz spiega che la società più perfetta è quella il cui obiettivo è la felicità suprema e generale.


Se si confronta la Dichiarazione d'indipendenza alla società come Locke la concepiva, ci si rende conto che nella prima, il «perseguimento della felicità» ha preso il posto della «proprietà» della seconda.


Ciò è referente decisivo per comprendere che il vero ispiratore della repubblica non è Locke ma Leibniz. La controversia fra Leibniz e Locke non ha niente del dibattito accademico: si tratta di una lotta bella e buona fra due fazioni politiche inconciliabili. E' molto istruttivo interessarsi in particolare agli ultimi anni della vita di Leibniz da questo punto vista. Leibniz aveva molta influenza presso alcune corone, fino in Russia dove fu il consigliere di Pietro il Grande.


Verso il 1710, la questione della successione della regina Anna d'Inghilterra si mette in modo critico perché ella non aveva discendenti. Grazie alle ricerche genealogiche di Leibniz, fu allora consentito che la successione andasse alla casa di Hannover. Sofia di Hannover, amica di Leibniz, poteva ancora ritrovarsi regina d'Inghilterra. Una minaccia mortale per l'Impero britannico!


Tuttavia, Sofia era attempata e suo figlio, Giorgio, non era un illuminato e subiva l'influenza dell'oligarchia britannica. L'Impero fece appello ad uno dei servitori, posto a capo della Royal Society, per screditare l'influenza politica di Leibniz. Questo servitore non era altro che Isaac Newton (1642-1727), un discepolo di Locke, che organizzò un imbroglio dimostrando che Leibniz aveva rubato l'invenzione del calcolo differenziale - un calcolo che Newton non padroneggiava affatto! Grazie a Locke, Newton divenne un ricco azionista dell'Impero coloniale. Fu anche posto alla direzione della Zecca per una grande operazione di conio. Il futuro Giorgio I sostenne Newton contro Leibniz e quest'ultimo fu allontanato dalla famiglia reale. La strana morte della regina Anna, seguendo di poco quella di Sofia, lo fece salire al trono. L'Impero era salvo.


Tuttavia, come lo dimostra la sua enorme corrispondenza, Leibniz aveva tessuto una rete d'amicizie attraverso il mondo che sosteneva il medesimo ideale repubblicano. Si trova in questa rete un gran numero di sapienti come Denis Papin, l'inventore di una macchina a vapore che poteva navigare, ma anche dei veri repubblicani come Jonathan Swift, i cui scritti costituiscono degli sferzanti attacchi contro l'Impero britannico.


E soprattutto, si trovano fra i corrispondenti di Leibniz dei dirigenti americani come William Penn, John Winthrop Jr., Cotton Mather Jr., ecc. E' William Penn che fondò la Pennsylvania, la cui capitale - Filadelfia - prese il nome da uno scritto di Leibniz intitolato Società Philadelphica. Dal 1630, gli Winthrop riuscirono a strappare al re d'Inghilterra Carlo I uno Statuto loro permettente di stabilire una colonia relativamente autonoma nel Massachusetts, che fu un vero laboratorio di prova per un governo repubblicano; nei decenni che seguirono, l'Impero non cessò di tentare di rimettere le mani sopra quello Statuto. Quanto a Cotton Mather, egli fu il mentore intellettuale del principale organizzatore della rivoluzione americana - Benjamin Franklin (1706-1790) - un autentico conoscitore di Leibniz.


Nel XVIII secolo, questi uomini erano arrivati alla conclusione che la prima repubblica della storia moderna non potesse essere creata in Europa perché l'oligarchia vi aveva troppa forza.


Dunque, essendo questa oligarchia molto occupata a farsi la guerra da sola (in particolare la Francia contro l'Inghilterra), essi decisero di cominciare con l'America. L'interdizione fatta agli Americani di avere delle manifatture li convinse finalmente della necessità della rivoluzione. Questa rivoluzione fu un compromesso che riuniva più tendenze molto differenti, ciò che spiega perché gli Stati del Sud poterono mantenere la schiavitù durante ancora un secolo.


Ciononostante, grazie a Benjamin Franklin che si può considerare come l'ispiratore della Dichiarazione d'indipendenza anche se essa fu formalmente redatta da Jefferson, il testo fondante degli Stati Uniti contiene il germe della società industriale e l'abolizione della schiavitù.


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext