IL VECCHIO E IL MARE

Flora Drury per http://www.dailymail.co.uk

 

STORIE DI SOLE, VENTO E INFINITE TEMPESTE. I PESCATORI DELL’ISOLA DI PAROS, GRECIA, USANO ANCORA BARCHE DI LEGNO E TECNICHE TRADIZIONALI. MA LA LORO ANTICA ARTE STA PER ESSERE SPAZZATA VIA DALLA UE E DALLE GRANDI INDUSTRIA


Le facce di questi pescatori raccontano migliaia di storie senza neanche proferire una parola. La pelle che sembra corteccia, i capelli grigi e i loro occhi scintillanti sono stati temprati da anni passati in mare sotto sole, vento e tempesta su piccole barche di legno che portano i nomi delle loro mogli e delle loro figlie.


Questa generazione di lupi di mare potrebbe essere l’ultima a solcare le acque dell’isola greca di Paros. Il loro antico stile di vita tramandato di padre in figlio è ora minacciato dagli interessi internazionali, dall’Unione Europea e dalla voglia dei loro figli di scoprire il mondo oltre le cose del mediterraneo. Questi marinai sono ben consapevoli di essere una specie a rischio.


“Ho imparato il mestiere da mio padre e mio nonno – dice Thanassi Tantanis, 77 anni – quando ce ne andremo finirà tutto e queste conoscenze andranno perdute, i miei figli vogliono che smetta ma io gli ho detto che il mare è la mia vita e di lasciarmi andare a pesca, se mi amano veramente”.


Il fotografo Christian Stemper sa che i pescatori di Paros sono una realtà in estinzione fin da quando, 20 anni fa, mise per la prima volta piede sull’isola. Il progetto iniziale per il servizio prevedeva che fossero fotografate solo le barche, ma poi Stemper si accorse che così facendo avrebbe raccontato solo metà della storia e si decise a ritrarre anche le persone che le portavano.


“Sulla terra sono inutile – aggiunge Thanassi Tantanis - a 18 anni mi sono imbarcato come operatore radio e ho girato il mondo. Poi la mia barca da pesca mi ha salvato, è stata l’ancora che mi ha riportato a Paros e che mi ha permesso di farmi una vita”.


Molti altri di loro hanno lasciato la pesca quando l’Unione Europea gli ha offerto del denaro per abbandonare la pesca nell’ambito delle politiche per tenere sotto controllo il numero di pescherecci ma, come sostiene Stemper, “il problema sono le grandi industrie, non un uomo con il suo guscio di legno”.


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