Stessa Faccia, Stessa Razza. Torna l'Unità (Fallita) e i Debiti li Paga Lo Stato.

3/7/2015 rischiocalcolato.it

(ma che ca@@o ha da ridere?)

Questione di tempo, solo questione di tempo e poi toccherà agli Italiani fare notizia.

Ogni Santo Giorno che Dio Manda in terra scorrendo il fiume delle informazioni c’è solo l’imbarazzo della scelta se si cerca una qualche ruberia di Stato (e del PD nello specifico) ai danni dei produttori di ricchezza.

E mi sono anche rotto di tirare in ballo i cittadini, visto che una nutrito esercito dei così detti cittadini Italiani sono parassiti consapevoli o peggio, inconsapevoli (e si lamentano pure). A pagare il conto sono solo e solamente i produttori di ricchezza ovvero lavoratori (veri e non finti), professionisti e imprenditori.

Quindi oggi parliamo del mitico giornale di Antonio Gramsci, tornato dal fallimento a carico dello Stato.

L’Unità è tornata grazie ad una leggina del governo Prodi (che Dio lo accolga presto nelle sue amorevoli braccia….quando sarà il momento) che ne mette il debito a carico dello Stato.

da Lettera 43

Da leader del Partito democratico, Matteo Renzi ha salutato il ritorno in edicola de l’Unità consigliando a tutti di guardare avanti e non al passato. «Ha poco senso oggi», ha scritto in una lettera agli iscritti del partito, «piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare».


Le quali – come ha fatto sapere Il Messaggero – si sono invece presentate lo scorso 22 giugno a Palazzo Chigi per chiedere indietro circa 176 milioni di euro.


PRONTI A TRATTARE. Rispetto a quanto scritto nella missiva ai tesserati, il premier ha dovuto cambiare approccio. Tanto da provare a spiazzare gli avvocati di Banco Popolare, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bnl con un semplice: «Trattiamo?».E a ben guardare non può fare diversamente, perché c’è una leggina – approvata sotto il governo Prodi – che impone al governo di accollarsi i debiti del quotidiano di Antonio Gramsci………….


Da leader del Partito democratico, Matteo Renzi ha salutato il ritorno in edicola de l’Unità consigliando a tutti di guardare avanti e non al passato. «Ha poco senso oggi», ha scritto in una lettera agli iscritti del partito, «piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare».


……BLITZ DI PRODI NEL 2008. Quelle garantite dal governo Prodi, 10 anni prima, quando fece passare in piena estate la legge numero 224 dell’11 luglio 1998. Che all’articolo 4 prevedeva che l’esecutivo ponesse la sua garanzia sui mutui accesi dai quotidiani a contributo per anticipare l’incasso del finanziamento.


DEBITO SUI CONTRIBUENTI. La legge dice che «la garanzia concessa a carico dello Stato applicata per capitale, interessi anche di mora e indennizzi contrattuali, è escutibile a seguito di accertata e ripetuta inadempienza da parte del concessionario».Tradotto: se le testate non pagano, in ultima istanza il debito se lo accolla la presidenza del Consiglio, quindi i contribuenti italiani.


NORMA RAFFORZATA NEL 2010. Va detto che la norma, poi rafforzata nel 2010 con un governo di colore diverso, non favorisce soltanto l’Unità. C’è un ampio arco parlamentare (da Liberazione al Secolo d’Italia, passando per Terra, La Discussione, l’Avanti) che gode di finanziamenti pubblici.
E infatti la norma passò in parlamento senza nessuna indignazione, nonostante il tema facesse già scandalo (infatti erano già partite le inchieste di Report o quelle del duo Rizzo-Stella)…..


…..PALAZZO CHIGI PAGHERÀ? Dal 2014 il contenzioso si è spostato a Palazzo Chigi. L’Avvocatura dello Stato ha presentato varie opposizioni, poi è arrivato il decreto ingiuntivo del tribunale di Roma, operativo dal 22 giugno 2015. In teoria, tra il precetto e altri provvedimenti, il governo ha 180 giorni prima di pagare.


NESSUNO VUOLE RINUNCIARE. L’Avvocatura dello Stato, ha fatto sapere Il Messaggero, è pronta a trattare sfruttando le diverse posizioni tra le banche interessate. Ma è da escludere che gli istituti rinuncino ai loro soldi, forti della garanzia statale.


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