Addio a Christopher Lee e al suo personaggio migliore, Dracula

di Camillo Langone | 11 Giugno 2015 il foglio

A Cristoforo Carandini vulgo Christopher Lee, conte Dracula sullo schermo e marchese di Sarzano (castello della montagna reggiana) nell’anello che portava al dito, conservatore, monarchico, tolkieniano, modenese, si renda il merito di avere impersonato, sebbene in modo fantasioso e gotico, un grande uomo d’ordine quale Vlad III di Valacchia.




Era costui un giovane principe fatto prigioniero e islamizzato a forza: quando riuscì a rientrare nella vera religione chiaramente si ritrovò un poco risentito.


Era il sovrano di un piccolo stato costretto a fronteggiare l’aggressione dell’immenso impero ottomano: ovviamente non poteva andare per il sottile.


Era insomma l’incarnazione di un detto virile, nella presente Italia debosciata caduto in desuetudine: “A brigante, brigante e mezzo”. I suoi metodi erano efficaci non solo sul piano militare, anche su quello municipale: un giorno poggiò una coppa d’oro sul bordo di una fontana di piazza, affinché chiunque potesse usarla per bere.


La coppa non venne mai rubata.



Gli sventolatori di fogli con scritto sopra “Onestà” studino la storia, si facciano consapevoli del prezzo della virtù, rendano l’estremo saluto a Sir Carandini che ha rinnovato l’interesse intorno alla figura di un signore dedito alla giustizia perfino più di loro.


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