Vivaio - Islam

Giugno 2015 - VITTORIO MESSORI http://www.vittoriomessori.it/

Il discorso, ovviamente, è di sterminata complessità ma mi pare che per capire quale sia la struttura fondamentale  dell’Islam occorre partire da questo suo nome che – come si sa – vuol dire “sottomissione“ .


Ovviamente,  al Dio chiamato  Allah e alla sua imperscrutabile e onnipotente volontà .


E da questo che tutto deriva : l’uomo non ha diritti, ha solo il dovere di sottomettersi,   lodando sempre e comunque Allah,  perché tutta quanta  la virtù sta nel chinare la testa senza fare domande, che sarebbero blasfeme.


Tutto ciò che c’è da sapere , anche se non lo si capisce ,  sta nel Corano, che è stato dettato da Dio stesso e  che quindi  non è discutibile : chi cercasse di farlo sarebbe subito lapidato.


  Allah  è invocato col rosario dei suoi   99 nomi,  tranne che con quello di “padre” . Il rapporto tra Creatore e creatura è, infatti,  quello stesso che intercorre  tra il padrone e lo schiavo.  


La “sottomissione“  a Dio contrassegna , per logica  derivazione, ogni rapporto umano.


Quello tra il re e il suddito, tra  il padrone e il servo, tra l’uomo e la donna , tra il padre e il figlio, tra il musulmano e il non musulmano .


Persino tra uomini e animali,  per i  quali non può esserci non dico diritti ma  pietà alcuna. Sottomissione, ovunque!  


Dunque, una piramide granitica di dipendenze, una prospettiva che è il contrario stesso di quella del Dio che si è fatto uomo e  che, congedandosi, dice ai discepoli : << Non vi chiamo servi ma amici >>.


Ne tengano conto quelli che, qui pure , si consolano ripetendo il solito mantra del “dialogo “



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