Il giogo leggero

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Certi giorni la fatica sembra sopraffarci. Il confronto con le vite altrui sembra allora toglierci anche il minimo di forza rimasta. Se, però, non perdiamo di vista Lui, tutto ci diventa più comprensibile. Per andare avanti.

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Settimana faticosa. Di un mesetto impegnativo. Di un periodo piuttosto stressante.


Capita che la vita talvolta ti stringa d’assedio e se anche non ti succede nulla di straordinario, le circostanze quotidiane, chissà come mai, si rivelino più faticose di quello che dovrebbero, gli impegni paiano più gravosi di quanto in realtà siano e persino gli affetti famigliari ti assorbano maggiore energia di quanto normalmente facciano.


E così arrivi a sera con le forze al lumicino, e basta poco per farti innervosire: non vedi l’ora di andartene a dormire, già sapendo che comunque il risveglio l’indomani ti parrà un atto eroico ed affrontare una nuova giornata di impegni affatto fuori dal comune ti sembrerà invero una fatica atlantica.


E gli altri?


A volte siamo come Pietro.
Sono momenti in cui ti guardi attorno ed il confronto con le vite altrui ti viene spontaneo, poiché anche se le altre famiglie hanno più figli dei tuoi, lavori più pesanti ed impegni più gravosi a te sembra che non facciano nessuno sforzo, godano di una salute migliore, abbiano più energia e serenità di quanta tu riesca ad auspicartene.


Ti aggrappi allora a quell’unica àncora che hai riconosciuto nella tua vita come vera salvezza, fidandoti di quella Sua parola che assicura: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi, ed io vi darò ristoro” (Matteo 11,28), ma talvolta anche questa pare smentita dal confronto con l’altrui apparente facilità di vivere e ti ritrovi dunque nei panni di quell’apostolo che, pur stabilito dal Maestro in somma dignità, anziché godere della Sua vicinanza si volta indietro e, scrutando il discepolo amato che li segue, cede alla tentazione del confronto e chiede delle sue sorti (Cfr. Giovanni 21,20-21).


E un po’ ti vergogni.


Quando meno te l’aspetti


Una processione del Corpus Domini a Milano.
Poi però succede che in quelle pressanti contingenze capiti un evento particolare: una processione del Corpus Domini solenne, presieduta nientemeno che dall’Arcivescovo, e che si svolgerà proprio nel tuo quartiere.


La tentazione è quella di accampare scuse, pur legittime, e starsene a casa: perché solo il pensiero di dover tenere i pargoli al guinzaglio in una situazione liturgica affollata ti fa venir meno, ma poi senti la coscienza rimorderti e ti fai forza, anche se controvoglia.


Così, in una settimana in cui, per la stanchezza di ogni giornata colma d’impegni, mia moglie ed io abbiamo dovuto a malincuore declinare ogni iniziativa serale, quella processione, pur stanchi morti, non l’abbiamo disertata.


Ma solo perché ci sarebbe stato Lui, perché una cosa ci è ben chiara: se a chiunque altro puoi dare buca, a Lui no, non ti conviene, ed il perché l’ha detto Lui stesso: perché senza di Lui, noialtri, non si può far nulla, non poco o quasi niente, ma proprio nulla (Cfr. Giovanni 15,5).


Seguire Lui.
Non si tratta di obliterare un cartellino


E allora quella sera c’eravamo tutti noi “Giova”, pargoli compresi: tutti in attesa di vedere passare Lui, per lanciarGli un saluto veloce, sicuri che Lui non avrebbe mancato di rivolgere il Suo sguardo anche su di noi e benedirci.


Ed effettivamente si è trattato proprio solo di un attimo, un passaggio veloce e subito ad inizio di serata, giacché la tentazione avrebbe potuto essere quella di dirsi che il più era stato fatto, il cartellino della presenza obliterato, e si sarebbe potuti tornare a casina, tanto più che con i bimbi avremmo potuto sentirci giustificati.


E invece no.


Il Sentiero Giusto


Volto di Cristo, 1435, Beato Angelico.
Ci siamo accodati, mano a mano sempre più persi tra la folla, sempre più lontani da Lui, ma mai distanti. Sempre più stanchi, questo sì, e distratti, soprattutto dai bimbi, che per un vero mistero, meno energie ti rimangono e più sembra che loro ne conservino.


E così camminare, cercando almeno di non perdersi tra di noi, ma senza neppure più tentare di seguire i canti o tantomeno le letture, solo camminare, un passo dietro l’altro, insieme ad una moltitudine di volti noti e meno noti, taluni veri e propri sconosciuti.


Camminare senza troppo ordine, ma mai senza una meta, che non è però un punto d’arrivo, bensì una Persona da seguire, una Presenza Viva e Vera, e che proprio perché Viva e Vera è insieme anche Via.


Poiché se sai che il sentiero è quello Buono, quello Giusto, non t’importa più di sapere dove esso ti condurrà, perché in qualsiasi luogo infine giungerai, sai che posto migliore non può esserci.


E allora capisci, mentre torni a casa stanco, ma di una fatica buona, non grave, che quella pace che ti ritrovi nel cuore è dono per aver, ancora una volta, soltanto obbedito al Suo comando: “Che t’importa? Tu seguimi” (Cfr. Giovanni 21,22).

N. B.: l’opera in copertina è di Sieger Koder.


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