CASINO D'EUROPA

Mario Giordano per 'Libero Quotidiano'


 – MARIO GIORDANO: “GREXIT, BREXIT, PODÈMOS E POLONIA EUROSCETTICA NON SONO PROBLEMI, MA SEGNALI DI ALLARME” – “QUEST’EUROPA COSTRUITA PER DIFENDERE LE BANCHE E AFFAMARE I PENSIONATI NON FUNZIONA”


Grexit, Brexit, Podemos e la Polonia euroscettica: c’è uno spettro che si aggira per l’Europa e la fa tremare dalle fondamenta. Ma il vero problema non sono i debiti di Atene o il codino del professor Iglesias, non sono il referendum di Cameron o il populismo che trionfa a Varsavia: il problema è e resta quest’Europa costruita per difendere le banche e affamare i pensionati, ideata e sostenuta da chi ha voluto scaricare sui ceti più umili i costi di una crisi planetaria.


Quest’Europa non sta in piedi, quest’euro men che meno: hai voglia di coprirli di parole d’ordine, diktat, dopobarba alla menta e liquidità alla Draghi, hai voglia di sommergere le crisi sotto una marea di denaro a buon mercato (che per altro si ferma sempre alle banche). È come riverniciare a nuovo un ponte costruito sulla sabbia. Magari uno per un po’ non vede le crepe, si capisce. Ma, prima o poi, il cedimento è inevitabile.


Alla fine tocca dar ragione (con il condizionale) a Renzi: i segnali che ci arrivano oggi dall’Europa dicono che l’Europa deve (dovrebbe) cambiare. Ma il punto è questo: l’Europa vuole cambiare? Può farlo? Diciamocela tutta: come può trovare la forza per ridisegnare se stessa dalle fondamenta un’Unione che non riesce nemmeno a trovare l’accordo per dividersi qualche migliaio di profughi?


Li avete visti, no, i sapientoni dell’Ue? Prima le lacrime sui morti, le parole di solidarietà, i proclami ufficiali. Poi quando si è trattato di fare sul serio uno ha detto «non se ne parla», l’altro «neppure», quell’altro «teneteveli voi», «io non posso», «io sono impegnato», «ho molto da fare». E questa sarebbe l’Europa della solidarietà? E da quest’Europa dovremmo aspettarci il cambiamento radicale? Mi fa ridere quando sento dire che l’Europa deve cambiare. Se l’Europa voleva cambiare aveva mille occasioni per farlo. Non l’ha mai fatto, e sapete perché? Perché l’Europa è un inganno costruito alle spalle dei cittadini, un ideale nobile usato per coprire gli atti più ignobili, una fregatura cotta a Bruxelles e mascherata dietro il paravento di parole solenni.


Tutti noi, in fondo, siamo cresciuti a pane e Europa. Tutti noi abbiamo sognato un’Europa unita, l’abbiamo descritta in decine di pensierini quand’eravamo alle elementari e nei temi alle scuole medie. L’Europa unita. Il mito. L’ideale. Purtroppo, però, quello che hanno costruito è un’altra cosa. Un mostro inguardabile, una macchina burocratica che ci stritola. E allora la Grecia che annega nei suoi debiti, la Gran Bretagna che chiede il referendum, la Polonia che, pur avendo avuto i maggiori vantaggi dall’Unione, premia chi la contesta, e la Spagna che fa trionfare i nemici dell’austerity sono tutti segnali diversi, ma che vanno nella stessa direzione: ci dicono che sotto il manto dei soldi distribuiti da Draghi, i problemi sono tutt’altro che risolti. Anzi si ingigantiscono con il passare del tempo.


 E prima o poi, dunque, arriverà il conto (salatissimo) dei clamorosi errori storici commessi: aver costruito un’Europa che è unita solo quando c’è da parlare di lacrime e sangue per i cittadini, aver varato la moneta unica senza prima armonizzare le economie, aver difeso l’egoismo della Germania e l’avidità delle banche che massacrano i greci per continuare a gonfiare le loro casseforti (e per non ammettere i loro errori)… Tutte cose di cui abbiamo parlato mille volte su queste colonne. E che, di tanto in tanto, forse dimentichiamo, presi come siamo dalle beghe nostrane, scandali e emergenze varie, profughi e vitalizi, ma che restano lì, sotto la cenere, potenzialmente esplosive. Anzi, esplosive e basta.


I segnali che ci arrivano tutti insieme, in un giorno, da Londra, Atene, Varsavia e Madrid servono per l’appunto a ricordarci questo, che un sistema costruito male e gestito peggio non può reggere. Semplicemente: non ce la fa. Non è nemmeno questione se sia giusto o no, non è nemmeno una questione di scelta. È, banalmente, un destino ineluttabile per quest’Europa, che non può stare in piedi come non sta in piedi un palazzo costruito con le fette biscottate al posto del cemento. E Grexit, Brexit, Podemos e la Polonia euroscettica, dunque, non sono un problema, come dicevamo. Al massimo sono un segnale d’allarme. Caso mai qualcuno si fosse distratto.


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