L CASELLARIO GIUDIZIARIO DEI… CATTOCOMUNISTI

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Come ho iniziato la raccolta indifferenziata

di scorie radioattive di falsi profeti


Il “casellario giudiziario” dei cattocomunisti. Il catechista della Cisl che scoprì che Cristo fu il “primo comunista”. Così cominciai a raccogliere informazioni sui progressisti. Quell’ebreo che stimava il cardinale Martini ma odiava padre Pio. La terra dove “dio” è il nome di quanto la scienza non ha ancora spiegato. Cristo non ha dato soluzioni politico-economiche


Mi si spezza il cuore quando vedo sacerdoti occuparsi più di legalità che di sacralità. La missione del sacerdote è annunziare la parola di Dio e amministrare i sacramenti, occuparsi della redenzione delle anime. A combattere la mafia, per esempio, ci deve pensare l’autorità civile. Un aiuto sociale chiunque me lo può dare. Il perdono sacramentale me lo può dare solamente il sacerdote.


IL “CASELLARIO GIUDIZIARIO” DEI CATTOCOMUNISTI

Nel mio profilo Facebook ho creato un album intitolato “Cattocomunisti”, in cui ho inserito vari personaggi del mondo cattolico moderno e contemporaneo che hanno, per così dire, sporcato il cattolicesimo con il marxismo. Al momento vi sono quasi 180 fotografie, ma il numero è destinato, purtroppo, ad aumentare vertiginosamente.


Il Mastino (sì, lui: Margheriti Mastino) lo ha inteso come “casellario giudiziario”, ma non sono affatto queste le mie intenzioni. Non ho nessuna intenzione di giudicare le persone – alcune in vita, altre decedute – inserite nell’album, perché io sono una peccatrice come loro, forse più di loro. Quello che contesto è la loro visione dottrinalmente sbagliata, quando non proprio eretica, del cattolicesimo. Quell’album è, in realtà, una segnalazione di pericolo. È un avvertimento per tutti quei fedeli che avranno a che fare con i cosiddetti “cattocomunisti” affinché non perdano il cammino della vera dottrina cattolica.


IL CATECHISTA DELLA CISL CHE SCOPRÌ CHE CRISTO FU IL “PRIMO COMUNISTA”

La prima volta che ho pensato di creare questa segnalazione di pericolo è stata esattamente dieci anni fa. Stavo facendo un corso per operatori fiscali presso la CAF della CISL cittadina. Una mattina il nostro istruttore, il responsabile del CAF, invitò noi iscritti a prendere un caffè al bar. Mentre parlavamo, ci disse che era anche un catechista degli adulti presso la sua parrocchia. Si dichiarava compiaciuto del fatto che molti dei suoi “ragazzi” avevano appreso appieno il famoso “spirito del Concilio” di dossettiana memoria. Ovvero quell’ermeneutica – errata – del Vaticano II definita da Benedetto XVI “della discontinuità e della rottura”.


Ai “conciliaristi” non importa il Vaticano II in quanto tale – la stragrande maggioranza dei vescovi non ne ha letto neppure i documenti – ma l’intenzione dei teologi modernisti che vi presero parte: creare una “nuova” Chiesa; una Chiesa che fosse l’antitesi di quella di poco prima, di sempre, quella “pre-conciliare”. Una Chiesa non divina ma umana, o meglio, umanista, talora umanitaristica.


Al sentire della “modernizzazione” dei cattolici, una delle iscritte al corso si disse compiaciuta. Aggiunse che era atea, in quanto comunista, ma che le piaceva Gesù, perché lo riteneva il primo vero comunista della storia. Un progresso ulteriore: fin poco prima era stato “il primo socialista”, stante la vulgata e la manipolazione ideologica. Il catechista della CISL approvò con soddisfazione. “Il marxismo, ripulito dal materialismo e dall’ateismo, è – disse – la più alta e nobile applicazione del cristianesimo”. Io rimasi allibita, ma anche indignata. Gli domandai da quale magistero pontificio attingesse quell’affermazione.


Lui scrollò le spalle e rispose che non si rifaceva a nessun pontefice, ma a Karl Rahner. Io gli ricordai che Pio XI, nell’enciclica “Divini Redemptoris”, decretò solennemente che il marxismo è “intrinsicamente perverso”, aggiungendo che i vescovi non dovevano permettere che i fedeli si lasciassero ingannare dalle belle – ma false – promesse di questo. Conclusi dicendo che tra un semplice teologo e un papa, io sceglievo quest’ultimo. Fortunatamente il discorso terminò così.


COSÌ COMINCIAI A RACCOGLIERE INFORMAZIONI SUI PROGRESSISTI

Ma da quel giorno cominciai a raccogliere informazioni su tutti quei personaggi (sedicenti) cattolici che con la loro “nouvelle theologie” – di cui abbiamo parlato in questo sito – confondevano le coscienze dei fedeli. Avevo preparato tutto per costruire un sito web che catalogasse queste “guide cieche”, ma lasciai perdere perché, con grande tristezza, vi erano moltissimi vescovi. Dal momento che una delle caratteristiche dei “cattolici del dissenso” è la critica costante al papa e ai vescovi, non volevo fare la figura dell’ipocrita.


Perché ho cambiato idea e ho creato l’album? Ho cambiato idea perché tre frasi di tre vescovi fedeli al papa e alla Tradizione mi hanno illuminato.


La prima è una frase del cardinal Giuseppe Siri: “Il cattolico segua il papa, che non può sbagliare (sulla fede e la morale, nda) perché ha la grazia di stato”.


La seconda è una frase del cardinal Giovanni Colombo: “Quando il vescovo dice una cosa e il papa un’altra, fate quello che dice il papa, perché quello che sbaglia sicuramente è il vescovo”.


La terza frase è dell’arcivescovo inglese Patrick O’Donoghue: “Se sentite qualche cattolico dire o insegnare qualcosa che va contro l’insegnamento e la disciplina della Chiesa, come salvaguardati dal papa, gentilmente ma fermamente sfidatelo, fosse un catechista laico, un insegnante, un diacono, un prete, o perfino un vescovo”.


Così non ho perso tempo: ho tirato fuori dal “cassetto digitale” del computer tutto il materiale che avevo raccolto e creato l’album “Cattocomunisti”.


Ho aggiunto anche altre informazioni che ho ricavato da ricerche recenti in internet. Da allora alcuni mi hanno sostenuto, altri mi hanno consigliato di essere più cauta, altri invece mi hanno quasi sbranata perché ho inserito nell’album personaggi “intoccabili”.


Faccio qualche nome per rendere l’idea: Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi, Bruno Forte, Tonino Bello, Giuseppe Dossetti, Antonio Mazzi, Andrea Riccardi, Luigi Ciotti, Ersilio Tonini, David Maria Turoldo, Karl Rahner, Giacomo Lercaro, Carlo Carretto, ecc… Tutti questi personaggi sono stimatissimi dal mondo. E questo la dice lunga. I discepoli di Cristo non possono essere stimati dal mondo, perché non sono del mondo. Questo si ripete in tutti i secoli.


QUELL’EBREO CHE STIMAVA IL CARDINALE MARTINI MA ODIAVA PADRE PIO

Un santo amatissimo dalla cristianità, san Pio da Pietrelcina, un santo “tradizionale”, è stato perseguitato in vita e in morte.


Non molti anni fa uno storico agnostico di origini ebraiche ha scritto un libro, spacciandolo per lavoro storico, sul frate di Pietrelcina con l’intento di denigrarlo. Lo ha definito “piccolo chimico”, per affermare che si procurava da solo le stigmate, nonché “clerico-fascista”, in quanto responsabile indiretto di uno scontro che ci fu a San Giovanni Rotondo tra fascisti e social-comunisti negli anni ‘20 del XX secolo.


Questo “storico canta-storie” – non faccio il nome perché non voglio fargli altra pubblicità – è però un grande ammiratore del cardinal Martini e sperava che diventasse il successore, nel 2005, di Giovanni Paolo II. Fortunamante lo Spirito Santo non è interessato ai pareri mondani. E’ anche lo stesso “storico” giudeo che nell’ultimo libro già dalla copertina ha sostenuto che se dalle mura degli edifici pubblici italiani scomparisse il crocefisso, per incanto questo diventerebbe finalmente un paese “più giusto, onesto, moderno” e via discorrendo.


Quello che mi spaventa di più dei cattocomunisti è la visione che hanno di Cristo Gesù e della Chiesa. Per loro Gesù non è YHWH, ma una specie di messia socio-religioso. Da ciò la divisione tra il “Cristo della fede” e il “Gesù storico”. E non pensano alla Chiesa come alla Sposa di Cristo, all’umanità riconciliata con Dio, ma come una specie di organizzazione non governativa che si occupata di assistenzialismo. Credono che il cuore del cristianesimo consista nell’attivismo sociale, anziché nella ricerca dell’intimità col Figlio di Dio.


Non hanno neppure nessuna venerazione per la Madonna. Ma non mi stupisce, perché la nostra Mamma celeste è la nemica delle eresie. Una volta, prima di ogni messa, si recitava il rosario, ora non è più così. Senza contare che la Madonna, a Fatima, ha ricordato che l’inferno esiste e non è vuoto affatto. Mentre i teologi odierni lo immaginano – se esiste – vuoto. Anche perchè fosse pieno, hanno la consapevolezza che sarebbero loro a riempirlo: quasi una rimozione psicologica la loro.


LA TERRA DOVE “DIO” E’ IL NOME DI QUANTO LA SCIENZA NON HA ANCORA SPIEGATO

La Teologia della Liberazione sostiene che la liberazione è conseguenza della presa di coscienza della realtà socio-economica. La salvezza cristiana non può ottenersi senza la liberazione economica, politica, sociale e ideologica, come visibili segni della dignità umana, della “Grazia” magari pure. La situazione attuale della maggioranza contraddice, a sentir loro, il disegno divino e la povertà è un peccato sociale. Questo “è essere cattolici in modo nuovo” e di vedere il mondo dal punto di vista dei poveri, degli oppressi, degli sfruttati. Questo modo di concepire la “liberazione” è lo stesso di un ateo, Gene Roddenberry, il creatore di “Star Trek”. Non a caso Enzo Bianchi sostiene che anche un ateo può avere una vita veramente felice.


Roddenberry immaginava la terra dei secoli XXIII e XXIV senza povertà, senza oppressione. Un pianeta in cui la vita media è delle persone è di circa 200 anni; la medicina ha trovato le cure per tutte le malattie e la morte arriva solamente per invecchiamento. Un paradiso terrestre dove tutti sono felici perché, finalmente, è stata eliminata ogni forma di sofferenza. Naturalmente non esiste più la religione.


I terrestri hanno preso coscienza che non esiste nessuna divinità. “Dio” era il nome dato a ciò che la scienza non era ancora riuscita a spiegare, oppure si trattava di essere viventi di altri pianeti più “sviluppati” di noi. L’umanità è diventata l’artefice del proprio fine ultimo, la divinità di se stessa. Che mondo miserabile!


A questa umanità atea, che ha l’arroganza di essere felice senza Dio, risponde la Bibbia: «Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito e non ho più bisogno di nulla”. E non sai di essere fra tutti il più infelice, il più miserabile, il più cieco e il più nudo» (Ap 3, 17).


CRISTO NON HA DATO SOLUZIONI POLITICO-ECONOMICHE

Cristo è venuto a liberarci dalla miseria e dall’oppressione del peccato. Non ha dato nessuna soluzione economica, politica o sociale. Ha detto chiaramente che il nostro fine ultimo è la ricerca di Dio, tutto il resto ci sarà dato dopo. Adamo ed Eva, col peccato originale, non hanno perso una terra di delizie, l’immunità alla sofferenza, o l’immortalità del corpo: HANNO PERDUTO DIO! I santi sono uomini che soffrono moltissimo nelle loro vite, eppure hanno il sorriso stampato sulle labbra e gli occhi pieni di gioia. Perché? Perché HANNO RITROVATO DIO! San Massimiliano Kolbe non temeva la morte del corpo, temeva il peccato, la causa della morte dell’anima.


Questo non signifca che non devo sfamare il povero, anzi. Devo aiutare il mio prossimo, ma non posso aiutarlo con le ideologie, perché non servono a nulla, anzi sono il principio di ogni castigo, il primo anello di una catena, che di volta in volta sarà sempre più grossa e pesante. Non posso idolatrare il sociale. Perché nelle mense dei poveri della Caritas, per esempio, prima dei pasti non si dice più la preghiera di ringraziamento a Dio? Così fanno i pagani, non i cristiani.


Quando ho avuto bisogno di un aiuto economico, una donna meravigliosa, una degna figlia di santa Caterina da Siena, una santa, mi ha aiutata. Quando l’ho ringraziata con tutto il cuore, sapete cosa mi ha detto? “No, non ringraziare me. Ringrazia la Provvidenza”. Mi ha fatto del bene più con quella frase che con l’aiuto economico necessario. Perché mi ha ricordato che tutto è Grazia.


Mi si spezza il cuore quando vedo sacerdoti occuparsi più di legalità che di sacralità. La missione del sacerdote è annunziare la parola di Dio e amministrare i sacramenti, occuparsi della redenzione delle anime. A combattere la mafia, per esempio, ci deve pensare l’autorità civile. Un aiuto sociale chiunque me lo può dare. Il perdono sacramentale me lo può dare solamente il sacerdote.


Alla fine del film “Giovanna d’Arco” di Luc Besson, c’è un colloquio illuminante fra la futura santa e il vescovo difensore. Il prelato cerca in tutti i modi di convincerla a ritrattare tutto. Giovanna rifiuta e domanda al vescovo perché voglia farla peccare dichiarando il falso. “Perché sono un vescovo e ho il dovere di salvare la tua vita”, risponde l’uomo. “Voi siete un vescovo e avete il dovere di salvare la mia anima”, replica Giovanna.


Del “Gesù messia socio-politico-economico” non so che farmene. Ho disperatamente bisogno del Cristo-Dio, perché è l’unico che può salvare la mia anima.


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