ARCHIVIO - TOYOTA

2010 VITTORIO MESSORI

Credo che il Creatore parli ogni giorno, attraverso indizi e segni che siamo chiamati a interpretare, nascosti come sono dietro notizie in apparenza ben lontane da una prospettiva di fede.


Mi pare di scorgere uno di questi “segni” nel fatto che la Toyota – ormai il più grande produttore automobilistico del mondo – si è vista obbligata a richiamare nelle sue filiali ben otto milioni di esemplari della sua vettura di maggior successo.

Un difetto di fabbricazione, e non da poco: la molla dell’acceleratore talvolta si bloccava sul massimo, con conseguenze anche mortali. Un contrattempo grave ma normale, verrebbe da dire, nella logica industriale di massa. Ma normale per la Toyota non lo è. I suoi metodi di produzione si studiano nelle scuole di economia del mondo intero, basati come sono sulla “filosofia della perfezione”. Nella casa giapponese un errore non è ammissibile e, si assicurava, non è nemmeno possibile. Invece, ecco che è avvenuto. E di dimensioni mai viste.

Tanto che i dirigenti sono apparsi in conferenza stampa e in piedi, davanti alle telecamere, hanno chinato profondamente il capo in segno di scusa.

Per anni erano stati ammirati come i semidei dei “difetti zero” ed eccoli invece ad ammettere il disastro.

I pagani parlavano di ybris, di superbia e presunzione umane che gli dèi punivano. Un cristiano può parlare di doverosa umiltà e di consapevolezza che solo al Creatore appartiene la perfezione. Le creature possono, debbono, fare il meglio: ma sempre consapevoli che, prima o poi, una molla può nascere difettosa.


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