RAZZISMO ETNICO e RAZZISMO ETICO

MARCELLO VENEZIANI

Si può alimentare il razzismo attraverso la negazione delle differenze, nel nome dell’emancipazione universale, o attraverso l’eccitazione delle differenze, nel nome della propria.


Nota Todorov: “Identificare un ‘noi’ e un ‘loro’ sulla base delle caratteristiche fisiche (…) è il modo più facile per orientarsi in una società nella quale gli altri punti di riferimento sono scomparsi.” Una società disgregata e nichilista può essere preda del razzismo perché semplifica le differenze e le traduce nel brutale parametro del dato fisico e quantitativo.


Quando la diversità altrui è vissuta come un male, allora sorge il razzismo: ma questo può avvenire tanto in una società che vive la propria identità comunitaria come superiore alle altre o come esclusione degli altri, quanto in una società che vive l’omologazione come razionalizzazione del mondo e superiorità del proprio modello di vita.


C’è il fondato rischio che per combattere il razzismo etnico sorga un razzismo etico, anch’esso intollerante ed esclusivo, imperniato sull’idea di superiorità etica, al punto da retrocedere il proprio avversario al rango di un’umanità inferiore, da educare, reprimere o eliminare.


Il razzismo poggia sovente su un pregiudizio evoluzionista e progressista degli “emancipati” verso gli arretrati, i moderni contro i primitivi. Il liberal preferisce correre i rischi del primo tipo, il comunitario preferisce correre i rischi del secondo tipo.

M.V. - Comunitari e libera


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