Eravamo un popolo di Giuseppi e Marie..

MARCELLO VEENZIANI

A Sud non nasce più un Ciccillo. Bambini con quel nome, quel diminutivo antico e affettuoso, di creature sfornate in casa, in famiglie prolifiche. La scomparsa di un nome coincide con quello di un mondo prolifico e casereccio.


Non nasce più nemmeno un Giuseppe al Sud. Eravamo un popolo di Giuseppi e Marie, discesi dal presepe. Adesso non c’è un Giuseppe sotto i trent’anni. Ci sono fiumi di nomi acrilici, astratti, spiritosi, esotici, sfiziosi, lunari, aristofinti, futili, televisivi.


Ci sono le annate delle Deborah, della Samantha, dei Christian, che non c’entrano un’acca con il Sud. Cicli onomastici.


Ci sono pure numeri da soap opera e da telefono azzurro. Ma trovate a Sud un Giuseppe neonato, lui che era membro del partito di maggioranza nella repubblica onomastica. Se c’è viaggia sotto falso nome. Voi direte, che importa, non contano i nomi ma le persone. E invece no, nomen omen, il nome è un destino. Con Giuseppe sparisce una nazione, una civiltà e una religione.


L’Italia fu fondata dai Giuseppe, da Peppino Garibaldi a Pippo Mazzini. Il mondo di ieri, a Sud, era una variazione di Giuseppe tra Peppini, Pippi, Beppi e Peppi, Peppinelli e Giusy, Pini e Pinucci, Geppi e Geppine, Giosuè e Giuseppine.


Non nascono più Giuseppe a Sud (a dir la verità non nasce più nessuno, ci allarmiamo per la scomparsa della foca monaca ma qua spariscono le persone) perché si è interrotta la poesia a rime alternate di nipoti che portano il nome dei nonni. Non basta cancellare un nome per rimuovere un’eredità: gli occhi, il passo, le piccole manie e fobie, persino le scelte di vita parlano più dei certificati anagrafici


. Non potete sfuggire ai vostri nomi genetici. Se ne accorse pure lo scettico Giuseppe Prezzolini che da ragazzo rifiutò quel nome biblico-borghese imposto dai genitori e ne scelse un altro, Giuliano, nel nome dell’Apostata (che poi impose a suo figlio).


Ma con la maturità si arrese, tornò a Giuseppe, che segnò per lui «il ritorno alla vita reale, alla società, al paese dov’eravamo, la patria», scrisse ne L’Italiano inutile. Povero Giuseppe, già venduto dai fratelli nell’Antico Testamento, poi risorto nel Nuovo da povero falegname, padre anziano e putativo che contava meno di tutti in casa sua.


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