La filosofia guasta il mondo

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Ho una certa immediata allergia per quelli che bazzicano la filosofia, un misto di noia e indifferenza, caduta di interesse per il personaggio che l’ha elevata a sua scienza eletta.


Nei licei spesso ci si sente dire alla prima lezione di filosofia che è «quella scienza con la quale o senza la quale tutto resta tale e quale». È una frase di una superficialità deprimente. Perché – vorrei dire dell’Ottocento in poi, ma in realtà da sempre – la filosofia come pensiero sistematico ha eccome inciso nella storia del mondo, ha spesso creato un mondo e distrutto il mondo.


Poiché in ultimo resta pur sempre una “pia” arrogante illusione: individuare le costanti e le variabili nella storia e nella natura umana; immaginare che possa esistere un modo giusto, un sistema risolutivo e perpetuo di prevedere, dominare e governare rettamente gli eventi, gli uomini, l’universo. È l’illusione eterna della filosofia che non s’accontenta più di conoscere il mondo, ma vuole anche plasmarlo, trovando il passepartout per ogni fenomeno, il quale però dovrebbe obbedire – per essere fedele all’interpretazione che se ne è data – allo schema filosofico che lo ha definito. È ancora una volta l’illusione di aver conosciuto a fondo i fenomeni come se fossero immobili e immutabili, come non fossero troppo complessi per essere enumerati ed eviscerati in un sistema semplificato.


Ancora una volta è al movimento perpetuo delle cose che la filosofia non riesce a rassegnarsi, tale da scompigliarne tutti i piani interpretativi, tale da rendere aleatoria qualsiasi sua soluzione, questo cercare di incapsulare l’umano e il tutto entro anguste celle logiche.


È dunque la filosofia diventa non il super-fenomeno che in sé conosce tutti gli altri fenomeni come fossero sue derivate, ma l’ennesimo fenomeno tra i fenomeni; un ulteriore artificio; un milionesimo mini-sistema di pensiero autoreferenziale tra milioni di mini-sistemi di pensiero autoreferenziali, con la pretesa ciascuno di aver la soluzione finale sulle cose umane: ma è proprio questo stato di cose a denunciare l’esatto contrario.


Qualcuno ha detto che dopo i Greci la filosofia è diventata il regno impotente del “secondo me, purché sia il contrario del secondo quello lì”. Ad un certo punto la filosofia, e questo è certo, ha smesso di occuparsi dello stato presente delle cose, tenendo a mente quelle passate, e ha cominciato a pensare al futuro. È il momento in cui la filosofia diventa, diciamocelo, ideologia. Si fa creativa e dunque naturaliter distruttiva, perché si ri-crea soltanto sulle rovine del già creato.


Insomma non siamo qui a parlare di filosofia ché non me ne può fregar di meno: si cerca di divulgare qualche concetto di modo che sia accessibile anche a chi ha la terza media. E dunque in soldoni questo voglio dirvi: che la filosofia è davvero inutile, e come tutte le cose inutili è dannosa.


L’Aquinate. Manzo, Cartapesta leccese, fine XIX
Ma inutile non significa affatto “inoffensiva”, irrilevante, inattiva. Tutt’altro, e per questo contesto quell’assioma secondo cui tutto resterebbe tale e quale con la filosofia. Resterebbe tal quale tutto, se la filosofia si fermasse alla pura speculazione astratta sui massimi sistemi, se restasse autonoma dalle altre branche di pensiero organico. Ma la filosofia quando si incontra con la teologia, la scienza, la politica trova quei punti fermi nell’universo che fungendo da piano d’appoggio, basta un asse per farle spostare il globo terraqueo.


E sì, perché, rifletteteci, a prescindere dalla filosofia antica con tutte le implicazioni che ha avuto ed ha sull’organizzazione del reale, riflettiamo su cosa è successo quando la filosofia greca si è incontrata con la teologia cristiana, trovando nell’Aquinate l’alchimista che le ha fuse a freddo: la storia della Chiesa, del pensiero cristiano e d’Occidente non è stata più la stessa (fra le altre cose, io non sono per niente tomista: sono agostiniano). Pensiamo a cosa è successo quando la filosofia in Hegel si è fusa con l’etica, la morale, proprio perché si era staccata dalla teologia, e si è fatta dottrina degli Stati: tutto il pensiero del mondo non è stato più lo stesso, la forma pur composita delle organizzazioni  sociali non è stata più la stessa.


Pensiamo a cosa è successo quando la filosofia si è incontrata con l’economia in Marx: cosa è stato più uguale a prima con l’avvento dei comunismi? Pensiamo a cosa è successo quando la filosofia si è incontrata con la psicologia, il nazionalismo, la scienza: Nietzsche, Darwin, Freud… e via via con le sottocategorie che ne son coerentemente derivate e che hanno i nomi più vari, quello di Hitler compreso.


Ma una cosa è certa in ognuno di questi casi: è una scienza con la quale o senza la quale tutta resta tale e quale, certo, ma finché resta isolata. Ma niente e nessuno è un’isola nel mondo, e prima o poi gli elementi s’incontrano, e dunque la filosofia se non ha la forza di cambiare in meglio il mondo, ha certamente la forza di distruggerlo. Tutto è meno che una cosa neutra, e men che meno innocua.


Se l’uomo della strada mi fermasse e mi chiedesse: “Mastino, cos’è la filosofia?”, gli risponderei che è il tentativo di ignorare il peccato originale. Ed è questa la sua principale illusione.


Se lo stesso uomo della strada mi domandasse “se in questo momento ci fosse un duce e tu fossi il duce, qual è la prima cosa che faresti?”. Chiaro: proibire la speculazione filosofica, bandirla da tutte le scuole, sopprimere i corsi universitari di filosofia. La filosofia non governa il mondo: lo distrugge. Perché incide sul reale quantunque sia praticamente scissa dalla realtà.


Leggevo da qualche parte: “Diverse sono Edith Stein, Raissa Maritain e Simone Weil. Ma non è più filosofia, in loro: con la conversione divenne Sapienza”. Ancora una volta se una soluzione c’è, è questa, ed è eminentemente cristiana.


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