Dialogo con Voris, leader della tv cattolica americana - PARTE 1

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La Chiesa militante è laica: un dialogo con Voris, leader della tv cattolica americana - PARTE 1


Intervista a Michael Voris, creatore e volto di ChurchMilitant.tv ed agguerrita voce di quel cattolicesimo statunitense che non intende assistere inerme alle devastazioni dei barbari interni alla Chiesa e combatte contrattaccando con un efficace apostolato mediatico. Che non sarebbe male veder realizzato anche dalle nostre parti.

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La recente edizione della tradizionale St.Patrick’s Day Parade lungo la Fifth Avenue di Manhattan ha visto accadere qualcosa di storico. Per la prima volta in assoluto, infatti, è stato concesso ad alcune organizzazioni LGBT (tra cui il gruppo di dipendenti omosessuali dell’emittente NBC chiamato Out@NBCUniversal) di sfilare nella parata in onore del santo patrono d’Irlanda, uno dei più grandi evangelizzatori della storia cristiana costretto, come tutti, a piegarsi e prestare omaggio alla casta dei perfetti omosessualisti.


Michael Voris. Tornato alla fede cattolica. Per fare il bene della Chiesa.
Le polemiche e lo scandalo (espresso da tantissimi fedeli) si sono protratti per mesi, aggravati dal fatto che quest’anno, a presiedere alla sfilata col titolo di Grand Marshall, sarebbe stato il Cardinale di New York Timothy Dolan. Nel vivace mondo del web cattolico statunitense, chi ha preso da tempo una posizione netta sulla questione e in genere sulla tendenza troppo conciliante del Cardinale verso il politicamente corretto (ne parlai a suo tempo qui) è Michael Voris, creatore e volto noto della tv online eloquentemente denominata ChurchMilitant.tv, con base a Detroit, Michigan.



Laico tornato alla fede cattolica solo dieci anni fa, dopo oltre vent’anni di vita “in stato di peccato mortale”, come dice lui, Voris ha dal momento della riconversione investito personalmente nella creazione della casa di produzione St.Michael’s Media e ha conseguito una laurea di post dottorato in Teologia Sacra presso la Pontificia Università di San Tommaso a Roma.


Attraverso una frenetica attività di conferenze in tutto il mondo ed il ricchissimo palinsesto di ChurchMilitant.tv, con i suoi eccellenti programmi di approfondimento della fede e, tra gli altri, il suo quotidiano appuntamento chiamato The Vortex, “dove bugie e falsità vengono intrappolate e messe a nudo”, come ripete introducendo ogni episodio-, Voris rappresenta una delle voci laiche più seguite ed intransigenti in un contesto come quello della Chiesa statunitense dove i danni post-conciliari hanno prodotto devastazioni ciclopiche.

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Il nostro corrispondente con Michael Voris
E se è vero che davanti alle gravissime responsabilità del clero oggi i laici giocano un ruolo decisivo nell’impedire si assestino i colpi definitivi all’edificio della Chiesa, Voris rappresenta un agguerrito modello di apostolato che sarebbe interessante vedere replicato anche dalle nostre parti. Dove molti, troppi consacrati hanno smesso (ammesso lo siano mai stati) di essere militanti, per tramutarsi in conformisti limitanti il messaggio di salvezza eterna loro affidato.


Ho potuto incontrare Voris, venuto a New York per coprire l’evento, proprio nel giorno di San Patrizio nelle ore immediatamente successive alla sfilata. Durante la quale è stato protagonista, assieme ai due assitenti della sua troupe, di uno spiacevole episodio.


Autorizzato a sostare nell’area transennata riservata alla stampa, Voris ha rivolto una sola domanda al Cardinale Dolan (“Cosa può dire a quei cattolici che ritengono che ciò che sta accadendo oggi sia di grande scandalo per la fede?”) ricevendone una telegrafica e incoerente risposta (qui e qui i video) e, soprattutto, venendo poco dopo scacciato a gomitate e spintoni dal recinto della stampa da un membro della sicurezza allertato dal responsabile della comunicazione dell’Arcidiocesi newyorchese (qui; altri video della copertura dell’evento qui, qui, qui). Uno splendido esempio di “Chiesa del dialogo” al quale Michael ed il sottoscritto si sono adeguati – sebbene non in termini così…irlandesi- passando circa un’ora a conversare informalmente nella sua camera d’albergo toccando svariati temi, mentre i suoi due assistenti lavoravano al montaggio del Vortex sul fattaccio.


 INTERVISTA


Il card. Kasper: al Sinodo ha fatto tutto in accordo con il Papa. Ma anche no.
Michael, vorrei cominciare con quello che è stato un avvenimento cruciale degli ultimi mesi, cioè il Sinodo sulla Famiglia, a cui eri presente. Il blogger del NYTimes Ross Douthat ha suggerito che la pattuglia guidata dal Cardinal Kasper non avrebbe potuto promuovere la propria agenda in modo così spericolato senza la certezza di essere approvati dal Papa. Tu che ne pensi?


Non credo che sia necessariamente andata così, col Papa a spalleggiare un tale atteggiamento. Il Pontefice aveva richiesto una discussione aperta e libera ed invitato tutti i partecipanti a sentirsi liberi di esprimere qualunque cosa volessero dire. Dunque non sono sorpreso che ci siano state persone che abbiano detto quel che volevano dire. Non ritengo che a ciò consegua logicamente che il Papa supporti determinate opinioni. In qualche modo ciò che egli pensa rimane non chiaro. Probabilmente non a lui, ma a coloro che cercano di interpretarne il pensiero.


Questo Papa è una specie di enigma sotto due punti di vista: uno è che cosa pensa veramente? Due, perché ritarda a rendere chiaro ciò che pensa? Non credo che nessuno conosca le risposte eccetto lui.


Omosessuali: ai gay pride sembrano tanti. Ma quanti sono in realtà?
In una recente intervista ad una testata messicana, il Pontefice ha affermato, come dicevi, che la sua intenzione era di avere una discussione aperta, ma che è contrario alla diffusione dei nomi di chi abbia detto cosa, in modo da lasciar liberi i partecipanti di esprimere la propria posizione. In base a ciò che hai potuto osservare da vicino, cosa pensi accadrà al prossimo Sinodo? Si assisterà ad una lotta finale, uno showdown risolutivo tra le opposte fazioni?


Secondo me la questione importante qui è un’altra.E sta nel fatto, piuttosto curioso, che non sono affatto sicuro di come tutte queste cose (pratica omosessuale, divorziati risposati, persone in stato di adulterio che ricevono la Santa Comunione, ecc.) c’entrino alcunché col rendere le famiglie un solido fondamento per l’evangelizzazione. Credo che nelle famiglie dove ci sono omosessuali praticanti, divorziati risposati che vivono al di fuori della fede, e così via, ci sia bisogno di parlare loro e cercare di convincerli a ritornare alla fede.


Ma è anche una questione talmente marginale che non capisco perché riceva così tanta attenzione. Se sono un marito e un padre, voglio sentire la Chiesa dire a me, mia moglie e i miei figli per aiutarci ad essere migliori in relazione alla nostra fede. Ma il punto è: ci sono davvero milioni di divorziati risposati che tentano di tornare alla fede con l’urgenza di ricevere la Comunione tanto da farne un problema pressante? Ovvio che li rivogliamo indietro, la Chiesa lo vuole, ma… sono loro che non vogliono.


Poi c’è anche un’altra questione: ci sono davvero così tanti omosessuali (che in totale corrispondono più o meno all’uno o il due percento della popolazione) che muoiono dalla voglia di tornare in comunione con la Chiesa? Stiamo parlando di numeri veramente piccoli. Dunque perché questi due gruppi – che hanno preso la decisione di vivere al di fuori della retta fede- ricevono così tanta attenzione e il costante chiacchierarne da parte dei cardinali? E’ una cosa strana.


La carica dei criptoprotestanti


Ma persone come Schillebeeckx possono ancora essere definite cattoliche?
In effetti quel che dici è una riprova del fatto che molti nella curia fanno di tutto per adattare la Chiesa al mondo, prostrandosi alla sua agenda invece di contrastarla alla luce della fede. Quanto ha a che fare questo con ciò che, ormai da decenni, viene insegnato nei seminari e che sostanzialmente non ha quasi nulla più a che fare col cattolicesimo?


Già, nei seminari non si leggono gli scritti patristici, i contenuti dei vari concili, eccetera. Quelle sono ormai cose relegate alla privata vita devozionale. Ciò che invece si legge sono commenti a quei testi e le opere di teologi che non sono certo dei santi, alcuni dei quali ancora viventi. E alcuni di questi sono dei matti totali! Andiamo, Schillebeeckx?! Non so nemmeno se lo si possa classificare cristiano, figurarsi cattolico.


Gente tipo Teilhard de Chardin… Ciò che costoro intendono realizzare cercando di trovare nuovi linguaggi per esprimere la verità, non è cattolico. Se si vuole esplorare qualcosa di più profondo, che naturalmente è ciò che dicono di fare, beh, quello andrebbe anche bene. La dottrina della Chiesa diviene più profonda col nostro comprenderla più profondamente. E’ come guardare un bambino che cresce: il bambino rimane tale davanti agli occhi, ma cose nuove emergono da lui. Ma questi rielaborano la dottrina uscendosene con una completamente diversa.


A me piace chiamarli cripto (ma neanche tanto cripto)-protestanti.


Il card. Gibbons. Non sono più i suoi tempi, purtroppo.
E’ esattamente così. E questo in fondo è il problema della Chiesa americana. La Chiesa in Europa proviene da un contesto diverso. Gli Stati Uniti sono una nazione protestante, fondata su un ethos protestante, basata su certi sviluppi filosofici dell’Illuminismo che hanno poi portato alla Rivoluzione Francese. In Europa la Chiesa se la deve vedere più che altro con l’ateismo.


Negli Stati Uniti, invece, la Chiesa deve combattere – sebbene non lo faccia certo sempre bene- il protestantesimo, così come per esempio i cattolici inglesi dovettero opporvisi. Questo perché tutti i paesi anglofoni si portano dietro i postumi della Riforma inglese, che fu differente da quella di Lutero e Calvino sul continente.


Tale situazione attraversò l’Atlantico e si riprodusse in Nord America. Lutero mise tutto in moto, ma ad un certo punto la Riforma cessò di essere luterana per divenire calvinista e anche questo saltò oltre l’oceano per arrivare negli USA: si pensi solo che in undici delle tredici colonie originarie il cattolicesimo era fuorilegge. E’ proprio il motivo per cui la stessa parata di San Patrizio ebbe inizio: perché una minoranza disse “Siamo irlandesi e ci siamo anche noi, e avremo la sfilata del nostro santo patrono nazionale, maledizione!”.


Ma ora così tanto di quell’ethos (se non etere) è giunto a permeare la Chiesa americana attraverso la cultura. Non penso si possa dire che vi sia stato un tempo nella Chiesa americana, andando indietro forse fino al Cardinale Gibbons, in cui la gerarchia ecclesiastica americana si sia opposta dicendo: “Noi siamo cattolici e non ci piegheremo alla cultura”. Ed oggi alla sua guida abbiamo il gioiello di tale corona… Voglio dire: cos’altro potresti voler fare per adeguarti alla cultura? Distribuire preservativi a messa?!


Ricordo che un sacerdote, che intervistai in un’inchiesta sulla Messa Antica qui a New York, mi disse sarcasticamente che una delle possibili soluzioni al problema di questa gerarchia deviata è la “soluzione biologica”, cioè l’attesa che lo scorrere naturale delle generazioni faccia il suo corso per lasciar posto a quelle più giovani, le quali sembrano avere molto più a cuore le verità custodite dalla Chiesa. Che ne pensi?


Certamente è una speranza, ma non ci si può fare totale affidamento perché non servono molte persone per perpetrare il male. Ne servono solo alcune piazzate nei posti giusti. E questa è la mia preoccupazione: che alcuni di questi vescovi e membri del clero in generale stiano mettendo le loro persone in posizioni chiave così che la loro rivoluzione possa proseguire.


Marx e gli altri: ci sono o ci fanno?


Il card. Marx: nomen omen.
Parlando di persone in posizioni chiave, riallacciandoci alla questione protestante, mi viene da pensare alle recenti dichiarazioni del Cardinale Marx riguardo una rivalutazione della Riforma luterana e l’opportunità della Chiesa di celebrarne il prossimo cinquecentesimo anniversario…


Qui bisogna comprendere il punto iniziale di tutta la faccenda, quello che ci porta a tutte queste domande. Una volta compreso, tutto il resto diviene di chiara e facile comprensione. E il punto è: questi uomini non sono più cattolici.


That’s it! Hanno abbandonato la pratica della fede e non possiedono alcun tipo di fede soprannaturale. Sì, hanno una fede umana, è alquanto evidente: credono in se stessi, credono di poter maneggiare tutto come pare loro impegnandosi in macchinazioni politiche di ogni tipo e credono che così saranno in grado di controllare gli eventi. Ma non hanno la Fede. E poiché non ce l’hanno, non tengono in considerazione il diabolico, e lì è esattamente dove Satana vuole che si trovino: far credere loro che siano quelli in controllo. Non sono cattolici, sono episcopali.


Dunque ci sono o ci fanno?


Padre Robert Barron, quello che “ci sono ragionevoli speranze che tutti vengano salvati dall’inferno”.
Vedi, non penso che molti, sicuramente alcuni, ma molti di loro non pensano di stare simulando la fede. Credo che siano sotto una sorta di incantesimo che li porta a pensare che ciò che fanno sia una legittima espressione della fede. Ce ne sono alcuni che odiano la Chiesa, ma la gran parte compongono uno stufato, una sbobba composta di cattiva formazione, orribili consiglieri attorno a loro, debolezza umana…sono delle ragazzine.


E se infili tutte queste cose in una pentola ed accendi il fuoco, non ne verrà fuori nulla di buono. Poi quelli che girano la sbobba sono effettivamente uomini malvagi, chierici che disprezzano la Chiesa, Nostro Signore, al quale mostrano facce diverse, ed intendono ri-creare la Chiesa. E per farlo hanno creato queste false immagini della fede prive di attrattiva. Pensa a Padre Robert Barron [sacerdote tra i più noti su internet, il quale sostiene – cosa su cui Voris lo becca costantemente, come in questo episodio- che “ci sono ragionevoli speranze di pensare che tutti quanti veniamo salvati dall'inferno”, nda]: in fin dei conti, nelle loro costruzioni si deve eliminare l’inferno dall’equazione. Se c’è un inferno, qualcuno ne dovrà pagare il prezzo. Ma se non esiste, puoi fare quello che ti pare.


Guitton profeta?
Laici alla riscossa


Ricordo anche un altro sacerdote, al quale tempo fa sentii dire in un’omelia una cosa profetizzata anche da Jean Guitton: “I laici salveranno la Chiesa”. Sia chiaro, non che gli uomini siano in grado di salvarla da soli, essa è già salvata dal suo Sposo…


Certo, ma qualcuno deve alzarsi e difenderla, la Chiesa. Difendere e promuovere la fede. Dunque dobbiamo fare ciò che il Signore ci ha detto di fare prima di ascendere al cielo: “Andate e predicate”.

Cosa possiamo fare allora noi laici per contrattaccare i disastri provocati dal clero?


I laici, la minoranza fedele, devono comprendere la dimensione dei danni apportati alla fede, ma c’è una sorta di naturale ripugnanza verso questa cosa. Non la si vuole affrontare perché è una realtà terribile. E’ come sentirsi dire che si ha un tumore. Non vuoi affrontarlo perché pensi di non poterlo fare. Questa occasione della parata di San Patrizio è un’ottima occasione in tal senso. Tutte le nostre trasmissioni di questa settimana vertono infatti proprio su questo punto: i laici si devono mobilitare perché sono coloro che trasmetteranno la fede. E’ un dovere solenne reso ancor più grave dalla crisi attuale. Dunque bisogna continuare a martellare, a smascherare, smascherare, smascherare senza sosta.


ChurchMilitantTV: esempio di laicato combattente.
Non c’è altro modo, insomma.

Proprio oggi, mentre eravamo al lavoro sulla Quinta Avenue, un uomo si è fatto strada tra le transenne per venirmi a ringraziare di quanto ChurchMilitant.tv ha fatto per riportarlo alla fede dopo lunghi anni di lontananza. E quando torni alla fede, ci torni energizzato, ed in sostanza: incazzato! Scrivi così: incazzato. Perché ti hanno mentit


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