EDITORIA - Buttafuoco e 'Il feroce saracino'

INTERVISTA A PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, scrittore e intellettuale tra i più vivaci del panorama culturale italiano, è tornato da poche settimane nelle librerie con Il feroce saracino (Bompiani, 12€) .


In questo pamphlet agile e a tratti illuminante, lo scrittore siciliano ci aiuta a guardare le “cose del mondo” da una visuale diversa. Ci parla di percezioni, abbandoni, ritorni, Sacro e profano. Ecco come ha risposto alle nostre domande


Nel tuo libro escludi che sia in corso una guerra di civiltà. L’unica guerra, sostieni, è quella all’interno dell’Islam, la fitna. Chi la sta vincendo, al momento, questa guerra?

Non c’è un conflitto in corso che veda due campi, geograficamente, contrapposti. Siamo in una dimensione ulteriore rispetto allo scontro Est/Ovest di antica memoria. Non c’è, infatti, un Patto di Varsavia contro la Nato e se l’attesa guerra di civiltà confida nello schierare i buoni contro i cattivi, questi ultimi – indubbiamente i terroristi dell’Isis – dilagano in tutto lo spazio planetario.


A maggior ragione quando viene offerto loro il duplice regalo: assecondare la loro propaganda diffondendo i video e le icone da loro prodotte; regalare loro un appellativo – islamico – che non riguarda certo il progetto di annientamento dell’umano né, tantomeno, il risultato inaudito: arrivare all’egemonia all’interno della comunità sunnita e, di converso, sterminare gli sciiti. Questa guerra, se si parla di guerra all’Isis, a oggi la sta vincendo l’esercito degli uomini liberi. Nessuno ne parla, tutti i giornali, sempre prodighi nel diffondere la propaganda dei terroristi, non raccontano che Qassam Suleiman, il comandante dell’esercito iraniano, ha assestato micidiali colpi contro i terroristi. E nessuno racconta che in Siria, le chiese devastate dai “ribelli”, sono state liberate dalle armate islamiche che hanno fatto risuonare il festoso canto delle campane per restituirle ai cristiani.


L’Islamic State al momento continua a fare proseliti e, sopratutto nelle periferie d’Occidente, coloro che si avvicinano alle squadre di Al-Baghdadi lo fanno più per un senso di rivalsa sociale, che per una reale motivazione religiosa. E’ l’ideologia occidentale che ha creato questi mostri?

E’ sufficiente sostituire il paradiso dei lavoratori – il mito dell’utopia comunista, alla base del terrorismo internazionale di stampo marxista – con un paradiso trasfigurato a uso e consumo di disadattati pronti a piegare la religione a un cortocircuito di adrenalina sanguinaria, sesso e soldi e ottenere lo stesso terrificante risultato. Non è l’Occidente ad aver creato questi mostri, è l’ideologia in sé. Efficace in Cambogia come in Italia.

Iraq, Egitto, Libia e Siria ci dimostrano che il caos portato dalle democrazie occidentali è l’humus preferito dei terroristi. Con la scusa di abbattere le dittature, Usa e soci hanno spianato la strada alla dittatura più feroce che possa esistere, quella dei fanatici tagliagole. Quanto l’errore e quanta l’intenzione dei Governi americani?

Tutta intenzione, verrebbe da dire. Ma non è un’esclusiva degli americani. Nella dinamica di The Great Game, il Grande Gioco, ciascuno dei partecipanti conduce la propria partita. Bernardo Valli, un gigante del giornalismo, inviato di Repubblica, ebbe a svelare con una formula semplice quella che in altri temi sarebbe stato definito come ‘un mistero avvolto in un enigma’. E si tratta di questo: gli Usa e l’Europa sostengono i sauditi e, di conseguenza, la grande comunità dei sunniti; la Russia e la Cina, al contrario, aprono un canale preferenziale con i persiani e, di conseguenza, con gli sciiti.

In un capitolo del tuo libro parli di Venner, riportando la sua struggente e fondante lettera d’addio. In quel gesto, in quel suicidio così simbolico a Notre-Dame, c’è l’Europa, ci sono gli Antenati, c’è Omero. Come potrebbe esserci anche l’Islam?

L’islam, ancora più che ogni altra religione monoteista, ha mantenuto – e custodito – il tramite con l’Ellade. E così con tutte le derivazioni europee e asiatiche. Non fosse altro che per i capitoli arabo-normanno e indo-saraceno che non sono, a loro volta, esotismi da confinare al museo ma raggi di un’unica luce, la Tradizione. La cattedrale di Notre-Dame, ancorché vivificata nella profonda ricchezza del Medioevo, non è certo la chiesa di Papa Francesco.

Verso la fine del libro parli di te, o della parte più importante di te, di Giafar Al-Siquilli. Il siciliano che torna a essere saracino. La soluzione è quindi abbandonarsi all’Islam o, da mediterranei, ritornare all’Aquila di Roma ?
L’essere dell’islam non è un essere “arabi”, sia chiaro. E l’Aquila di Roma – che reitera se stessa in Asia, più che nell’Europa di oggi – forgia l’identità nel principio universale della Tradizione. Il Fuoco Perenne di Zoroastro è, attualmente, in Iran, una repubblica teocentrica. Roma sveglia energie in Russia, in India e così nelle vene vive di saggezza remota, come con Gomez D’Avila o Jorge Luis Borges nelle Americhe. In Italia, chiunque si trovi a passare da Largo di Torre Argentina, neppure si rende conto del luogo. Prova a interrogare i passanti…

Rolando Mancini


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