QUEI GHETTI IGNOBILI VANNO SPAZZATI VIA

Maurizio Belpietro per 'Libero Quotidiano'

I campi rom fanno schifo e vanno chiusi.


Non lo dico io e nemmeno Matteo Salvini, che ieri in tv ha spiegato che li raderebbe al suolo, suscitando l’ira della Maria Goretti che presiede la Camera, oltre che del Vaticano.


No, a dirlo è Nils Muiznieks, ossia il Commissario europeo ai diritti umani. Per l’alto rappresentante di Bruxelles gli accampamenti di baracche in cui in Italia vivono i rom sono abominevoli, luoghi demoralizzantiin cuii bambini crescono nella melma, baraccopoli fatiscenti, senza acqua potabile, prive di fogne e di corrente elettrica, luoghi isolati circondati dalfango,in pratica centri di emarginazione, veri e propri ghetti.


Tutti giudizi contenuti in un articolo che lo stesso Muizniers ha scritto e che La Repubblica di ieri ha pubblicato. In esso il Commissario spiegavache costringendoa vivere i rom in campi fatiscenti l’Italia (...) viola i diritti umani e la stessa normativa italiana li vieta. Dunque, non si capisce lo scandalo se un leader politico sostiene che le baraccopoli rom vadano chiuse, anzi abbattute con le ruspe per impedire che una volta svuotate altre persone vi si insedino.


Eppure è quanto successo ieri. Il segretario della Lega in una delle sue apparizioni televisive, a Mattino 5, ha dichiaratoche sefosse neipanni del presidente del Consiglio o delministro dell’Interno darebbe un preavviso di sei mesi, per permettere ai rom di organizzarsi e di comprare casa o affittarla, e poi raderebbe al suolo le baracche.


Apriti o cielo. Laura Boldrini, la Madonna di tutti i rifugiati, dall’alto del suo scranno ha definito inquietante l’uso del verbo radere. Non è dato sapere perché la inquieti l’utilizzo di un verbo che nella lingua italiana è impiegato al posto di abbattere, tagliare o cancellare. Che c’è dimale a parlare di radere?


Anche perché Salvini non ha detto di voler discriminare i rom, ma anzi ha precisato divolerliequiparareagliitaliani,garantendoloro gli stessi diritti e gli stessi doveri. Dunque, perché la Paladina degli umiliati insorge chiedendo soluzioni abitative alternative? Che i rom abbiano le stesse possibilità che la Costituzione riconosce ai cittadini non le piace? Vorrebbe altro, magari una corsia preferenziale per garantir loro gli alloggi?


Perché il tema è tutto qui. È giusto che ai rom siano assicurate condizioni di vita dignitose, che non siano costretti a vivere in baracche senza servizi igienici, ma a patto che siano trattati come tutti gli italiani e non come privilegiati. Hanno bisogno di una casa? Si mettano in fila come le persone che hanno diritto a una casa popolaree, una volta ottenutala, paghino affitto,luce,acqua e riscaldamento, come è richiesto a ogni italiano.


L’Europa li vuole aiutare favorendone l’integrazione con speciali programmi? Benissimo: finanzi i progetti con i soldi di cui dispone (e che per altro sono soldi pagati dagli Stati membri e dunque, pro quota, anche dai contribuenti italiani), come appunto succede altrove. Ma poi,unavolta ottenuta la casa popolare e una volta varati i programmi di integrazione, i rom hanno l’obbligo di rispettare le nostre leggi. In Francia chi sbaglia paga. Chi occupa abusivamente una zona rischia l’arresto.


Chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato. Lo spiegava tempo fa una bella inchiesta di Repubblica dedicata ai modelli degli altri Paesi. Niente elemosina, niente accattonaggio, e infatti a Parigi non si vedono nomadi che agli angoli delle strade o nelle stazioni cercano diabbordarei turisti. Stessa cosa in Germania, dove ai rom sonoassegnate case popolari e dove lo Stato li aiuta anche a trovar lavoro. A patto naturalmente cheinomadi rispettino la legge, altrimenti vengono cacciati per sempre.


Il problema è che in Italia l’accattonaggioeancheilfurto spesso sono tollerati, quasi fossero una conseguenza naturale di certe culture. Non a caso Massimo Converso, presidente dell’Opera nazionale nomadi, nella solita inchiesta di Repubblica dichiarava che interi gruppi, invece di rimanere in Paesi come Francia e Germania, hanno preferito trasferirsi in Italia, dove manca un «vero, severo e anche rigido piano di accoglienza, ma dove gli zingari hanno avuto da sempre maggiori e diverse fonti di reddito, ben più remunerative perché spesso illegali».


Dichiarazioni di un esperto del ramo. Che sono però confermate dall’intervista mandata in onda ieri da Rete 4 a due nomadi, le quali, con garanzia dell’anonimato, hanno dichiarato di guadagnare rubando anche 1000 euro al giorno. Chissà però perché Nostra signora dei derelitti ha preferito commentare le parole di Matteo Salvini e non quelle delle due intervistate. Il verbo radere lai nquieta, rubare invece no?



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