Maria: le rivelazioni che fanno discutere

4/7/2012 da Avvenire

Nella sua ulti­ma fatica, il novantaquat­trenne storico e ma­riologo René Lauren­tin ritorna sul perso­naggio che più l'ha affascinato durante la sua lunga vita: Maria. Laurentin è noto per gli studi su Lourdes, coronati dai 7 volumi dei Documenti auten­tici e i 6 della Storia autentica, cui s'ag­giungono numerose opere su La Salette, Pontmain, Medju­gorje e altro. Ora esce in libreria Inda­gine su Maria. Le rivelazioni dei mistici sulla vita della Madonna (Mondadori, pp. 264, euro 18,50) scritto col sociolo­go François-Michel Debroise. È un'o­pera originale, audace per la libertà con cui è concepita, rigorosa nel me­todo e prudente. Quest'Indagine , di­fatti, non tratta della Maria «storica» o «evangelica» o «teologica» e nemmeno di quella apparsa a Melanie o Berna­dette. Si occupa della figura della Vergine nelle rivelazioni pri­vate di 8 mistici-veg­genti, e in particolare di 4: la venerabile María de Ágreda (1602-1665), la beata Anna K. Emmerick (1774-1824), la laica carismatica Maria Val­torta (1897-1961) e Consuelo, spagnola del XX secolo.


 


Lo sco­po di Laurentin è comprendere se esista una concordanza fra queste rivelazioni pri­vate - private, non pubbliche né ricono­sciute, è bene rimar­carlo - ricevute in e­stasi o in preghiera e poi trascritte in opere che hanno influito non poco sulla devo­zione di molti cre­denti. Al confronto s'aggiungono fram­menti di Therese Neumann, Luz Am­paro Cuevas e degli a­nonimi «Rosa» e «Do­menico », che pure hanno trascritto «rivelazioni», sebbene non paragona­bili all'estensione delle opere delle pri­me 4 mistiche e soprattutto della Val­torta (migliaia di pagine).

Chiariamo: queste 8 persone (7 donne e un uomo) «ricevettero» rivelazioni private sulla vita della Madonna che vengono giu­dicate alla stregua di narrazioni edifi­canti e letture devote, come precisa Vittorio Messori nell'utile introduzio­ne, giacché la Chiesa è estremamente cauta nell'accogliere questi racconti, soprattutto quando pretendono di ag­giungere dettagli alle Scritture. Per ra­gioni di prudenza e buon senso, la Chiesa «bandisce in linea di principio il termine 'rivelato' quando si tratta di rivelazioni private, senza valore uffi­ciale » poiché «la Rivelazione pubblica è Parola di Dio assunta dallo Spirito Santo e garantita dalla Chiesa» e, dopo la Scrittura biblica, le vite rivelate «non sarebbero in grado di appor­tare alcun com­plemento auto­rizzato (Gal 1, 8­ 9)». È noto, ad e­sempio, che L'E­vangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta fu messo all'In­dice soprattutto per quell'uso della parola «e­vangelo ». La pubblicazione ne è tuttavia tol­lerata, a patto che si metta in evidenza che l'opera riporta «semplicemen­te forme lette­rarie di cui si è servita l'Autrice per narrare, a suo modo, la vi­ta di Gesù». Laurentin però, di fronte al fatto che alcuni di questi testi arri­vano da misti­che canonizzate, crede legittimo chie­dersi se, e come, dipendano da «ispira­zioni dettate dall'alto». Essi non altera­no la narrazione evangelica ma la ar­ricchiscono di dettagli non sostanziali - un po' come le tradizioni apocrife. Un esempio: l'ascensione di Gesù. Per María de Ágreda, la Vergine restò con Gesù nel Cenacolo per 40 giorni dopo la Resurrezione. Quando il Figlio asce­se al cielo, davanti a «120 testimoni» (Atti 1,15), lei fu proclamata Regina della Chiesa. Per Rosa e per la Emme­rick, Gesù ascese all'aperto di fronte a un'immensa folla «a perdita d'occhio».

Per la Valtorta, invece, assistettero al­l'ascensione «120 testimoni» e «72 di­scepoli ». Insinuandosi nelle piccole variazioni fra Vangeli e Atti, le mistiche modulano il racconto aggiungendo tocchi di colore e di realismo negli abi­ti, nei luoghi, nei personaggi, varian­doli al modo delle sacre rappresenta­zioni: la Madonna della Ágreda, ad e­sempio, sviene spesso come accadeva alle dame altolocate del XVII secolo. L a Valtorta, invece, nomina centinaia di personaggi secondari non citati nei Vangeli, che non ne alterano il racconto ma agiscono come le comparse di un sontuoso film in costume. La domanda di Laurentin è: se tali testi, negli aspetti più indipendenti dai Vangeli, dagli Atti, dagli apocrifi, mostrassero qualche concordanza significativa, si potrebbe parlare di «ispirazione» nel senso attribuito ad altre opere non apostoliche? Per rispondere egli cerca concordanze fra le varie rivelazioni ma incappa spesso in risultati negativi: molte sono le discordanze anche se qualche singolare analogia c'è, che - afferma - potrebbe al limite soccorrere la fede senza mai entrare nel dogma (espressione normativa e strutturata della Rivelazione). Queste «rivelazioni private», o meglio «ispirazioni», mostrano molte divergenze, molte convergenze spiegabili e un piccolo nucleo di concordanze «inspiegabili». Alla fine della sua ricerca, comunque, Laurentin non teme d'invitare alla lettura di queste carismatiche (racconti ortodossi, è bene chiarirlo) perché li considera edificanti, vivaci ( Valtorta), armoniosi (María de Ágreda) o eleganti (Emmerick); letture devote insomma che potrebbero aiutare a visualizzare meglio gli episodi evangelici, come farebbe un film. Forse è stato inaugurato un nuovo genere nello studio della letteratura spirituale fino ad ora (spesso a ragione) trascurato.


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