Breve trattato di odiologia

MARCELLO VENEZIANI

 Breve trattato di odiologia


L’odio è il sentimento o il risentimento che sorge nei confronti di qualcosa o qualcuno che riteniamo essere di ostacolo alla nostra vita. La sua forma più blanda è l’antipatia, odio disinteressato, perché non accusiamo un danno.


- L’odio porta a degradare il qualcuno che odiamo al rango di qualcosa: non lo vediamo come soggetto, con la sua storia, la sia vita, le sue ragioni, le sue pulsioni, i suoi sentimenti, ma solo come oggetto, puro impedimento alla nostra vita.


Chi odia riduce una persona, un gruppo, una categoria solo a un aspetto, a un momento, a un evento, disconosce il contesto e la sua umanità complessiva e integrale. Lo riduce a un gesto, una parola, una fase; e su quello costruisce il suo odio.



L’odio nasce sia da un’eccessiva prossimità che da un’eccessiva lontananza: l’odio perfetto si avverte quando una persona che sentiamo infinitamente lontana ci è infinitamente vicina, estranea e incombente alla massima potenza.


- L’odio abita in una casa con quattro pareti: il rancore, ovvero il risentimento per un torto subito, solitamente congiunto al desiderio di vendicarsi; la paura, ossia il timore che possa nuocere, farci del male; l’invidia, ovvero l’acredine nutrita verso chi ha risorse che noi non abbiamo e che vorremmo avere al suo posto; il disprezzo, ossia la repulsione verso chi avvertiamo come inferiore, ripugnante, contaminante. Il disprezzo è la percezione di una nostra superiorità, l’invidia al contrario sorge dal complesso d’inferiorità; il rancore è la memoria di un male subito, la paura è la minaccia di un male futuro.


- L’odio trova facilmente i suoi imprenditori, ovvero coloro che istigano all’odio, speculando sulla paura, il rancore, il disprezzo l’invidia. Di imprenditori dell’odio siamo attorniati, da ambo i lati: agli imprenditori della paura dello straniero si oppongono gli imprenditori della paura del razzismo


- Ma c’è anche una funzione essenziale dell’odio. Ha ragione Carl Schmitt, e prima di Hobbes, Machiavelli e perfino Sant’Agostino: la politica nasce a partire dalla designazione del nemicoL’odio del nemico è l’elemento primordiale di coesione di una polis. A volte l’identità di una comunità si ricava dal suo rovescio, dal nemico: è un’“odientità”, per usare un neologismo brutale. La paura del nemico e il rancore verso l’invasore fondano le città. Il disprezzo verso il basso e l’indivia verso l’alto, se rivolte contro un odiato esterno, fondano e legano le città.

                                                                                   

M.V. 03/09/11


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