Ho detto Fiat lux, non fiat luxuria

http://www.papalepapale.com 15/3/2015

“… che è mai la vita? E’ l’ombra di un sogno fuggente.


La favola breve è finita, il vero immortale è l’amor”. Versi di Carducci, poeta che non amo molto perché dichiaratamente anti-romanticismo. Preferisco Leopardi: “…e il naufragar m’è dolce in questo mare”, con la sua melanconica tristezza, piena di quell’infinito che ti fa percepire cos’è l’amore. Comunque, per Carducci l’amore è “immortale” e per Leopardi è “infinito”, per tutti e due è qualcosa di alquanto distante da quello che oggi la maggioranza delle persone ritiene sia l’amore.


Provate a chiedere ad amici e conoscenti : “…cos’è l’amore secondo te?” e avrete tante risposte diverse quante sono le persone alle quali avrete chiesto. C’è, però, una risposta che difficilmente vi sentirete dare: “l’amore è Dio”, cioè è l’infinito (ndr: attributo di Dio), dunque, per assonanza, immortale. Pochissimi rispondono così perché tutti, più o meno, riconducono l’amore al rapporto con gli altri regolato dai cinque sensi. Quell’empatia fatta di chimica epidermica e di immaginazione erotica. Però è una contraddizione ridurre al sensibile, al razionale qualcosa che di razionale non ha proprio nulla. Non avete mai sentito la frase: “…è pazzo d’amore” oppure “…ha perso la testa per amore”? Bene, allora spiegatemi come può la razionalità abitare nella pazzia, in una condizione cioè che è irrazionale per sua natura?


L’amore è follia pura, all’ennesima potenza, in grado di “trasportare le montagne”. E’ quell’insensato amore disposto a perdere l’amata creatura pur di donargli il libero arbitrio. Così fuori di testa da offrirsi al continuo tradimento del popolo prediletto ma, contemporaneamente, disposto a perdonare, instancabilmente, quel tradimento. Talmente folle da arrivare a farsi bucare mani e piedi, con chiodi lunghi quasi mezzo metro ed a farsi inchiodare con questi su un pezzo di legno per dimostrare all’amato, la creatura, il suo amore assoluto, senza misura.


“Signore insegnaci a capire che la misura dell’amore è amare senza misura”: è una delle invocazioni utilizzate nella liturgia che celebra il matrimonio, quello celebrato in Chiesa e del quale oggi si mette in discussione l’indissolubilità. Il problema è tutto qui: se non capisci che l’amore è amare senza misura, non puoi capire cos’è l’amore e il matrimonio cristiano che ne è la sua immagine nel mondo dei sensi. Non puoi capire il concetto di indissolubilità che fa rima con fedeltà, di quel “per sempre” che significa senza misura perché è infinito.


Creazione di Eva. Affresco di Giovanni Battista di Jacopo, il Rosso Fiorentino (1524), Chiesa di Santa Maria della Pace, Cappella Cesi, Roma
“Matris-monium”, per piacere e per dovere


Permettetemi una piccola parentesi etimologica. Il termine matrimonio deriva dal latino matrimonium formata dal genitivo singolare di mater, ovvero matris, unito al suffisso monium, che è collegato al sostantivo munus: dovere, compito.


Dunque matrimonio, rispetto ad altri termini che vengono impiegati con significato affine, pone maggiore enfasi sulla finalità procreativa dell’unione: l’etimologia stessa fa riferimento al “compito di madre” più che a quello di moglie, ritenendo che la completa realizzazione dell’unione tra un uomo e una donna avvenga con l’atto della procreazione, con il divenire madre della donna che genera, all’interno del vincolo matrimoniale, i figli legittimi.


C’è una bellissima icona di questo amore generante tra uomo e donna e la troviamo all’inizio della nostra Bibbia. E’ bene precisare che non sono interessato a discutere nel merito la veridicità scientifica, di ciò che ci porta in dote la Bibbia.


Non mi interessano i “come” della scienza mi interessano i “perché” ai quali solo la visione teologica sa rispondere. A me interessa il fatto che la Sacra Scrittura è Parola di Dio, ispirata da Dio, cioè da quell’amore di cui stiamo trattando e chi meglio dell’amore stesso può spiegarci cos’è l’amore?


Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, Roma, Galleria Doria Pamphilj. Jacopo Dal Ponte, detto Bassano.
La storia dell’umanità inizia nel libro della Genesi dove la coppia, uomo-donna, entra subito in scena, poco dopo il “fiat lux”.


Da questa primordiale relazione di coppia inizia la storia stessa dell’umanità. Nel primo capitolo della Genesi il versetto 27 inizia con una dichiarazione: “Dio creò l’uomo a sua immagine”.


Cioè Dio-Amore ha creato l’uomo ad immagine dell’amore stesso, ovvero capace anche lui di questo amore. Non contento, ribadisce questo concetto rafforzandolo nel passo successivo: “A immagine di Dio lo creò”. Ci dice due volte la stessa cosa, perché già sapeva, sin dall’inizio, che noi uomini, le sue amate creature, siamo di dura cervice: scherzo… ma non troppo.


Questa doppia affermazione è un modo tipico della scrittura biblica, cioè della rivelazione divina, per rafforzare il concetto espresso. Invertendo i termini il significato non cambia per cui lo rafforza.


Questo ci fa capire che Dio vuole essere sicuro che noi comprendiamo bene questo concetto, cioè che siamo fatti: “a sua immagine”.


Lorenzo Lotto. Lussuria scacciata da Castità
Ma ecco che subito dopo arriva una precisazione ancor più sorprendente circa l’amore che cementa la coppia umana: “maschio e femmina li creò”.


L’immagine di Dio si specchia nella coppia, nell’uomo e nella donna.


Quindi l’immagine di Dio, dell’amore, si specchia nella bipolarità sessuale. L’amore si esprime pienamente attraverso due poli, due punti ben distinti tra loro ma ugualmente importanti e necessari. Nella tradizione giudaica, così detta sacerdotale, del IV secolo a.C., i termini usati in questo versetto sono quelli propri dell’anatomia: zakàr che significa “puntuto” e allude chiaramente all’organo sessuale maschile e neqebàh che significa “forata”, palese riferimento alla sessualità femminile.


Non sono quelli, diciamo, socio-psicologici: ‘ish (ndr: uomo) e ‘ishsahàh (ndr: donna o dall’uomo) usati nel secondo capitolo della Genesi, che sono diventati i termini che universalmente contraddistinguono la nostra natura.


…Androgino ci sarai tu, io sono “puntuto”


L’androgino, il mistero più alto della confraternita massonica, è il simbolo dello spirito fatto materia, che sortisce dall’unione delle due opposte nature in esso preesistenti. E’ l’inopinabile prodigio che riunisce in sé i contrari. E’ Il logos, il verbo fatto carne, è il bambino androgino che deve venire.
Sia chiaro che per la Bibbia la “divinità” non ha sesso, come dimostra il continuo conflitto del popolo israelita contro i Cananei che adoravano il dio Baal, un dio sessuato. Pertanto, l’immagine di Dio nell’essere umano è da ricercare, non tanto nella caratteristica sessuale del singolo ma nella potenza generatrice che deriva dall’unione della coppia che è una sorta di continuazione dell’atto creativo di Dio, cioè dell’amore.


Perché Dio è amore non solo nel suo essere ma anche nel suo agire. Non è amore confinato nell’essenza, è anche l’amore che si manifesta nell’atto, nell’azione. Vi dice niente la frase: “…fare l’amore” o “…fare all’amore”? non è forse il termine con il quale, in maniera non volgare, si definisce l’atto sessuale? …e allora non pensate che l’atto sessuale sia qualcosa di più della semplice copula?


Altra piccola parentesi per evitare equivoci. Sant’Agostino, per difendere il libro della Genesi dagli attacchi dei Manichei, interpretò l’immagine di Dio nell’uomo alla luce della cultura greca indicando nell’anima la vera somiglianza con Dio dell’essere umano: volontà, intelligenza, memoria. Quest’interpretazione divenne quella della teologia cristiana.


La tradizione biblica pre-cristiana opta per la via dell’amore procreativo, Agostino per quella dell’intelligenza spirituale. Però, una immagine non esclude l’altra, anzi, a mio avviso, sono in perfetta simbiosi tra loro giustificando appieno la dimensione umana fatta di corpo e anima.


“Natura morta con Bibbia” Vincent Van Gogh – olio su tela (Van Gogh Museum – Amsterdam)
Una seconda indicazione che ci arriva dalla Parola di Dio riguarda proprio la differenza sessuale che per la Bibbia non è una punizione divina come nel mito, sumero-accadico, dell’androgino (ndr: un essere preesistente che univa le qualità maschili e quelle femminili). Mito reso popolare da Platone che lo mette in bocca ad Aristofane nel dialogo sull’amore, del Simposio o Convivio. Il grande filosofo greco individua nella divisione dell’androgino, primigenio, in maschio e femmina, la causa principale dell’attrazione o eros, tra uomo e donna che vogliono ritornare alla condizione originaria di creatura androgina.


Nel pensiero platonico c’è il ritorno all’androgino come stato ideale, mentre per la Bibbia, per la Genesi: “…non è bene che l’uomo sia solo” perché la realtà: “molto buona e bella” è quella dei due sessi, la cui diversa identità non è una maledizione bensì una benedizione divina. La creazione dei due sessi non è una punizione, come nel caso del “androginismo” ma un atto d’amore, perché è l’amore stesso di Dio creatore che si manifesta attraverso l’unione dei due in un atto procreativo libero e unificante: “…sarete una carne sola”.


Questo non solo perché si uniscono nell’atto ma perché generano dalle due carni un’unica carne: un figlio.


L’uomo sarebbe il sesso forte, dice.  Siamo “grulli”… altroché!


Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre. Charles Joseph Notoire, 1740.
Insomma la Genesi, nei suoi primi capitoli, non è una favola epica, né l’elucubrazione di un filosofo ma un racconto divino di antropologia teologica che illustra il vero valore delle relazioni che la creatura umana ha con Dio attraverso la sua “dolce metà”, quella di sesso diverso. E’ bene precisarlo perché ho sentito usare la parola amore per definire i rapporti omosessuali ma come ho già scritto: quello non è l’amore di cui stiamo parlando qui e mai potrà esserlo per il semplice motivo che è un amore pensato e voluto dall’essere umano, dai sensi dell’essere umano e non quello pensato e voluto da Dio, non è l’amore immagine di Dio.


Ed è qui l’inganno che ci trasciniamo dietro dalla famosa “mela”. Da quella decisione presa in coppia ma ognuno secondo la propria identità: prima la donna alla quale segue l’uomo… solita figura da grulli noi maschietti. Già da questo primo atto dividente, si può capire che c’è un cuneo che si è inserito nell’unione uomo-donna creata a immagine di Dio.


Qualcosa che ha voluto dividere quell’immagine, ovviamente per distruggerla, manomettendola nel suo significato più profondo. Dagli effetti che l’esercizio del “libero arbitrio” ha generato – “…allora (…) si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture (…) il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto” (Gn. 3, 7.9-10) - si può facilmente intuire che qualcosa è venuto a offuscare quell’immagine originale, l’autoritratto che Dio ha impresso nella coppia uomo-donna.


“Pigrizia e lussuria” – Gustave Courbet (1819 – 1877)- Petit Palais (Parigi)
Il cuneo capace di offuscare l’immagine di Dio nella coppia sessuata, si chiama malizia (ndr: la malizia del demonio, l’intenzione stessa, la volontà di fare il male) che ha prodotto la lussuria: “Lussuria entrò ne’ petti e quel furor che la meschina gente chiama amore” (Le Stanze per il Magnifico GiulianoAgnolo Ambrogini detto Poliziano). Lussuria generata nel momento in cui l’uomo e la donna hanno deciso di cercare una “immagine” d’amore individualista, inseguendo l’ego-soddisfazione.


In quel momento l’immagine di Dio quale amore nella coppia, è stata offuscata creando confusione ed è ovvio che la confusione generi equivoci. Quegli equivoci che avvelenano la nostra società e che hanno travolto anche parecchi teologi di stampo “buonista” che vorrebbero sanare comportamenti insanabili.


Quel buonismo che papa Francesco, ha bollato come: “ …buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei “buonisti”, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”. (Discorso del Santo Padre Francesco per la conclusione della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi – Roma 18.10.2014).


“Rapporti” oggi. Da strada.
…ma guarda che bel soffitto: fornichiamo?


Prima di proseguire devo fare una precisazione: sono un uomo normalissimo, non ho nessun panico da sesso, tanto meno ne sono drogato. Il panico è di chi ha qualche blocco psichico e si nasconde dietro tabù per coprire i suoi problemi, mentre la dipendenza è dei maniaci che pensano che la vita si riduca ad un orgasmo. Ho avuto una normale vita sessuale da adolescente, quindi da ragazzo ed infine da marito e padre.


Da oltre trent’anni amo mia moglie e continuiamo, senza additivi chimici di colore celeste, a essere “una carne sola”. Per noi il sesso è un componente dell’unione uomo-donna ma non è certo l’essenza di questa unione.


Vi dico anche che quando verrà meno questa componente, “per raggiunti limiti di età”, il nostro amore rimarrà intatto.


Per noi l’amore è altra cosa dal sesso, perché il nostro non è un rapporto, è un matrimonio soddisfatto dai suoi piaceri e impegnato nei suoi doveri.


Un’altra strada. Per vivere la sessualità. Le Nozze, di M;arc Chagall
Il sesso riflesso, senza confusione, nell’immagine di Dio chiama ad una relazione senza malizia nel cuore, senza fornicazione. Questo termine deriva dal latino fornix che designava le volte del soffitto delle stanze in cui le prostitute ricevevano i clienti e nella tradizione cristiana è il termine che riassume in sé tutti i peccati connessi alla sfera sessuale.


E’ facile immaginare la prostituta sdraiata sul letto, con il cliente sopra intento a soddisfare la propria egoistica concupiscenza, mentre guarda le volte del soffitto: la fornix, la fornicazione. Completamente agli antipodi dall’immagine, pensata e voluta da Dio: una donna che nell’amplesso con l’amato ha il volto di lui sopra di sé e nei suoi occhi, che cerca perché cerca se stessa, vede l’immagine del Dio-Amore …  non guarda certo il soffitto.


Dallo stesso Gesù abbiamo una conferma di tutto questo: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni (…) adultèri (…) impudicizia” (Mc. 7, 21-22). Ecco il cuneo che si è inserito, che ha diviso che ha confuso ciò che oggi vogliamo far passare per amore, fino al punto da paragonare, giustificandola, la sodomia o l’amore saffico, con l’atto d’amore procreativo.


Viviamo in un universo erotizzato, dove viene promosso il “rapporto”, oggetto e veicolo di soddisfacimento genitale e non generante. Il desiderio sessuale è, in realtà, santo, perché istinto a Dio ma si è deformato in relazioni egocentriche, indirizzate al solo piacere che è bene ricordare non ha nulla a che vedere con la felicità.


Più che silicone sigillante è ‘na bella “guagliona”


Dalla pubblicità del silicone a quella di uno yogurt, tutto diventa invito alla lussuria.
Capite ora che questa confusione ha generato la falsa visione dell’amore che ha costruito, a sua volta, la falsa visione dell’unione tra uomo e donna, portando tutti a credere che l’atto sessuale tra due individui, indipendentemente dal loro sesso, sia l’amore ma non è così. Finché c’era il senso di Dio che accompagnava la nostra esistenza, questa falsa visione è stata mitigata ma da quando siamo entrati nella società dei “liberal-progressisti” ogni cosa è stata erotizzata al massimo, dalla pubblicità del “silicone sigillante” a quella del surgelato pro-gay, si sono aperte le cateratte e tutto è stato trascinato via, perfino il buon senso.


Concludo con un pensiero di Evagrio Pontico, diacono e teologo del IV secolo, amico di Basilio il Grande e di Gregorio Nazianzeno, visse a Costantinopoli, prima di ritirarsi tra i Padri del deserto. A lui si deve la prima classificazione dei sette vizi capitali, tra cui la lussuria e dei mezzi per combatterli. Alcune sue opere furono condannate al concilio di Costantinopoli II nel 553 come “origeniste”. Ma, nonostante la condanna, Evagrio è venerato ancora oggi in tutto l’Oriente cristiano come un padre della vita monastica e teologo di primo piano: “la fornicazione è un frutto concepito dalla golosità e rammollisce il cuore, fornace infuocata, mezzana di nozze idolatriche, azione contraria alla natura, figura avvolta nell’ombra, amplesso immaginato, letto di sogni, unione senza sentimento, lusinga degli occhi, impudenza dello sguardo, vergogna del cuore, guida dell’ignoranza”. In queste quattro righe ci sono tutti i comportamenti distorti, che indeboliscono il cuore, che così produce quelle: “intenzioni cattive” stigmatizzate da Gesù.


Oggi si vorrebbe giustificare queste intenzioni perché “costume corrente”, per venire incontro alle esigenze della società moderna ma sempre vizi rimangono che questo piaccia o no, a chi li considera una sciocchezzuola al punto da pensare di piegare la dottrina della Chiesa a questi vizi.



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