ARCHIVIO - Ratzinger, Baget Bozzo, Svetlana

1984 - MASSIMO FINI

L' intervista che il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l'ex Sant'Uffizio), ha dato a Vittorio Messori (lo stimolante autore di Scommessa sulla morte) e di cui alcuni stralci sono apparsi su Jesus, ha fatto arrabbiare don Baget Rozzo che, su la Repubblica, ha scritto un articolo di fuoco.


Eppure c'è, nelle affermazioni di Ratzinger, proprio in quelle che più hanno inquietato lo svolazzante prete di Scalfari, qualcosa che a me, che non sono cattolico né tantomeno prete, sembra di un certo interesse. Cosa ha detto Ratzinger? Ha detto che la crisi della fede si spiega anche con «l'affermazione in Occidente del ceto medio-superiore, della “nuova borghesia del terziario” con la sua ideologia liberal-radicale di stampo individualistico, razionalistico, edonistico


È  infernale una cultura che persuade la gente che il solo scopo della vita sono il piacere e l'interesse privato».


A questa affermazione, Ratzinger ne ha fatto seguire un'altra, più sorprendente: che nei paesi dell'Est la fede conosce un momento migliore sia perché la repressione, come sempre succede, la rafforza, sia perché il marxismo è sì totalmente antitetico al cattolicesimo (e come tale resta, secondo Ratzinger, il pericolo numero uno) ma si basa pur sempre su una «elaborazione filosofica» e su «intenzioni morali» che comunque pescano un po' più nel profondo dell'animo umano di quanto non faccia l'edonismo occidentale.


Insomma, ci sarebbero, nel marxismo, dei valori in senso lato «religiosi» e quindi, anche se antagonisti, più vicini al cattolicesimo di quanto non sia il puro «consumismo». Ora, a me, del discorso della fede, in quanto tale, importa poco né certo posso seguire Ratzinger nelle visioni di inferni, di demoni e di satanassi di cui è piena la sua intervista. Nondimeno mi pare che il cardinale centri uno dei più gravi limiti della cultura occidentale oggi dominante: la totale assenza, in essa, più che in ogni altra, d'ogni valore spirituale. Tutto ciò che non è mercato, produzione, tecnologia, pubblicità, televisione, denaro, ricchezza, successo, bellezza (intesa anch'essa nel suo senso più esteriore, superficiale, povero, mercantile) non esiste nella attuale cultura occidentale.


È il momento del trionfo massimo e senza più remore dell'oggetto e dell'uomo inteso come oggetto. Non è un buon segno, diciamo la verità, che Svetlana, la figlia di Stalin, fuggita diciassette anni fa dal suo paese, sia rientrata in Unione Sovietica.


È  qualcosa che dovrebbe farci meditare e che non possiamo liquidare con frettolosi e imbarazzati articoli. Svetlana, una donna inquieta e sensibile, ha dichiarato più volte in interviste rilasciate prima di rientrare in Urss: «Nel vostro mondo non sento parlare altro che di soldi, di soldi e ancora di soldi». Ora, non voglio dire con questo, dio ne guardi, che l'Unione Sovietica sia meglio e che l'uomo non sia anche là ridotto ad oggetto. Lo è, secondo me, doppiamente: è oggetto perché il trend tecnologico in Urss è identico a quello occidentale ed è oggetto, pur senza mercato, anche dal punto di vista politico perché manca di ogni libertà.


Però, forse, dico forse, balugina ancora in quel paese, se non altro come lontano ricordo, qualche valore non meramente mercantile dovuto al fatto che all'origine della sua edificazione c'è pur sempre un'ideologia come quella marxista che, come riconosceva Ratzinger, è basata su «intenzioni morali». Marx non gode oggi di buona stampa, e con ottime ragioni, visti i risultati del cosiddetto «socialismo reale», ma non si può dimenticare che fu uno dei primi ad individuare i pericoli di mercificazione e di annullamento dell'uomo insiti nel capitalismo tecnologico. Questa parte critica del marxismo mi pare valida ancora oggi o, forse, soprattutto oggi (mentre mi pare invece finita completamente fuori della storia la parte «costruttiva» del marxismo, la concezione della storia come lotta di classe). Non si vive insomma di solo pane, come sembra invece credere quell'ultima traduzione del laicismo che è l'edonismo straccione contemporaneo.


Oggi c'è la pericolosa e idiota tendenza a identificare il laicismo con l'edonismo. Ma il laicismo non è mai stato solo questo:


Non lo è stato nel pensiero illuminista, che lo fondò, non lo è stato nel pensiero di Marx, non lo è stato in quello di Heidegger, non lo è stato nell'esistenzialismo. Del resto, un giovane filosofo, illuminista, razionalista, e quindi insospettabile di pruriti mistico-religiosi, come Salvatore Veca, ha detto recentemente: «Una visione compiutamente laica della vita è più in rapporto con le fedi ultime di quanto non si pensi. Essere laici non significa ritenere che non vi siano nuclei ultimi, tragici per ognuno di noi».


E a me sembra che molte delle spaventose crisi che hanno attraversato il mondo giovanile in questi ultimi anni, dalla droga al terrorismo, debbano essere proprio messe in conto alla totale assenza di valori spirituali, alla mancanza di «senso del tragico» per dirla con Veca e con i pensatori greci, che caratterizza .la cultura occidentale contemporanea


. Non si può vivere solamente di frigo, tivù e un loculo assicurato al cimitero. Bisogna credere in qualcosa, anche se non necessariamente nel dio di Ratzinger e nei suoi inferni e diavoli e marie immacolate.


Anche senza Dio si può credere nell'uomo piuttosto che negli oggetti


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