'APOCALYPSE MURDOCH' - 30° PUNTATA

2/7/2012 DI GLAUCO BENIGNI per dagospia.com

 
- LO SQUALO SI AGGIUDICA I DIRITTI PER TRASMETTERE CINQUE OLIMPIADI, A COMINCIARE DA SYDNEY 2000, SULLE SUE PAYTV - TYSON E IL PRIMO EVENTO - COMINCIA LA PARTITA DEL DIGITALE: MURDOCH SE LA VEDE BRUTTA MA POI, PER SUA FORTUNA, IL SUO AMICO TONY BLAIR VINCE LE ELEZIONI - SCENDONO IN CAMPO I FIGLI...


Il sessantaquattrenne Murdoch ha già messo in memoria il cellulare di Tony Blair e progetta la vendetta contro i suoi ex amici conservatori. Non si perde in chiacchiere e procede imperterrito per la sua strada. Non dimentichiamoci mai che, mentre succedono tutte queste cose in Gran Bretagna - tante che ne avrebbe abbastanza chiunque - l'australiano muove interessi colossali anche negli Stati Uniti, in Asia e in Australia... e non nei paesini di provincia.


Nel 1996, quasi contemporaneamente, fra gennaio e febbraio, compie un paio di prodezze finalizzate all'espansione nell'Europa continentale. Stringe un'alleanza con CLT (lussemburghesi) per lanciare un pacchetto di canali pay Tv via satellite in Germania, con buona pace di Canal Plus e del colosso editoriale tedesco Bertelsmann, che avevano avuto la medesima idea. Poi si lancia in uno dei suoi campi preferiti, l'acquisizione di diritti sportivi, e piazza sul tappeto delle trattative una megaofferta di due miliardi di dollari per trasmettere cinque Olimpiadi (tre invernali e due estive), dal 2000 al 2008, sulle sue Tv a pagamento.


Si comincia con Sydney che organizza i giochi dell'estate 2000. Si tratta dell'ennesima, lucrosa operazione? Sì, ma non solo. Non manca infatti il gusto della provocazione, della sfida contro i giganti che, in questo caso, rispondono al nome di EBU (European Broadcasting Union), ovvero il Consorzio delle Televisioni Pubbliche che detiene i diritti di trasmissione in Europa. Le cifre in ballo ormai sono astronomiche: sui giochi di Atlanta, che si svolgono appunto nel 1996, cade una pioggia d'oro di almeno 5 miliardi di dollari. Si tratta di un business colossale, con un giro d'affari fatto di diritti televisivi, contributi degli sponsor, licenze di merchandising e biglietti d'ingresso negli stadi.


Il 21 giugno del 1996 riaffonda la lama e annuncia in Inghilterra il lancio autunnale di 12 nuovi canali. Andranno ad aggiungersi alla ricca offerta del pacchetto BSkyB, di gran lunga ormai il leader del mercato. Nel suo bouquet da novembre stanno per confluire tutti i canali «indipendenti» (Granada, Virgin Tv, l'irlandese Tara, il Sega Channel, il Weather Channel) e, oltre a loro, confluirà addirittura WBTV, il canale pensato per la Gran Bretagna dal maggior rivale americano di Murdoch, la Warner Bros.


Il motivo per cui Murdoch è in grado di portare tutti a bordo della sua BSkyB risiede nel fatto che, con grande preveggenza, ha affittato transponders (ripetitori) sui satelliti della flotta Astra e oggi dispone di un'eccedenza di capacità trasporto segnali. L'unico concorrente in territorio inglese appare essere Flextech, un gestore di reti via cavo e satellite, che offre spazio a qualche canale tra cui Playboy.

Murdoch sta per doppiare un'altra storica boa nella lunga regata della sua vita: il passaggio dall'analogico al digitale che si annuncia per il prossimo anno. Nel frattempo il valore del titolo BSkyB, a Londra, è raddoppiato dalla fine del 1994.


A novembre comincia la partita sul digitale: Murdoch non può avere un decoder proprietario. «Noi teniamo fermo il punto», dice Lewis G. Moonie, portavoce dei laburisti, «ogni decoder deve essere compatibile con gli altri».


Suona l'allarme in tutto il comparto media, sia in Gran Bretagna che in Europa, si parla di un'estensione dell'offerta: da 40 canali analogici a 200 in digitale. Una vera saturazione della domanda. Fra l'altro Sky ha già dato un'ulteriore dimostrazione della sua forza, realizzando il primo evento pay per view dello storia europea: 650.000 spettatori hanno pagato un prezzo addizionale una tantum per vedere l'incontro di boxe tra Mike Tyson e Frank Bruno.


Nel dibattito confluisce un'ennesima preoccupazione: Murdoch ha rilevato il 49% della piattaforma digitale tedesca DF 1 dal Gruppo di Leo Kirch: la partnership si sta realizzando con lentezza, ma il segnale è chiaro. Lo squalo vuole l'Europa. Il suo punto d'appoggio finanziario in Gran Bretagna glielo consentirebbe anche: ormai BSkyB è capitalizzata a 16,5 miliardi di dollari, quasi tre volte di più di un media conglomerate che era definito «venerabile», la Pearson.


La palla sembra essere in mano agli elettori inglesi. Le politiche di maggio '97 sono sempre più vicine. Se, come è molto probabile, vincono i laburisti, il partito potrebbe voler punire Murdoch per l'appoggio dato ai conservatori nei precedenti diciassette anni di Governo. Potrebbero metter mano al Broadcasting Act e colpirlo con provvedimenti fiscali. Secondo www.red-star-research.org.uk, la News Corp. sin dal 1988, ha pagato raramente le tasse in Inghilterra.


Nel frattempo però i giornali di Murdoch orchestrano il coro: «Blair è buono. Blair è bello. Blair è l'uomo giusto al posto giusto», e via dicendo. È il primo vero caso in cui la «partita digitale» si intreccia inestricabilmente con le vicende politiche. Murdoch lo sa e la sta giocando alla grande contemporaneamente in più teatri. Comincia a giocarla in Asia. Chiama il banco anche nella scena americana, dove ha deciso di impadronirsi della più preziosa delle Tv via sat digitali, DirectTv.


Il 16 dicembre del '96 arriva la conferma: 200 canali digitali prima della fine del 1997 e l'ordine alle case costruttrici per la fornitura di 1 milione di decoder. Alcuni giganti dell'elettronica di largo consumo si mobilitano: Nokia, Sony, Panasonic, Amstrad e Pace. Murdoch non è solo il più grande editore del pianeta, ma anche il maggior cliente di tutto l'indotto industriale multimediale. Affitta capacità di trasporto segnali sui satelliti e nelle reti via cavo, la riaffitta anche ai suoi rivali, produce e gestisce news, intrattenimento, film, sport e ora alimenta anche le catene di montaggio della filiera più strategica: i costruttori di set-top-box.


«Per il momento penso che usciremo con un decoder molto semplice», dice Murdoch al «Financial Times», «tra un anno arriverà quello di seconda generazione. Non sappiamo ancora quanta gente vorrà fare shopping o gestire il proprio conto in banca attraverso il televisore». Ciò detto strizza l'occhio alla Bbc, che sta progettando 8 canali digitali e la invita ad utilizzare la sua piattaforma. Tutti attendono il nuovo regolamento che dovrebbe essere reso noto tra un mese. Murdoch lo ha già definito «il più rigido del mondo».

Nel 1997 le elezioni confermano le previsioni: vincono i laburisti e Tony Blair diventa Primo Ministro. Contemporaneamente si allarga una falla all'interno del gruppo di vertice di BSkyB. Il primo buco si era registrato, all'inizio del 1996, con l'arrivo a Londra della seconda figlia di Rupert, Elisabeth. Reduce dalla California dove, insieme al suo nuovo compagno aveva gestito una emittente Tv comprata con i soldi del padre, l'aveva poi rivenduta con un discreto guadagno, mostrando di saperci fare. Murdoch a quel tempo ha sessantacinque anni e i suoi azionisti si cominciano a preoccupare della successione, quindi il vecchio tycoon mette i figli in pista, a cominciare da Elisabeth, che, ventisettenne, viene nominata General Manager di BSkyB e, da subito, la cosa di certo non rallegra Sam Chisholm.


Il neozelandese ruvido e controverso ha contribuito moltissimo al successo dell'impresa, ma ben presto capisce che il suo rapporto con Murdoch è al capolinea. Dopo un paio di anni travagliati, fatti di incomprensioni, sia con la figlia che con il padre, abbandona la partita con una sontuosa buonuscita.


BSkyB sta per entrare in una fase cruciale: il passaggio al digitale crea molta tensione tra gli azionisti e i partner, l'abbandono del ponte di comando da parte di Chisholm solleva un'ondata di perplessità che verranno poi riassunte in un libro (Sky: the Inside Story). È la fine dell'era analogica. Ma l'era digitale, non vedrà Elisabeth al timone delle operazioni.


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