E se Oltre che Difendere i Nostri Interessi in Libia, la Smettessimo col Fare la Guerra alla Russia?

16/2/2015 rischiocalcolato.it

Intanto chiamiamo le cose con il loro nome: l’Italia entrerà in guerra (e la costituzione ce la possiamo pure rollare) contro i “terroristi” (avete presente l’Isis finanziato dall’Arabia Saudita con cui facciamo affari e che usa armi americane di cui siamo tanto, tanto amici?).

Ed entrerà in guerra per difendere i propri interessi economici, principalmente le infrastrutture di trasporto e pozzi di gas e petrolio gestiti da Eni ma non solo. Il “grave” problema umanitario e l’arrivo dei “clandestini” è la classica stronzata che vi daranno a bere sui media.

Il problema è vedere alleata con chi l’Italia andrà in guerra, e contro chi andrà a bombardare e fare morire i propri soldati (eh si, mi sa che gli stivali italici sul territorio libico ci dovranno prorpio andare, e un pochino di bare italiche torneranno indietro, le guerre sono così Call of Duty a parte)

Il buon senso dovrebbe fare almeno considerare l’idea di evitare di tenere due fronti aperti per gli approvvigionamenti energetici, e quanto meno piantarla di rompersi le corna con la Russia ed anzi cominciare a fare quello che fa la Grecia. Opporsi alle sanzioni e farci affari, in particolare per la costruzione di TurkStream che dalla Grecia (proprio lei)  potrebbe portare sulle coste pugliesi un bel tubo bello grosso pieno di gas siberiano.

Intanto Saipem e Eni potrebbero recuperare almeno una parte delle commesse e del fattrato perso in Libia e poi in prospettiva l’Italia si troverebbe ad avere sul suo territorio una pipeline Europea verso il nord europa, potendo lucrare in sicurezza energetica e diritti di passaggio.

Al limite….. una apertura di questo genere potrebbe magicamente fare cambiare idea alla Bulgaria e all’Europa su SouthStream (progetto che si sussurra non sia veramente abbandonato).

Ad ogni modo:

  1. L’Italia ora dovrà andare in guerra in Libia, e dovrà creare intorno a se una coalizione per dividere oneri (morti e spese) e onori (petrolio e gas).
  2. L’Italia non è più nella posizione di appoggiare alcuna politica ostile verso mosca, anzi al contrario dovrà uscire allo scoperto e appoggiare qualsiasi piano che preveda la caduta delle sanzioni in cambio della costruizone più rapida possibile o di South Stream o di Turk Stream.

Ci  sarebbe il problema della classe dirigente italiana… stiamo a vedere prima di dare giudizi.

 
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