EREDI PRODIGIO/1 E 2 - GIULIO NAPOLITANO BERNARDO GIORGIO MATTARELLA

Paolo Bracalini E Gian Maria De Francesco per 'il Giornale'

IL PROFESSORE DEI SALOTTI CHIC CHE COLLEZIONA CONSULENZE 



GIULIO NAPOLITANO


È «il principe ereditario», e per discendenza diretta, nella Roma dei salotti e delle corti, si ereditano anche potere, status, relazioni. Poteva non essere brillante la carriera di Giulio Napolitano, figlio del più duraturo (nove anni) presidente della Repubblica italiano, già presidente della Camera e già ministro dell'Interno?

Il cognome, diciamo, può aiutare. Spesso, però, può essere ingombrante, un ostacolo per chi sceglie, come ha fatto Napolitano jr, strade diverse da quelle paterne, non la politica ma la giurisprudenza, l'accademia. Bisogna dire che, nonostante l'ingombro del cognome, Giulio Napolitano se l'è cavata benissimo.



Anche se i soliti invidiosi mettono bocca pure su questo. Perché l'università dove Giulio Napolitano è ordinario di Diritto pubblico, l'ateneo Roma Tre, è anche nota come «l'università dei Ds», e perché lo storico rettore Guido Fabiani è cognato di Giorgio Napolitano, avendo sposato la sorella della moglie Clio. Dunque, lo zio di Giulio Napolitano, brillante docente dell'ateneo.


Collega, tra l'altro, di sua cugina, Anna Fabiani, figlia del rettore (nel frattempo diventato assessore della giunta Pd della Regione Lazio). E allora? Se uno è bravo non va preso solo per il cognome che porta? «Ha fatto parte di varie commissioni di studio e di indagine presso ministeri ed enti pubblici» riassumono le biografie.

Incarichi importanti fin da subito, come quando nel 2003, poco più che trentenne, diventa consulente legale della giunta comunale di Roma, guidata da Walter Veltroni. In effetti non può distrarsi un attimo che lo nominano in qualche comitato, board, commissione. Nel 2007 Nomisma, società di consulenza bolognese fondata da Romano Prodi, deve scegliere il nuovo comitato scientifico, chi chiama a farne parte? Napolitano jr, ma anche Filippo Andreatta, cioè Andreatta jr, economista e vicepresidente della fondazione Arel, quella di Enrico Letta.



E proprio la fondazione lettiana fu galeotta per l'amore sbocciato tra Napolitano jr e l'attuale ministra Marianna Madia (ora renziana, ma all'epoca lettiana). Diverse le foto che li ritraggono insieme nella tribuna vip dell'Olimpico, per seguire la amata Lazio, o sulla spiaggia di Capalbio, ritrovo della sinistra potentona romana. «Con lui cominciai una storia sentimentale quando suo padre Giorgio era ancora solo un ex e illustre dirigente del Pci. Poi... beh, sono stata a cena, sul Colle, una sola volta» racconta, un po' infastidita della curiosità per una storia passata, la ministra Madia.


Che, per coincidenza astrale, ha finito con l'avere come capo del legislativo al suo ministero il figlio del successore di Napolitano al Colle, Bernardo Mattarella, cioè Mattarella jr. Ed entrambi, Napolitano Jr e Mattarella, siedono nel Comitato direttivo dell'Irpa. Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione, insieme a Sabino Cassese, amico di Napolitano senior. E così, tra i referenti del Master in diritto amministrativo dell'Università Sapienza, diretto da Mattarella jr, tra i docenti c'è proprio Napolitano jr. Un piccolo mondo.


La vulgata è che Napolitano jr abbia l'influenza, nel nuovo assetto di poteri tutti di marca Pd, per promuovere anche carriere e nomine altrui. Sotto il governo Monti, chiamato dal padre Napolitano, arriva al governo l'amico e co-autore di numerosi volumi Andrea Zoppini, come sottosegretario alla Giustizia. A Lavoro, come viceministro, Michel Martone, anche lui habitué, come Giulio, di VeDrò, il think tank di Enrico Letta. Poi nelle nomine delle partecipate del Tesoro, di cui è consulente, per molte, lo studio Zoppini. Fino addirittura - più leggenda che realtà – alla chiamata (sempre quirinalizia) a Palazzo Chigi proprio di Enrico Letta, con cui Napolitano jr ha grande consuetudine avendo fatto il suo consigliere giuridico per anni.



Realtà e non leggenda, invece, sono gli altri innumerevoli incarichi ricevuti da Napolitano jr. Specie nello sport, sua passione, ricambiata dalla passione dei vertici sportivi per la sua professionalità. Lo chiama il Coni, lo chiama la Federcalcio, lo chiamano a far parte della Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport, poi della Commissione per la riforma della disciplina delle società sportive, poi di quella per «Roma 2020».


Ma non solo sport, le consulenze gli spuntano da ogni dove. Nel 2009 viene nominato nel board di Telecom Italia, su indicazione dell'Agcom, l'autorità per le comunicazioni. Materia di cui si intende Napolitano jr, avendo scritto lui come consigliere giuridico, insieme a Zoppini (futuro sottosegretario di Monti), il disegno di legge di Enrico Letta sul riordino delle authority presentato due anni prima.
PS. E l'altro principe ereditario? Giovanni Napolitano è dirigente dell'Agcm, l'Authority della concorrenza, dove lavorano anche Anna Marra, figlia di Donato Marra segretario generale del Quirinale con Napolitano, e Giovanni Calabrò, figlio del presidente dell'Agcom.


BERNARDO GIORGIO MATTARELLA

Ogni padre sarebbe orgoglioso di un figlio come Bernardo Giorgio Mattarella. Figurarsi il presidente della Repubblica! Maturità classica con 60 sessantesimi e menzione dai Padri Gesuiti dell'Istituto Gonzaga di Palermo (lo stesso frequentato dal quirinalizio genitore), 110 e lode in Giurisprudenza nell'ateneo panormita, Master of Laws a Berkeley (California) e ordinario di diritto amministrativo poco più che trentenne (una rarità in Italia) all'Università di Siena e condirettore del Master in management della Pa della Luiss di Roma.

A quasi 47 anni Bernardo Giorgio è una vera autorità tra gli amministrativisti e il fatto che porti un cognome tanto prestigioso si può dire che sia un fatto secondario giacché il suo curriculum vitae parla a suo nome: oltre 300 pubblicazioni valgono molto di più dei titoli accademici.


Il caso ha, però, voluto che Mattarella junior non abbia assistito da spettatore «esterno» all'insediamento del padre alla più alta carica dello Stato. Bernardo Giorgio Mattarella, infatti, fa parte a pieno titolo dell'establishment non solo in quanto membro della classe dirigente del Paese, ma in quanto organico al governo Renzi giacché è capo dell'ufficio legislativo del dipartimento della Funzione pubblica.



È un uomo di punta dello staff del ministro Marianna Madia. Anche il compenso è in linea: 125mila euro annui lordi. Bernardo Giorgio Mattarella è in aspettativa dal suo incarico universitario ed è bene ricordarlo: non cumula incarichi e prebende. Dal padre non ha ereditato solo la passione per il diritto, ma anche la sobrietà.

D'altronde la giovane e inesperta Madia, che si sta occupando della riforma della Pubblica amministrazione, non poteva fare proprio a meno di uno dei «cervelli» del diritto amministrativo italiano. Mattarella jr conosce molto bene i segreti di Palazzo Vidoni: vi è entrato giovanissimo nel 1993 al seguito del suo mentore Sabino Cassese che lo incaricò di collaborare ai lavori della commissione che doveva redigere il Rapporto sulle condizioni della Pa. Vi è ritornato a più riprese.


Nel 2006 elaborò assieme al giuslavorista liberal Pietro Ichino il disegno di legge per l'istituzione di un'Authority per la valutazione dei dipendenti pubblici. Fu lui a svolgere quel lavoro per conto del premier Prodi e dell'allora ministro Nicolais. Lavoro «cestinato» dalla sinistra radicale per la quale i travet sono degli intoccabili. E anche Renato Brunetta lo volle con sé sia per lo studio della class action nei confronti della Pa e anche per l'elaborazione della Carta dei doveri. Da lì, fondamentalmente, non s'è più mosso anche se il primo vero grande incarico è quello attuale.

Eppure in Italia non ci si mette nulla a restare vittima delle malelingue. Negli anni scorsi è stato accusato di essere un «figlio di papà» visto che aveva ottenuto un incarico retribuito per insegnare alla Scuola superiore della Pubblica amministrazione. Molto più recentemente non gli si perdona la «vicinanza» ai «poteri forti» di quella intellighenzia italiana che si riunisce nella associazione Astrid di Franco Bassanini, ex senatore, ex ministro e oggi presidente della Cassa depositi e prestiti. Oltre a lui vi siedono Tiziano Treu, Francesco Merloni, l'ex presidente della Consulta Valerio Onida, Giovanni Maria Flick, il viceministro De Vincenti e anche il figlio dell'ex capo dello Stato, Giulio Napolitano. A Siena, città nella quale insegnava Mattarella, i più malevoli dicono che l'amministrativista sia uno dei consiglieri più ascoltati del presidente della Fondazione Monte dei Paschi, l'avvocato Marcello Clarich, anche lui in Astrid


Sempre per rimanere in tema c'è un altro trait d'union politico che lega molti dei summenzionati associati di Astrid. Nel 2006 firmarono quasi tutti l'appello degli ex presidenti della Corte costituzionale Casavola, Elia, Zagrebelsky e Onida contro la riforma del governo Berlusconi. Ebbene, un atto politico il giovane Mattarella l'ha compiuto anche se si parla di una decina d'anni fa.

Ma, poi, si può definire politico solo ciò che attiene alle istituzioni elettive? Assolutamente no. Bernardo Giorgio Mattarella è molto politico anche in quello che scrive. Ad esempio, il blog Roars.it, il più visitato dai professori universitari, ospita due suoi testi. In un intervento di due anni fa il nostro si dichiarò contrario, ovviamente fornendo valide argomentazioni giuridiche, all'abolizione del valore legale del titolo di studio, uno degli obiettivi dei pochi liberali ormai rimasti in Italia.


Come si risolve il problema dei concorsi? Non con una legge ma con lo «spiegare come scrivere i bandi, fornire la corretta interpretazione delle norme, sperare che le commissioni di concorso la capiscano e anche che i giudici amministrativi non enuncino regole che non ci sono». Una spiegazione da «innamorato del diritto» , ma anche da politico raffinato. Magari adesso che papà è al Quirinale, anche Bernardo Giorgio potrebbe avere un ulteriore spazio di crescita. Per continuare la tradizione dei Mattarella.





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