03 Febbraio 2015 PREGHIERA

di Camillo Langone | IL FOGLIO

La mostra record di Chagall: 12 euri di biglietto e 8 ore di coda, pure al freddo, io nemmeno 12 centesimi e 8 minuti.


E non solo perché spronato da Houellebecq mi sono letto Huysmans e in questo giorni mi sento Des Esseintes: “L’opera d’arte che non si limita a suscitare l’entusiasmo di pochi, diventa proprio per questo insudiciata, banale, quasi repellente per gli iniziati”.




La repellenza di Chagall mi sembra abbastanza oggettiva: quadri melensi, illustrativi, puerili, pieni di fidanzatini che si sbaciucchiano, peggio di Peynet, pieni di violini che sono il romanticismo per le masse, anzi per le code, e pieni di gattini, come se su internet non ce ne fossero abbastanza.


Qualche opera appena guardabile a inizio carriera, e poi decenni di iperproduzione sciatta e insultante, all’insegna dello slogan “Fatti il nome e vendi aceto”.




Dio mi perdoni ma gli angeli di Chagall non mi suscitano meraviglia né devozione, solo la voglia di tirarli giù a fiondate.


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