E ADESSO COME LA METTIAMO?

Davide Vecchi per 'il Fatto Quotidiano' 2/2/2015


FIDI TOSCANA DICE CHE LA SOCIETÀ DELLA FAMIGLIA RENZI HA PRESO FINANZIAMENTI PUBBLICI SENZA AVERNE DIRITTO – AVRÀ IL GOVERNATORE ROSSI IL CORAGGIO DI DENUNCIARE TIZIANO RENZI?

È“indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato”. Paolo Spagnoli, avvocato e consigliere di amministrazione di Fidi Toscana, lo scrive nero su bianco: la società Chil Post di Tiziano Renzi non solo era “priva dei requisiti” previsti, ma “l’omissione di informazioni” ha rilevanza “ai sensi dell’articolo 316 ter del codice penale”. Per questo Spagnoli invita il presidente di Fidi Toscana, Silvano Bettini, “a informare senza indugio la Regione per gli adempimenti di legge”.


Il documento di cui il Fatto ha potuto prendere visione è stato inviato da Spagnoli il 26 gennaio ai membri del cda di Fidi Toscana che nella seduta del 14 gennaio avevano discusso la situazione della Chil Post. La vicenda riguarda un mutuo concesso alla società del padre del premier e finito nel fallimento dell’azienda per cui Tiziano Renzi è ora indagato dalla procura di Genova per bancarotta fraudolenta.


Parte di quel mutuo è stato pagato da Fidi Toscana attraverso un fondo per le piccole e medie imprese poi restituito dallo Stato. Ma, come ha documentato il Fatto a inizio gennaio, la Chil Post non aveva i requisiti per beneficiarne. Lo stesso governatore Enrico Rossi, in un’intervista pubblicata il 14 gennaio scorso, annunciò che sarebbe stato pronto ad agire per vie legali se ce ne fosse stato motivo. Quello stesso giorno il Cda di Fidi, di cui la Regione è socia di maggioranza, ha affrontato l’argomento e il 26 gennaio Spagnoli ha comunicato le conclusioni.


“Anche alla luce degli ulteriori approfondimenti - scrive Spagnoli - emerge in modo evidente che alla data dell’erogazione del finanziamento la società non aveva i requisiti”. Non solo, ma individua e specifica che Chil Post è incappata in un reato penale “l’articolo 316-ter cp: indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato” e che prevede una pena detentiva dai sei mesi ai tre anni.


La Chil Post al momento della richiesta del finanziamento era rappresentata dalla mamma, Laura Bovoli, e dalle sorelle del premier, Matilde e Benedetta che hanno poi ceduto le quote a Tiziano Renzi. Questa una delle variazioni societarie non comunicate che, secondo Spagnoli, rientrano “nell’omissione di informazioni dovute” previste dall’articolo 316.


Ora toccherà a Rossi agire per vie legali. “Vediamo se manterrà la parola”, commenta Giovanni Donzelli, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia e candidato governatore. “Non può più scappare, a questo punto diventa necessario e urgente recuperare i soldi pubblici irregolarmente erogati come ha confermato lo stesso cda”, aggiunge. “Fa particolarmente effetto scoprire che in un periodo di crisi con aziende costrette a chiudere e a licenziare, l’azienda di famiglia del premier fallita viene aiutata con soldi pubblici: è indecente”.


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