SU CERTE 'COSE ULTIME' - 2

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Ma, tornando al mio ospedale: nelle ore che scorrevano lente in quel  letto, non era per le  parole “scorrette “ – secondo l’ipocrisia del mondo-  sui ricchi e la loro  fine  che mi veniva in mente il celeberrimo, un tempo, Apparecchio alla morte.


  Guardando il flacone di farmaco che sembrava non svuotarsi mai,  pensavo ad una altra  esortazione, quella centrale del libro di sant’Alfonso : la necessità, per tutti, di  meditare sull’eternità che sta nel futuro comune. Eternità di vita felice ,ma anche di possibile vita infelice, per usare un timido eufemismo.

Diceva il  libro, lo ricordo bene (qui cito ad sensum, non riuscendo a ritrovare il testo nell’eccesso di volumi  della mia biblioteca), diceva, dunque, per  cercare di far capire la posta in gioco: << Immagina, lettore, di star fermo, in piedi, davanti a un blocco di durissimo granito alto più di cento piedi. E pensa a un goccia, una soltanto, che vi cade sopra ogni cent’anni. Ebbene, quando le gocce, millennio dopo millennio, avranno perforato tutta quell’alta roccia, sappi che l’eternità non sarà neppure cominciata>>.

Immagine, anche questa, tanto cruda quanto efficace. Il gocciolio che mi sovrastava, in  quell’ospedale bresciano, sarebbe durato alcune ore ma sapevo che, comunque, avrebbe avuto  un termine a breve, ogni  stilla che cadeva mi avvicinava all’infermiere che mi avrebbe tolto il pungiglione dell’ago e tolto al contempo dall’immobilità: avevo, da uomo libero,  fatto colazione al mattino, avrei fatto cena, nuovamente libero, alla sera. Ma se non fosse finito mai, proprio mai? Se non ci fosse più stata la speranza  di un termine? Se davanti a me si ergesse  la roccia alta cento piedi, alla quale ne  sarebbero seguite altre, all’infinito?

Come càpita, credo, a chiunque , non riesco a meditare sul  concetto di “ eternità “ senza essere colto da una sorta di vertigine.

Sant’Alfonso ci esorta a farlo per  sgomentarci, per  metterci in guardia dall’inferno eterno che minaccia i peccatori che si ostinano sino alla fine nei loro errori e che non confidano nell’aiuto di Dio , sempre possibile purché lo si chieda. Ma la stessa eternità la ritroveremo , ci assicura la fede, in paradiso .

Dolore senza fine da una parte , gioia senza fine dall’altra . Qui pure   vengono, a pensarci dei  brividi: ma di quelli da augurare a noi e agli altri.  Mi viene in mente il frammento di un altro autore cristiano, morto pochi decenni dopo  del santo napoletano, mi viene in mente, cioè l’annotazione esultante del solito Pascal : << Eternamente felici in Cielo  per un poco di esercizio in Terra! >>. Eh, sì , vale  davvero la pena – per trovare sia salutare spavento che confortante attesa-  di riflettere almeno un poco su infinito ed eternità 


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