IL PRETE DA MARCIAPIEDE: DON CIOTTI (PARTE 4)

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Il prete da marciapiede:don Ciotti. Dolce&(volta)Gabbana e antimafia delle chiacchiere (PARTE 4)


DIO È LUI, DON CIOTTI. E “LIBERA” NE È IL SUO CORPO MISTICO, LA SUA CHIESA


L’ideologo con la rosa in mano
Come vedete, Ciotti è capace di dire di tutto, persino cose tra il pagano e lo gnostico, purché abbastanza sentimentalistico e formato La Vita in Diretta; tutto, compreso che è “viva” e magari “dentro di noi”, anziché ammettere l’unica cosa che, da prete, avrebbe dovuto dire, la più semplice: “E’ morta, è risorta in Cristo, finalmente ha visto il Suo Santo Volto”. Non lo dice perché è fuori moda, perché in fondo non ci crede, perché se ne vergogna, perché in definitiva gli sembra irrilevante ai suoi fini. Soprattutto perché gli interessa il consenso dell’intellighenzia, delle platee, i galloni della cronaca. Gli applausi del mondo. E per ottenerli è necessaria l’apostasia silenziosa: che non consiste più (solo) nella negazione plateale delle verità cattoliche, quanto piuttosto nella rimozione discreta di Dio. Da ogni contesto. Dalla propria lingua, anzitutto. Perché Dio è lui, don Ciotti. E Libera ne è il suo corpo mistico, la sua chiesa. Costruita sulle sabbie mobili delle mode del mondo. Dello spirito del mondo, cioè. Che poi, come detto, è sempre Lucifero.


Tra donchisciottismo e donciottismo non vedo la differenza: Don Chisciotte combatte contro tutti i mulini a vento, scambiati per mostri dalle braccia rotanti; don Ciotti pure, credendo però di combattere la mafia.

Ho qui davanti a me Il Mercante di Venezia di Shakespeare. Lo sfoglio a caso e leggo, pensando immediatamente a Ciotti e a quelli come lui:


Le forme esteriori possono ingannare, sempre l’ornamento inganna il mondo. Nei processi, quale causa disonesta e corrotta che, sostenuta da una voce graziosa, non maschera il volto del male? Nella religione, quale colpa tanto maledetta che una fronte grave non la benedica e approvi usando un testo sacro, con una bella frase celando l’ignominia?


Non c’è vizio elementare che non assuma qualche segno di virtù sulle sue parti esterne. Quanti codardi hanno cuori ingannevoli come gradini di sabbia, eppure portano sul mento la barba di Marte corrucciato e di Ercole, loro che, frugati dentro, hanno fegati bianchi come il latte. L’ornamento così, non è che l’insidiosa riva d’un mare periglioso, il velo sfarzoso che nasconde una bellezza barbarica: in una parola, la falsa verità che i tempi astuti indossano per intrappolare i più saggi”.


Non a caso ho sotto gli occhi una frase rivelatrice di don Ciotti, a proposito della causa di beatificazione di Tonino Bello, suo omologo pugliese, con un curriculum simile: “Occorrono due miracoli per la beatificazione di don Tonino? Ci sono! Il primo è stato l’elezione di Vendola a governatore della Puglia; il secondo, la sua rielezione”.  Non c’è niente da aggiungere.



*APPENDICE

(LADRI BENEFATTORI E DERUBATI LADRI.

VI RACCONTO UN IMMAGINARIO DIALOGO TRA DON CIOTTI E LA VITTIMA DI UN FURTO)

Se ti entra un ladro in casa, ti svuota casa, ti bastona il nonno: è colpa tua, pezzo di merda!, merdaccia che bivacchi e ti abbeveri in questo cesso di società!, sei tu che hai ridotto quel “poveraccio”, quella “vittima della società” a entrarti in casa, derubarti di tutto, bastonarti il nonnetto magari pure reduce della RSI (e un po’, quindi, se lo meritava!) e andarsi poi a ubriacare con gli amici gaglioffi, ossia le “altre vittime”.


Sai che c’è di nuovo?, te lo dice un don Ciotti, uno che impara dalla strada invece che insegnare la retta via a quelli che per strada, quella sbagliata, ci stanno: sei tu il ladro, sei tu il bastonatore di tuo nonno; dovresti vergognarti e chiedere scusa al ladro bastonatore di tuo nonno, e se proprio vuoi essere perfetto, purgarti del tuo “peccato sociale” (tale perchè nella società ci vivi), dovresti rendere al ladro pure quello che non ti ha ancora rubato, perchè il possederlo da parte tua è un “furto”, verso tutte le altre vittime della “società”. Ossia i ladri. Ossia hai rubato in casa dei ladri… perdon… delle “vittime della società”.


Non è manco più il tuo un “peccato sociale”. È proprio mafia! Sei un mafioso. Che oltretutto avendo rubato ai ladri, ossia ai “bisognosi”, secondo la legge di Dante nella Divina Commedia, dovresti finire affanculo giù nell’ultimo girone dell’Inferno, quello più vicino a Lucifero: i “traditori degli ospiti” (ossia i ladri intrufolatisi in casa tua), peggio ancora: i “traditori dei benefattori” (sempre il mariuolo di cui sopra).


Ma scusa… don Ciotti… però… ok cattivissimo me… ma posso dire una cosa?… “Zitto mafioso!”. Ma io non sono il ladro… “Ah no? E chi ha rubato in casa tua?”. Un benefattore, don Ciotti? “No, tu e la tua società avete rubato in casa del ladr… del… coso… del benefattore. Non sai che il Signore dice Non Rubare?!!”. Ma veramente era casa mia… “Tua? Niente è nostro. Pure millantato credito! Non lo sai che il Signore dice Non fare falsa testimonianza?!”. Ma don Ciotti, è vero… “Stai negando che hai rubato in casa tua… cioè scusa… in casa in un ladr… perdon… di un benefattore e per giunta vittima della società?!”. Ma non è vero, forse, ma non ricordo… ecco adesso sono confuso… ma no…


Non sai? Non ricordi? Ma che fai ritratti, neghi? Omertà! Omertà! Sei un omertoso… un mafioso! Ma tu non mi fai paura, e adesso che te l’ho detto uccideteci tutti, non ci tapperai la bocca, tanto non uccidete le nostre idee, le nostre idee camminano sulle gambe di chi resta. La mafia è una montagna di merda! E tu sei un mafioso di merda. E pure anticostituzionale. E in quanto tale fascista! Sei il vertice dell’abominio!”.


Cattivissimo me!… mi pento e mi dolgo con tutto il cuore d’aver peccato… “Peccato? Che peccato?”. Beh, il ladro che mi ha rubato… cioè che io ho derubato della mia… sua roba, che in beneficienza gli avevo dato e quindi era anche un benefattore… azz… che confusione!… “Ahhh dici il reato! E me lo chiami peccato!…”. Padre, posso confessarmi? “Cosa? De che? Non sono mica un magistrato”. Ma no dico, in confessionale, la confessione sacramentale. “La confessione?! Ma esiste ancora? Non l’aveva abolita il Concilio?”. No, c’è ancora, alcuni ancora la fanno. “I soliti preti reazionari! Meh vabbè, hanno abolito il peccato però”. Sì, ma quando? “Da quando hanno cominciato a peccare tutti ed il peccare è diventato un nuovo diritto, un diritto civile, umano, inalienabile. Lo dice pure la Costituzione…”. Sì, ma il catechismo… ma scusi… dove lo dice la Costituzione?


Che ne so, da qualche parte dice che lo Stato italiano è laico, e allora, per logica conseguenza, se lo Stato è laico, ciò significa che qui non si pecca, qualunque cosa fai non è peccato. Siamo laici per diritto costituzionale, abbiamo l’immunità ecco…”. Ma allora io non ho alcun peccato essendo sul suolo italiano. “No”. Però non mi sembra che il papa lo abbia detto. “Ma che c’entra, quello è tedesco, risponde alla costituzione tedesca, e poi sta in uno Stato fascista straniero voluto da Mussolini. E siccome quello Stato non è laico, là è ancora in vigore il peccato, pure la confessione se non erro, se pure lì il concilio non l’ha tolta. Ecco, se tu vuoi fare l’esprerienza esotica del peccato, tocca che vai in Vaticano, che qui non c’è questo servizio”.


Vabbè, don Ciotti, e mò io che faccio? “Come che fai? Sei un ladro, sei un calunniatore, sei un mafioso, sei omertoso, hai rubato in casa tua stessa… cioè in casa del ladr.. del benefattore, della vittima sociale insomma, ci hai pure il nonno fascista e ammazzapartigiani e mi domandi cosa devi fare?”. Eh! “Costituisciti, imbecille! Mafioso! Omertoso! Vile! Vai dal magistrato, confessa, fai il pentito, rivela il nome dei tuoi complici, che in questo caso sarebbero tu nonno e tutta la società mafiosa e omertosa come te, restituisci quello che ti ha… che hai rubato in casa tua…del ladr… in casa della vittima sociale… del benefattore insomma, restituiscigli tutto e domandagli perdono. Poi scontata la pena vieni da me che ti iscrivo a Libera”.


Un passaporto per il paradiso in terra, diciamo. Ma ho un solo dubbio, don Ciotti. Ma se ormai non ho più nulla in casa, manco mio nonno che sta in ospedale bastonato… da me e dalla società, ladri tutte e due, cosa restituisco al mio… come dice lei… benefattore? “La dignità!”. Tutto qui? “Anche la nuda proprietà di casa tua, sebbene svuotata da quel cleptomane che sei”. Ah, quindi ci posso almeno rimanere vita natural durante. “No. Non tu: il ladro… il benefattore che hai derubato. Poi quando morirà in un agguato di mafiosi come te, magari mentre stava per riprendersi ciò che era suo in una tabaccheria svuotando la cassa, ci mettiamo una sede antimafia di Libera: che non morirà mai”. L’antimafia a Torino? Ma non credo ci sia la mafia… “Se non c’è la inventiamo. E ad ogni modo ci sono pur sempre gli Agnelli. E te e quelli come te: la società, i fascisti, i mafiosi insomma”.


E questa è la fine ideale della storiella metaforica e metafisica di uno a cui hanno rubato in casa e bastonato il nonno, ma che, sfortunato lui, aveva il ladro raccomandato da don Ciotti. Sembra paradossale, un dialogo fra Totò e Peppino. Sembra. Ma è la pratica logica conclusione dell’ideologia ciottesca. Mejo se famo du risate.


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