In vino veritas. Cana reloaded

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La baldoria perdura, i gaudenti ci danno dentro, e così la bevanda che alimenta la festa scarseggia, per la soddisfazione di colui che la vuole vedere finita.


Ma il cuore di una Madre resta vigile come sentinella e nell’imminenza del disastro impetra per l’intervento del Figlio, il solo che ha il potere di mutare la rovina in vittoria. E così «questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù: Egli manifestò la sua gloria e i Suoi discepoli credettero in Lui» (Cfr. Giovanni 2,1-11).

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Lo so, di questi argomenti ne ho già scritto, anche su questo portale, ma d’altronde la mia penna non brilla per originalità e siccome il tema è stringente ed è a me particolarmente caro, mi pare utile il ribadirlo: quanto questi tempi richiamino l’episodio delle nozze di Cana. In quella cronaca evangelica (la cui esegesi mi si scuserà se riassumo qui un po’ grossolanamente) viene descritta l’unione sacramentale tra l’uomo e la donna, rifrangenza e simbolo dell’unione escatologica tra l’Altissimo e l’anima umana (destino di santificazione cui ciascuno è chiamato). Ma la celebrazione viene attentata dall’opera sottile del maligno, il quale, rimanendo come suo uso nel nascondimento, fa leva sulla natura umana ferita dal peccato originale dei commensali ed approfittando del lungo protrarsi dei festeggiamenti, predispone l’esaurirsi del vino (simbolo dell’Alleanza).


La famiglia, ancora una volta priva di “vino”


A quel punto, quando la festa rischia di essere irrimediabilmente rovinata, ecco che interviene il Salvatore, per l’intercessione della Donna, ad operare, per mezzo della Sua nascente Chiesa, il miracolo che ristabilisce (anzi migliora) il gaudente banchetto nuziale.


Ed oggi giorno basta girare lo sguardo intorno un po’ attentamente che il parallelo con l’aneddoto di Cana non può non balzare all’occhio; percui, secondo il monito del Maestro («Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» Matteo 16,3) e secondo quanto ribadito dal Magistero (il quale indica come la storia della Chiesa sia destinata a ricalcare la vicenda terrena del Cristo), non ci si può esimere dallo stendere un veloce bilancio, dal quale, in un’ottica di tipo profetico, risulta evidente come l’attualità ci lasci ancora una volta testimoni di quell’atavico scontro tra lo spirito del mondo ed il corpo mistico di Cristo, ma forse come mai in precedenza, tale combattimento si stia giocando sul campo di battaglia della famiglia, intesa in senso stretto, proprio come quel sodalizio sacro ed indissolubile che unisce in matrimonio l’uomo e la donna.


Uno dei manifesti contro la famiglia naturale.
Una guerra antica, ma sempre più violenta


Certo, l’antagonismo escatologico tra il Cristo e l’anticristo è proprio di ogni contingenza storica e s’intreccia in ciascuna circostanza dell’umana quotidianità, ed è fin dalla Genesi che il serpente antico mette la sua lingua biforcuta nella relazione sponsale, tra la creatura ed il Creatore, e tra la donna e l’uomo, poiché esso è menzognero ed omicida fin dal principio, e siccome proprio nell’unione fertile tra maschio e femmina l’Onnipotente ha depositato il germoglio dell’umanità intera, distruggendo il consorzio famigliare, il maligno aspira ad estinguere l’uomo fin dalla sua generazione. Perciò  esso si accanisce, ed in questi tempi in cui la lontananza dell’uomo da Dio è tale da lasciargli la mano maggiormente libera, lo fa con più virulenza.


A dirla tutta si tratta di una guerra, questa, cominciata in maniera silenziosa parecchi decenni or sono: il principe di questo mondo è pur sempre un angelo decaduto e come tale pianifica le sue strategie nel lungo periodo (anche perché così è più facile camuffarle).



Quello che è oggettivamente artificiale (perché due donne o due uomini non possono procreare senza l’aiuto della scienza) viene fatto passare per naturale.
I prodromi di questo accanimento verso la famiglia si possono individuare nello sdoganamento della morale sessuale, con la scissione tra genitalità e generazione, con la rivendicazione in chiave femminista della fertilità della donna come strumento di potere per decidere sulla vita nascente ed al contempo la svilente destrutturazione della figura maschile e (di conseguenza) paterna; quindi con la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, la conculcazione capillare di una mentalità contraccettiva e la diffusione globale di una cultura demografica mortifera, giungendo infine ad un assalto scoperto verso la dualità maschile e femminile (l’unica possibile) con l’obbiettivo nemmeno più tanto celato ormai di un pansessualismo pervertito, normalizzato e globalizzato, che in quanto ontologicamente sterile risulta ultimamente estintivo dell’umano, ed in quanto intrinsecamente peccaminoso porta all’inaridimento dello spirito ed alla morte eterna dell’anima.


Ancora una volta verrà in nostro soccorso la Madre?


Nozze di Cana, opera di Rutilio Manetti, 1620, collezione privata.
Nel tempo attuale, parimentialle dinamiche svoltesi durante la festa di nozze narrata nel Vangelo di Giovanni, si assiste al medesimo movimento: il disordinato gozzovigliare di un’umanità inebriata dallo spirito del mondo che si abbandona senza freni alla festa libertaria dei propri velleitari desideri, alienandosi dalla Verità in uno stato di ubriachezza d’orgoglio e presunzione. Un consesso non si sa quanto inconsapevole che partecipa goliardicamente alla ricostruzione di una Babele di menzogne e di superbia, senza accorgersi che lo Spirito rischia di venire meno (non per Sua mancanza, ma per l’ostinato rifiuto che Gli si oppone) e che quindi l’autocondanna del genere umano al disastro è realmente vicina.  


Allora come ora, la speranza nostra è che in questo tempo travagliato, in cui la famiglia è stretta d’assedio da un’imperante cultura della morte ed il nucleo stesso della società umana, l’unione fertile e sacramentale tra l’uomo e la donna, è minato alle fondamenta dalla medesima logica di divisione sottesa nell’opera del maligno durante l’esemplare banchetto di Cana, ancora una volta l’intervento perentorio della Madre inauguri l’eucatastrofe, e l’intervento mediato dello Sposo rinnovi, attraverso quella chiesa domestica che è ogni famiglia, l’unico Spirito di Verità capace di fertilizzare il mondo. Tale speranza rimane certa per quella realtà naturale che vede l’uomo creato fecondo nell’unione tra maschio e femmina e mandato a popolare la terra con i frutti del suo amore sacramentato da Dio: tutte le ideologie della menzogna, per quanto oggigiorno apparentemente incontrastabili, sono per loro stessa natura evanescenti e pertanto destinate a dissolversi nel confronto con la Verità. La scommessa dell’avversario è che il genere umano si estingua prima di quest’inevitabile soluzione.


Uomini e donne di oggi: qualsiasi cosa Lui vi dica, fatela!



Uno dei modi che oggi le persone hanno scelto per difendere la famiglia naturale: vegliare in piedi.
Ed è qui che si giocherà la partita decisiva della libertà personale: in quel piccolo resto di uomini e donne che si farà servo all’invito della Madre (così reiterato nella fitta storia delle apparizioni dell’epoca moderna) d’incarnare all’interno della propria vita famigliare il comandamento del Figlio, così come esposto prefigurativamente nel brano evangelico delle nozze di Cana. Ecco che allora all’uomo contemporaneo viene chiesta in questi ultimi tempi la medesima disponibilità, nella perseveranza dell’obbedienza alla Volontà di bene di Dio per i suoi figli anche quando questa passa attraverso la tribolazione del mistero d’iniquità.


Poiché come dimostrato ogni volta nella storia della salvezza, ed in maniera eclatante nell’epifania delle nozze di Cana, è nel momento in cui il Regno appare più debole che si palesa la Sua forza. E proprio in quest’ora, in cui la famiglia così come Dio l’ha concepita patisce e geme sotto il giogo opprimente del secolo perverso, che si delinea un’aurea occasione di martirio per tutti gli uomini e le donne di buona volontà che vogliono rimanere fedeli all’unica Verità, nel traghettare la generazione futura oltre il crucifero tempo attuale, verso una rinnovata prosperità, e l’imperativo dello Sposo è adesso per coloro i quali, nella Sua Chiesa, stanno risoluti nel vegliare come Sue Sentinelle: «alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!» (Luca 21,28)


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