'APOCALYPSE MURDOCH' - 29° PUNTATA

28/6/2012 DI GLAUCO BENIGNI dagospia.com

 - LO SQUALO RIDE ULTIMO, ANCORA: "BSKYB" VIENE QUOTATA IN BORSA A LONDRA - LA CENETTA SEGRETA A QUATTRO FRA MURDOCH E L'ASTRO NASCENTE DELL'OPPOSIZIONE "TORY" BLAIR CON LE RISPETTIVE CONSORTI - E IL GOVERNO BLAIR VARA LA NUOVA NORMATIVA ANTITRUST E LO SQUALO ROMPE DEFINITIVAMENTE CON I CONSERVATORI...


Il 17 ottobre 1994 «Business Week» si diverte a titolare: MURDOCH RIDE ULTIMO. ANCORA. Il 62enne Re dei Media e i suoi partner, stanchi di investire, cominciano a pensare di collocare il titolo BSkyB in Borsa per fare un po' di cassa. E non è roba da poco, si parla di emettere nuove azioni, nel giro di un paio di mesi, in un'offerta pubblica sulle piazze di Londra e New York. Un'operazione che, con un flottante pari al 20% del totale, condurrebbe il valore del network a 7 miliardi di sterline.

Per Murdoch, che possiede sempre il 50% di BSkyB attraverso News Corp., la dismissione di un 10%, significherebbe un'iniezione di 800 milioni di sterline e il mantenimento del controllo della company con ancora un pesante 40%. Altri 800 milioni andrebbero ripartiti fra i soci di sempre: Pearson Plc, i francesi di Chargeurs e gli inglesi di Granada. A dicembre 1994 BsKyB viene collocata alla Borsa di Londra. Con una parte della somma ricavata Murdoch, fra l'altro, ha in mente di perfezionare l'acquisto di Star Tv a Hong Kong.

Attenzione però, qualcosa sta cambiando sul fronte politico, un orticello sempre curato con devozione da Murdoch. Le nuove strategie richiedono nuove prospettive e alleanze. Il flirt con il Governo conservatore si è troppo raffreddato per molte ragioni. Tra queste, il cupo silenzio del Primo Ministro durante l'attacco a Eurosport della Commissione Cee nel '91. Murdoch ci teneva a gestire lo sport con un canale paneuropeo e invece ha dovuto modificare i suoi piani.


È uno scherzo che la Thatcher non gli avrebbe mai fatto. È vero anche che l'attuale inquilino di Downing Street, John Major, non sembra avere lo stesso slancio affettivo nei confronti del padrone di BSkyB. Non ostacola, ma non agevola. Ecco allora che l'australiano pensa bene di organizzare delle cenette, più o meno segrete. Alcune fonti, tra cui «The Independent» e www.pilger.carlton.com, riportano che, in una sera di settembre del 1994, nella sala privata di un ristorante londinese, s'incontrano per la prima volta due coppie di prestigio: Blair e sua moglie Cherie sono invitati da Murdoch e sua moglie Anna. L'ex-leader dei laburisti, John Smith, è morto qualche mese prima, in maggio, a causa di due infarti, e l'astro nascente dell'opposizione ora è lui: Tony Blair.


Vero è che Blair è diventato l'alfiere di una sinistra «leggera», direbbero i suoi denigratori dell'ala estrema del partito, tanto leggera che è stato ribattezzato «Tory» Blair (tory è la definizione abbreviata di ‘conservatori'), ma è pur sempre l'avversario, il nemico storico. Però rischia di vincere le prossime elezioni, quelle del 1997. Gli inglesi sono ormai stanchi di quindici anni senza alternanza: la Thatcher era salita al potere nell'ormai lontano 1979 e poi aveva passato il testimone a Major.


Insomma: i due si incontrano. La cosa non passa inosservata e naturalmente viene liquidata dal portavoce di Blair come parte dei colloqui che un leader politico deve avere con importanti soggetti economici del Paese. Ma è certo che le menti più fervide intravedono già quello che poi sarà un cambio di rotta da parte di Murdoch. Nessuno a quel tempo, probabilmente nemmeno i più acuti osservatori, immaginano però che l'australiano non si limiterà ad appoggiare Blair, ma che addirittura lo aiuterà, allo scopo dichiarato di imprimere una svolta epocale al Paese.

Nel maggio 1995 in Inghilterra succede qualcosa che dà il colpo di grazia all'ormai asfittico rapporto di Murdoch con i conservatori. Il Governo vara la nuova normativa antitrust, un vero e proprio terremoto sta per sconvolgere tutta l'editoria britannica e costringe gli editori di giornali, Tv e radio a rimescolare le carte. Comincia una lunga stagione di vendite e di acquisizioni. In pratica, la Legge - parola odiatissima da Murdoch - fissa limiti, tetti e regole in ogni settore dell'industria editoriale e per ogni mix di proprietà multimediali: nessuno potrà avere più del 10% del mercato complessivo. Suonano le campane a morto per la vittima sacrificale numero uno: il (mai tanto vilipeso) tycoon australiano.


Murdoch soffre, si sente così tradito dai tradizionali alleati da dichiarare testualmente: «È un complotto contro di me!». E probabilmente ha ragione. Pieno di astio, rincara la dose dicendo: «Dietro la legge proposta dal cosiddetto Governo liberista, c'è la solita difesa dei vecchi e spesso fallimentari diritti acquisiti e degli interessi di società come Pearson e Carlton». Poi, rotto com'è a ogni battaglia e uso a fronteggiare le astuzie di qualsiasi avversario, conclude sprezzante: «Non riuscirete a distruggermi».

Stavolta Murdoch è proprio fuori di sé, neanche le più elaborate game theories gli danno pace. Ma è ancora lucido. Lo è sempre stato, come dimostra la cenetta con Blair che, ai più attenti, rivela ora tutto il suo devastante potenziale. Probabilmente è in questo momento che tutte le idee di Murdoch sul giovane outsider mutano al meglio. E il bucaniere volge definitivamente le prue della sua flotta inglese verso i lidi laburisti. Alla prima cenetta ne seguono altre due.


Evidentemente le due coppie si piacciono, tant'è che nel luglio del 1995, i Blair volano in Australia grazie a un bel biglietto di prima classe pagato da Murdoch. E Blair stesso interviene, quale speaker di punta, nella Conferenza della News Corp. organizzata a Hayman Islands. Il leader laburista, nel suo atteso discorso, invoca «il bisogno di nuovi obiettivi morali in politica che incontrino la sfida morale di fronte alla quale si trovano gli inglesi». Si registra una ridondanza dell'aggettivo «morale».


«Dipende dal fatto che sono ambedue Cristiani», commenterà qualcuno ironicamente. In ogni caso «la sfida», secondo Blair, ha a che fare strettamente con l'economia e a questo punto, il futuro Primo Ministro, cita Ronald Reagan e Margareth Thatcher quali esempi «che hanno posto una grande enfasi sull'impresa e sono stati ricompensati da successo». Murdoch applaude entusiasta: l'accordo c'è. E, quasi a sigillarlo, Blair incalza: «Questa sfida riguarda anche i proprietari dei media, le cui imprese sono state limitate dalle regole [...]. Dobbiamo mantenere il sistema sotto revisione costante [...]. Viviamo in una società massmultimediale e siamo molto consapevoli del ruolo delle regole per i nuovi media».

I due si stringono calorosamente la mano di fronte al popolo della News Corp. L'indomani, «The Sun», il quotidiano inglese di Murdoch, commenta: Blair has vision (‘Blair vede il futuro'), ha intenzioni serie e parla il nostro linguaggio a proposito della moralità e della vita familiare». L'accordo c'è. Eccome.


Nel 1995, BSkyB continua la sua irresistibile ascesa. Si prevede di incrementare i profitti operativi del 45-50% nell'anno fiscale. Tanto per gradire, News Corp. assume il controllo di Vox, una rete via cavo tedesca che in quell'anno raggiunge circa l'8% delle abitazioni dimostrando di avere un potenziale di crescita notevole in quello che è il più grande mercato del Vecchio Continente. Murdoch prevede di investire oltre 100 milioni di dollari nei due anni seguenti per potenziare la programmazione e, aggiungiamo noi, per avere un altro bastione nel suo Impero Globale: la Germania. La porta per il mercato dell'Est Europa. Un sogno però che verrà infranto dal tandem dei suoi rivali: Saban-Turner.

29/Continua...