ECCO IL 12º SEGNALE DELLA RIPRESA: METÀ AFFITTO INCASSATO VA IN TASSE E SPESE

di LUIGI CORTINOVIS 15/1/2015 RISCHIOCALCOLATO.IT

Il mattone no tira più, da anni.


Oggi, avere un immobile è come avere un bancomat messo a disposizione del governo.


Un tempo, grazie alla rendita di qualche affitto si poteva pensare ad un futuro migliore, al riparo da strette economiche. Non è più così.


E se tutti sanno che le imposte sulla casa sono aumentate in maniera esorbitante, ora saprà che anche gli affitti sono diminuiti.


“Ma – scrive il giornale di Confindustria – non tutti sanno dove sia meglio (o peggio) possedere un’abitazione da dare in locazione: a Lecco, ad esempio, chi sceglie la cedolare secca – su un contratto a canone libero – vede svanire tra tasse e spese di manutenzione il 47% del canone incassato, e la percentuale arriva al 66% se il proprietario applica la tassazione ordinaria con un’aliquota Irpef medio-alta.


Un record, tra i capoluoghi di provincia”. 


Facendo una media tra nord, centro e sud, il risultato finale è che metà affitto finisce in tasse e spese, spesse che spesso sono la conseguenza di normative che impongono controlli pletorici e/o documenti energetici assolutamente inutili.





A tutto questo, va aggiunto il rischio morosità degli inquilini, che in questo ultimo quinquennio è lievitato. 


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