L'ISLAM LAVORATO A MAGLI

11/1/2015 A.M. per 'Libero quotidiano'


Da sempre la voce dell’antropologa Ida Magli è fuori dal coro. Anche sull’attacco alla Francia, prende le distanze dallo slogan «Je suis Charlie».


Le pare troppo banale?
«È che ho visto i più importanti quotidiani - Libero mi pare di quelli che sgarrano meno - e ne ho ricavato l’impressione che i leader politici e i giornalisti italiani non capiscono nulla dell’islam. Lei ha mai letto il Corano?»


Sì, eccome. Ce l’ho qui davanti, fra l’altro.
«Invece la maggioranza di quelli che commentano non l’hanno mai letto perché siamo una poltiglia culturale priva di qualsiasi fede. Ecco perché, partendo dai propri presupposti, si sbaglia».


L’errore qual è, a suo parere?
«È cretino fare le vignette su Maometto. Così come di Buddha o di altre divinità. Non è questa è la nostra libertà d’espressione: la storia ci rivela che le insegne degli eserciti vittoriosi si fermavano davanti alle statue delle divinità. Durante le guerre donne e bambini si rifugiavano nei templi perché erano territori intangibili. C’era il rispetto del trascendente, del sacro».


Non la preoccupa di più la reazione violenta?
«Non si deve ammazzare la gente, su questo siamo d’accordo. Ma dal momento in cui tutti (io no, sia ben chiaro) sono così convinti di dover favorire l’immigrazione e il multiculturalismo, bisogna essere coerenti. Abbiamo accolto gente dall’Africa, dall’Asia e dal Medio Oriente. Che senso ha offenderne i sentimenti religiosi?»


Crede che la soluzione sia autocensurarci?
«Credo che sia fare quel che non fa nemmeno la Chiesa. Pur parlando di dialogo, si rimane in superficie. E non si affronta il tema che divide le religioni monoteiste».


Quale?
«Maometto ha copiato dal Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia, e su quelli fonda la sua rivelazione. L’Europa e l’Occidente non hanno mai analizzato la parte più antica della Bibbia che risale a ottomila anni prima di Cristo. È lì che si ritrova quella forma di giustizia primitiva che è la legge del taglione».


Da noi però, non si è andati oltre, con l’esegesi e la critica?
«Abbiamo abbandonato quei comportamenti, ma i testi sacri sono rimasti tali benché non ci crediamo più e siamo in contraddizione con noi stessi. Ecco perché ci si trova poi in difficoltà a contestare i musulmani che seguono quelle stesse regole».


Comunque, i terroristi musulmani che hanno colpito in questi giorni sono nati in Occidente. Come rispondere a chi appartiene alla nostra cultura e poi l’ha abbandonata?
«Ci sarebbe molto da lavorare in questo senso. Ma tenendo conto delle leggi. Non introducendo lo ius soli. Siamo stati troppo condiscendenti nei confronti dei musulmani. Ma i politici pensano solo alle conseguenze immediate».


Cioè, sono deboli?
«Abbiamo persone assolutamente incompetenti e inadeguate su questi problemi. Mettere delle donne a fare la politica estera è la cosa più cretina del mondo. Perché i nostri problemi sono con l’India e i Paesi arabi, dove le donne non contano niente».


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