Contro i barbari

la Civiltà, Nostra Madre - Marcello Veneziani

Gli spiriti pratici risolvono tutto con la guerra all’Islam.


E i moralisti con l’autocritica dell’americanizzazione mondiale. Non si salva una civiltà semplicemente indicando un amico assoluto o all’opposto negando che esista, se non dentro di noi.


Bellicisti alla Fallaci o pacifisti come gli europii .


La civiltà si salva se ci chiamiamo dentro, se riconosciamo che il nostro avvenire non procede in automatico, non è solo nelle pinze della tecnica e non riguarda solo la nostra vita singola e privata.


Ma è dentro un orizzonte comune, più grande e più duraturo, che è la nostra matrice, la nostra origine e il nostro grembo: la Civiltà, Nostra Madre.


Questo è oggi l’amor patrio più consono alla nostra epoca: il patriottismo di civiltà. La smania di vivere a ogni costo e la pulsione autodistruttiva si sono alleate e hanno generato la tentazione di lasciarsi vivere, evadendo i limiti e opponendo poche resistenze.


Così il male principale della civiltà alla fine torna a essere quello che annunciava Nietzsche, preveggente del nostro secolo: la stanchezza. Siamo stanchi di vivere e di costruire, facciamo notte ogni giorno, il piacere ci affatica più del lavoro e la libertà ci stressa più della schiavitù, abbiamo tanti desideri ma poche aspettative.


L’età si allunga e la pazienza si accorcia; così prevale la stanchezza della civiltà e il vago desiderio di barbara innocenza.


Siamo stanchi e perciò più vulnerabili, dai nemici di fuori e dai vigliacchi di dentro.


In preda ai barbari, allogeni e indigeni, remoti o in mezzo a noi.


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