06 Gennaio 2015 IL RIEMPITIVO

di Pietrangelo Buttafuoco Il Foglio

Meglio un giorno da Cinepanettone che cento da “Si accettano miracoli”.


Un film più inutile di questa gettonatissima favola napoletana firmata da Alessandro Siani è difficile da trovare.


E’ una cartolina – le donne lavano i panni alla fontana, gli autobus anni 50 sono presi dal trovarobe – ed è un apologo sui sentimenti del pittoresco con uso di cucina. Non senza la religione furbacchiona buona al più per Papa Francesco.


Sebbene inzeppato di grandissimi attori – qua e là spruzzato da battute sulfuree, magnifiche – il film, ambientato in un paese ma scritto da chi non ha mai visto dal vero un paese, risulta  perfino peggio de “Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo”.


E’, quest’ultimo, il film di Aldo, Giovanni e Giacomo che sembrava aver conquistato il primato della pellicola più mesta e più babbigna messa in circolo per le Festività. Si tratta di due titoli che, nel disastro dell’industria cinematografica italiana, hanno ottenuto risultati lusinghieri al botteghino.


Ma siccome la commedia è identità fondante della nazione – ben più che spaghetti e mandolino, quanto a misurare i mutamenti di costume, la commedia è, infatti, scienza – ci si dispera a doversela vedere con siffatte prove d’artista perché altro destino non sembra arridere all’Italia che l’incapacità di far ridere.


Ce lo meritammo, un tempo, Alberto Sordi. Figli, quali siamo di Pietro Germi e di Carlo Goldoni, per puro provincialismo, abbiamo tradito i grandissimi fratelli Vanzina. E ci siamo ridotti a credere nei falsi miracoli da botteghino.


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