Tornare indietro per andare avanti

31/12/2012 Intervista di Olivia Posani, La Nazione www.antoniomartino.org


Antonio Martino, economista liberale, ex ministro durante i governi Berlusconi, non ha mai nascosto la sua allergia per la moneta unica. Ora invoca la modifica dei trattati e uno stop alla politica del rigore con la quale, dice, «Ci stiamo auto infliggendo recessione».

  • Che bilancio fa di dieci anni con l'euro in tasca?

  • Guadagnai la reputazione di euroscettico perché avevo grosse perplessità su questa nuova moneta. Le perplessità sono state confermate più di quanto pensassi».

  • Che cosa non la convinceva?

  • Il modo con cui la moneta è stata introdotta, la costituzione monetaria e quella fiscale. Sul primo punto va ricordato che il valore dell'euro è bastato sulla fiducia che in esso ripongono coloro che la devono usare. Questo avrebbe dovuto far comprendere l'insensatezza di introdurre una moneta che non aveva mai circolato e ritenere di poterle imporre a priori il potere d'acquisto. Se si potesse, la povertà scomparirebbe dal mondo. In Germania l'euro viene chiamato teuro, rincaro».

  • Alcuni economisti hanno calcolato oggi la lira varrebbe il 30% in meno dell'euro.

  • «Congetture da analfabeti monetari. Con due milioni al mese una famiglia viveva decorosamente. Con mille euro non ci vive nemmeno una coppia».

  • Non sarà perché Berlusconi e Tremonti hanno abolito i comitati di controllo provinciali che dovevano evitare speculazioni?

  • «Ritiene che i prezzi si possano controllare d'autorità? Questo è un altro dei miti duri a morire. I prezzi li fanno le nostre decisioni, li fanno compratori e venditori».

  • Secondo lei dovevamo rimanere con la liretta?

  • «No, dovevamo dare il tempo alla gente di abituarsi all'euro. Dovevamo seguire lo schema proposto dagli inglesi: usare questa moneta in parallelo a quelle nazionali. Dopo due o tre anni l'avrebbero padroneggiata anche le massaie e avremmo saputo con esattezza il suo valore di mercato».

  • Dunque non ce l'ha con l'euro?

  • Assolutamente no. Sono contrario al modo in cui è stato introdotto. Einaudi era favorevole alle istituzione di una moneta europea perché avrebbe evitato la più iniqua delle imposte che è l'inflazione. L'idea è stata recepita dal trattato di Maastricht, che prevede che la Bce debba pensare a evitare inflazioni e deflazioni, mentre non può comprare titoli del debito pubblico».

  • La Bce non dovrebbe comprare Btp nemmeno sul mercato secondario?

  • «Assolutamente no. Tutti i cinquanta stati americani hanno la stessa moneta, ma la condotta fiscale dei singoli stati è autonoma. Né la Fed né il governo intervengono per salvare uno stato troppo spendaccione. Lo fanno fallire».

  • La Grecia andava fatta fallire?

  • «Certamente. E non si doveva pensare di imporre all'Irlanda di aumentare l'aliquota sulle società. Non ha senso far pagare le stesse tasse a chi è ricchissimo e a chi è poverissimo. Le aliquote che si può permettere la Germania non se le può permettere né la Grecia né il Portogallo. L'idea di Monti e degli altri eurocrati di armonizzare le aliquote è folle».

  • Contrario all'unificazione delle politiche monetarie e fiscali?

  • «Maastricht dice che se un Paese sfora i parametri gli s'impone una multa. Le sembra sensato che un paese che non riesce a pagare i suoi debiti sia anche multato? Oggi, per salvare questo tipo di euro, corriamo rischio di far sprofondare l'Europa. E' assurdo costringere i paesi a raggiungere al più presto il pareggio di bilancio. L'Italia è descritta da tutti sull'orlo del baratro. Non è vero. E' la fissazione per lo spread».

  • Ma se lo spread sale il nostro debito pubblico aumenta...

  • «La Banca d'Italia sostiene che la situazione sarebbe gestibile anche con tassi d'interesse all'8%».

  • Che cosa andrebbe fatto?

  • «Dobbiamo tornare indietro per andare avanti. Riscrivere subito il trattato di Maastricht. Al primo posto si mette che ogni stato è responsabile della sua condotta di bilancio e che la Bce non può salvarlo se ha speso troppo».

  • Ma l'euro ce lo teniamo?

  • «Sì, dopo 10 anni ognuno sa quanto vale».

  • E se i trattati restano così?

  • «Entrerà in discussone il futuro dell'Europa. L'idea che la moneta unica avrebbe portato inevitabilmente all'unione politica si è dimostrata infondata. Arriverà solo quando, e se, ci saranno paesi disposti a rinunciare alla sovranità nazionale in materia di politica estera e di difesa»

  • E un'unica politica economica si può realizzare?

• «Non possiamo avere una politica economica e ventisei politiche estere».

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