Giocando nei prati del Signore. Storie dei 'bambini prodigio' di Dio (1)

PAPALEPAPALE.COM

PARTE 1

A PICCOLI PASSI VERSO IL CIELO: QUEI BAMBINI CHE HANNO CAPITO TUTTO PRIMA DI NOI.


Chi sono i santi bambini e perché in qualche modo inquietano?

Cosa c’è di straordinario e di terribile in loro che attrae e e nello stesso tempo atterrisce?

Un viaggio attraverso la santità dei più piccoli ci svela il mistero delle loro delicatissime e meravigliose figure, rispondendo alle varie obiezioni che vengono sollevate da noi adulti. Che di obiezioni ne abbiamo tante proprio perché questo tipo di santità ci sembra spesso innaturale e quasi irreale.

Ma è davvero così? La vita di questi santi bambini sembra suggerirci proprio il contrario e ci dice che loro sono arrivati per primi a comprendere l’essenza della santità Perchè se questa appartiene a chi si fa bambino per il Regno dei Cieli loro, questi piccoli d’età non hanno aspettato di diventare adulti per capirlo.


Ci scrive il Mastino: “Sono stranamente terrorizzato da queste figure di bambini santi…”. Io, Claudia e Nicola gli rispondiamo che non c’è nulla da aver paura, anzi, dobbiamo ringraziare il Cielo per queste anime predilette e giù a spiegare quel tipo di santità senza filtri che spaventa “il nostro Mastino”.


In verità scopriamo poi, ancora una volta, il suo animo sensibile quando ci dice che:  «In questi bambini avverti l’impatto dell’incontro nudo e crudo con la divinità, senza sovrastrutture culturali, senza veli pedagogici, senza barriere e filtri, in modo spontaneo e diresti quasi selvatico, naturale. Senza mediazioni di sorta: diretti.


Soli dinanzi a Dio senza soggezione. Questo spaventa, rende spaventoso questo impatto tragico, e dolce, con il divino. Questi bambini riescono ad essere totalmente “altro”, sembrano quasi perdere non dico l’umanità ma l’infanzia, come non ne avessero mai avuta una. Avverti che non sono, non sono mai davvero stati di questo mondo. E tutto questo è spaventoso, fa accapponare la pelle. Mi sembra tutto estremo in loro, tutto disperato e al contempo pieno di grazia…». Questo dice con la sua non sai mai se profondità o innocenza il Mastino.


Il dolore degli “Innocenti”?

 

Il martirio di un santo bambino: San Cristoforo della Guardia. Di lui si sa pochissimo ma il suo culto fu autorizzato dalla Chiesa nel 1805.
Innanzi tutto sfatiamo un mito: nessuno è “innocente”, neppure un bambino.


E questo è comprensibile solo se si accoglie con serenità la dottrina del peccato originale. Nel momento in cui questa dottrina è venuta meno, rifiutata – grazie anche ad una certa propaganda protestante da quattrocento anni a questa parte – si è indebolita la comprensione di certo dolore, si è offuscato il senso della sofferenza e della donazione di sé.


Dice sant’Agostino nell’esporre il Salmo 51(50) : “in un altro passo il profeta dice: Nessuno è puro al tuo cospetto, neppure il bambino che ha un solo giorno di vita sulla terra. Sappiamo, infatti, che con il battesimo di Cristo sono lavati i peccati, e che il battesimo di Cristo è efficace per ottenere il perdono dei peccati. Se i fanciulli sono assolutamente innocenti, perché le madri corrono alla chiesa con i loro piccoli deboli? Che cosa si lava con quel battesimo, che cosa si perdona con quella remissione? Io vedo l’innocente piuttosto piangere che adirarsi. Che cosa lava il battesimo? che cosa scioglie quella grazia? Scioglie la radice del peccato…”.


Per questo quando parliamo dell’Immacolata non parliamo di una creatura nata senza peccato perché era una dea, ma che in previsione dei meriti di Cristo, suo Figlio e Salvatore, fu “preservata”, salvata nel momento del concepimento, unica Creatura al mondo ad aver avuto questo privilegio per i motivi che la dottrina ci insegna e quale nostro prototipo: ossia Ella è icona, modello ed esempio di ciò che ognuno di noi deve diventare per entrare nel Regno dei Cieli.

 

L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II sulla sofferenza: Salvifici doloris.
Quante volte ci sentiamo chiedere, oppure ce lo chiediamo noi stessi: “che senso ha che un bambino soffra? Può un Dio, che chiamiamo Amore e Bene assoluto, godere o desiderare della sofferenza dei bambini?”.


Ci sono alcuni che finiscono per dipingere un Dio bramoso che si “alimenta” della sofferenza di questi bambini dimenticando però che Dio stesso si fece bambino per finire sulla Croce.


I più fatalisti invece, che rifiutano di avere a che fare con un Dio fatto Persona, parlano di fatalità, destino, ma anche a voler assecondare la loro opinione, non si risolve la domanda spinosa: perché?


Noi che fatalisti non siamo, con un pò di sano realismo vogliamo affrontare l’argomento per tentare di capirci qualcosa, senza pretesa alcuna, ma con il corretto discernimento di una coscienza aperta al mistero di Dio, senza pretendere di svelarlo, quanto piuttosto arricchirci di qualche elemento in più per poterlo accoglierlo serenamente. Suggeriamo anche la Lettera Salvifici Doloris di Giovanni Paolo II.


E’ naturale che laddove ci soffermassimo ad estremizzare i fatti, non renderemo mai pienamente la verità di quanto fa trasparire, su questi santi bambini, lo stesso Mastino: ” non sono mai davvero stati di questo mondo” ma senza perdere, per questo, la realtà che erano nel mondo. E sempre di Antonio vi suggeriamo di ri-sfogliare e rimeditare l’articolo “Chi vi ha detto che avete diritto di essere felici?” quando parliamo, appunto, della falsa felicità che pretende un paradiso in terra, mentre, in realtà. attendiamo la vera felicità per il regno di Dio e qui siamo, come diciamo nella Salve Regina,  “in una valle di lacrime”. La terra è il nostro Calvario.


Ma che tipo di fede è quella dei bambini santi?

 

Veniamo ora ad esaminare le possibili obiezioni.


La piccola Maria Goretti, una santa bambina tra le più note. Uccisa a 12 anni per non avere acconsentito alle voglie di un ragazzo.
1) Non si dovrebbero beatificare i bambini perché l’adesione alla fede deve essere piena, consapevole, razionale.


E i bambini non hanno raggiunto questa consapevolezza.


Apparentemente è vero: quale consapevolezza potrebbero avere dei bambini a riguardo del peccato e del male?


In verità essi, specialmente se battezzati, essendo così salvati dal peccato originale e non avendo ancora consapevolezza della malizia, possono dare testimonianza della perfetta beatitudine, motivo per il quale Gesù stesso ce li offre quale immagine da seguire: ” In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt.18,1-5). Notare che Gesù oppone una clausola per noi adulti che leggiamo e che bambini non lo siamo più, il convertirsi.


Prima bisogna convertirsi e poi diventare piccoli, ossia riacquistare quell’innocenza che i bambini hanno ricevuto nel battesimo. Dice infatti san Paolo agli Efesini: ” In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà” (cap.1,4-6).

 

La serva di Dio brasiliana Odette Vidal de Oliveira. 9 anni di vita vissuti tutti per Gesù: giovanissima catechista, amante della Santa Eucaristia e poi sul Calvario con il suo Signore per una febbre tifoidea che la consumò in 49 giorni.
Erroneamente si va dicendo che nel passato la Chiesa fosse restia ad intraprendere e portare avanti cause di beatificazione riguardanti ragazzi e adolescenti di ambo i sessi; qualcuno diceva che un bambino di per sé non può essere santo e semmai lo sembrasse ciò sarebbe il risultato dell’opera troppo pressante di adulti, che quasi lo costringono ad essere così. In verità non è così, la Chiesa ha sempre tenuto in alta considerazione l’esempio dei bambini.


Vi è da dire, piuttosto, che solo dal 1800 ad oggi troviamo riscontro di bambini protagonisti di una diretta difesa o testimonianza della fede e forse non è un caso che proprio in questo tempo in cui l’aborto miete milioni di vittime innocenti, che l’eroicità di queste anime si è fatta più pressante uscendo allo scoperto.


La beatificazione che si fa ai bambini è infatti una proclamazione, affermazione, di quella realtà da loro vissuta e che Gesù vuole per i suoi discepoli, per le sue membra nella Chiesa. Non a caso i funerali che si fanno ai bambini battezzati non sono funerali di riparazione, ma è già una glorificazione; è detta “Messa degli Angeli” e non è un comune funerale che si fa come nel caso degli adulti; è per questo che la loro bara è bianca, a significare già la loro beatitudine.


Tutti i bambini morti – con il battesimo – prima dell’età della ragione (effetto con il quale l’animo dell’adolescente entra in contatto con la malizia), sono già beatificati. Quelli che la Chiesa eleva agli onori degli altari servono a noi come prova e come insegnamento, quali modelli e icone della parola del Cristo applicata e pienamente realizzata e sono casi particolari, ma sono anche la prova, appunto, di questo rapporto della grazia che il battesimo dona a quanti lo ricevono e ne rimangono fedeli.

 

Antonietta Meo, conosciuta come Nennolina. Ha il titolo di “venerabile” e molti parlano della santità della sua breve vita.
In questi bambini, spesse volte, l’adesione alla fede è messa a dura prova, dalla sofferenza che vivono, come nel caso della piccola Nennolina, la quale era pienamente consapevole di ciò che stava passando: in una sua letterina ai genitori promette di mandare tanti gigli dal Paradiso ossia tante grazie.


Un’altra espressione che va ricordata è il suo desiderio di essere “la lampada che arde davanti al Tabernacolo giorno e notte”; e vi è riuscita, sapeva quello che voleva, sapeva quello che faceva e sapeva di dover morire presto.


Forse sia Nennolina che altri bambini in cammino verso la canonizzazione o già canonizzati non erano consapevoli delle frasi paoline, teologicamente lette, quali “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo” così come ce lo hanno spiegato poi gli adulti canonizzati, ma senza dubbio questi bambini hanno tradotto nella propria realtà di vita il contenuto stesso di ciò che leggiamo nella Scrittura: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto” (Lc. 10, 21); Gesù rende grazie al Padre perché si è deliziato dei piccoli.


” Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”. (I Cor 1,27-28). Questo è il senso della beatificazione dei bambini santi.


Che idea hanno del sacrificio?

 

Francesco e Giacinta, i pastorelli di Fatima, già beatificati dalla Chiesa.
Seconda obiezione: 2) Morendo, i bambini non sanno a cosa rinunciano e non hanno idea di cosa sia davvero il sacrificio.


La prima risposta è la seguente: come si fa a desiderare altro quando si è venuti a contatto con l’eternità!


E’ proprio vero che i bambini morti in odore di santità non fossero consapevoli di ciò che lasciavano? Mi vengono a mente le parole della Madonna di Fatima ai tre Pastorelli, prendiamo Giacinta, solo 8 anni, ella fu consapevole che doveva morire.


Glielo aveva detto la Madonna senza giri di parole. Nella prima apparizione la Madonna chiede: “Volete offrirvi a Dio pronti a sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso, e per ottenere la conversione dei peccatori?” – “Si, vogliamo!”, rispondono i tre bambini, ma non basta, la Madonna va ben oltre a annuncia: “Allora dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”.


Nell’apparizione di giugno Lucia, che aveva già 12 anni, chiede: “Vorrei chiederLe di portarci in Cielo” – e la Madonna preannuncia: “Si, Giacinta e Francesco li porto fra poco, ma tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono”. “Resterò qui da sola?” – chiede Lucia spaventata di dover rimanere senza coloro con i quali stava condividendo un pezzo di Cielo: “No, figlia Mia. Non ti scoraggiare, Io non ti abbandonerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”.


 

In morte di Giacinta…
In questo breve dialogo si comprende perfettamente quanto essi fossero consapevoli che più che  rinunciare a qualcosa, si stavano guadagnando la beatitudine eterna.


Non dimentichiamo a quanto sarà dolorosa la croce di Giacinta che a soli 8 anni vivrà un tremendo calvario fino a morire da sola, lontano dai genitori, come la Madonna le aveva predetto e che lei aveva accettato liberamente senza mai pentirsi.


In queste parole di Nennolina si comprende perfettamente la consapevolezza di questi bambini adombrati, senza dubbio, dalla grazia santificante: ” Caro Gesù io so che Tu soffristi tanto sulla Croce ed io questa settimana di Passione voglio soffrire con Te, voglio soffrire per le anime che ne hanno bisogno, perché si convertano. Caro Gesù io Ti voglio tanto bene, proprio tanto o Gesù, e io voglio essere la Tua lampada e il Tuo giglio, il giglio che rappresenta la purità dell’anima e la lampada che rappresenta la fiamma d’amore che non Ti lascia mai solo.


Caro Gesù benedici la Chiesa, il Clero e specialmente il mio confessore la mia famiglia la mia maestra, e tutto il mondo.


Caro Gesù Ti mando tanti baci e saluti la Tua Antonietta e Gesù.” (lettera n.144 - 16 marzo 1937 firma autografa).


Appare evidente che questi bambini sono consapevoli di vivere un rapporto straordinario, ma in modo ordinario, con Dio.

 

Il giovanissimo seminarista Rolando Rivi, beatificato di recente.
E come non citare il neo beatificato Rolando Rivi?


Sì, parliamo già di un adolescente, ma non dimentichiamo che la sua resistenza in difesa della fede nasce proprio da una fanciullezza vissuta in contatto costante con Dio.


Un ragazzo che a quattordici anni rischia la vita per non togliersi la talare, la divisa del sacerdote che sarebbe voluto diventare, non è preda di un capriccio nè compie un’azione da personaggio dei fumetti.


Il desiderio di diventare “sacerdote e missionario” cresce guardando alla figura del suo parroco e quando


Rolando capisce che i carnefici partigiani non avrebbero avuto pietà, chiede solo di poter pregare per il suo papà e per la sua mamma.


Anche in quest’ultimo istante, nella preghiera, Rolando riafferma la sua appartenenza all’amico Gesù, al suo amore e alla sua misericordia, sapendo bene che sta rinunciando alla vita terrena per entrare da beato in quella eterna.

 

Il martire, appena quattordicenne, Josè Sanchez del Rio.
E come non ricordare i famosi Cristeros, Martiri di Cristo Re?


Fra i tanti ricordiamo il quattordicenne messicano José Sanchez Del Rio, visitando la tomba del beato martire Anacleto González Flores, chiese a Dio di poter morire in difesa della fede.


Fu ucciso il 10 febbraio 1928, gridando: “Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe!”.


Il martirio di questa vittima della persecuzione religiosa provocata dalla nuova costituzione messicana del 1917, fu riconosciuto il 22 giugno 2004 da Giovanni Paolo II ed è stato beatificato il 20 novembre 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI. Bambini e adolescenti ben consapevoli a cosa stavano rinunciando pur di non rinnegare Cristo Re che avevano imparato a conoscere e ad amare.


Anzi, vogliamo cogliere l’occasione di questo articolo per ricordare tutti, ma proprio tutti questi bambini e adolescenti che hanno subito torture o malattie per insegnarci come si ama Dio fino in fondo.


Ma non è che si tratta solo di un gioco da bambini?

 

La beata argentina Laura Vicuña: muore di malattia a 13 anni. Ma già alcuni anni prima ha chiesto a Dio di prendersi la sua vita pur di ricondurre la madre alla fede.
Terza obiezione o provocazione


3) Le cose che questi bambini dicono sembrano “fuffa devozionistica”, udita qua e là e ripetuta a gogò: sembra esserci, più che precoce consapevolezza, precoce autocompiacimento infantile, quasi uno scambiare il dramma della vita e della morte per un gioco.


E questa è la cosa più inquietante che c’è in queste figure.


Per rispondere a questa obiezione, viene in mente la scena della parabola del ricco e di Lazzaro (Lc.16,19-31): ” padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi…”.


Non v’è dubbio che anche a quel “ricco” Lazzaro era sembrato una “fuffa devozionistica” ed ora, invece, compreso il mistero della sofferenza del povero, supplicava per i suoi fratelli, ma troppo tardi!


L’incredulità non ci danneggia se qualcuno non ci ammonisce dei rischi che corriamo, ma quando siamo avvisati e siamo messi al corrente dell’esistenza di un altro “mondo” per il quale Cristo ci ha preceduti preparandoci un posto (Gv.14,2), allora diventiamo responsabili delle nostre scelte e non si scappa.


Una delle lettere scritte da Nennolina.
Che cosa è dunque che inquieta di più? il fatto che questi bambini hanno ricevuto la prova di questo regno e quindi ci danno la testimonianza che è raggiungibile?


E che le prove possono essere affrontate? Oppure che avendo maturato in noi la malizia e avendo abbracciato i piaceri del mondo non siamo capaci di distaccarcene e ci infastidisce, perciò, che dei bambini ci insegnino la via? Sarebbe “fuffa devozionistica” se da parte di questi bambini non ci fosse quella consapevolezza di cui abbiamo portato la prova nel dialogo a Fatima – se vogliamo anche Bernadette a Lourdes – o non avessero anche dato prova di morire in odio alla fede o dopo aver sopportato grandi sofferenze.


Dunque quella conclusione che li ha visti protagonisti di croci davvero dolorose non era “fuffa” e le croci erano sopportate non certo per devozionismo, ma perchè vedevano davvero Gesù accanto a loro. Quando Nennolina in una delle sue letterine scrive: “Cara Madonnina Tu che sei tanto pura, fammi anche me pura come sei Tu. Tu che hai sofferto tanto in questi giorni, anch’io voglio sopportare la mia croce con Te.”, certo che senza dubbio sono parole “udite” dagli adulti ma a metterle in pratica è lei, è la sua libera scelta, e la sua esperienza personale che fa diventare ciò che ha udito, una meta, lo scopo della sua sofferenza. In verità, dunque, ciò che veramente ci “sconcerta” in questi bambini è quell’essere riusciti laddove noi, cattolici adulti – sic! – non riusciamo ad avvicinarci neppure dopo una confessione… è la verità che sconcerta e l’aspetto più inquietante è quando rifiutiamo questa verità per tentare di giustificare le nostre incapacità di autentica devozione.




Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext