23 Dicembre 2014 PREGHIERA

di Camillo Langone IL FOGLIO

Prego per il pane, non per il panettone quotidiano.


E quindi, se non ho pregato, perché mai mi sono arrivati tanti panettoni?


Ogni Natale me ne arrivano di più, è una valanga, un’epidemia.


Non c’è pasticciere, non c’è cuoco di qualche ambizione che non si inventi panettoni, con varianti e aromi e condimenti sempre diversi ma pur sempre panettoni: a dicembre, com’è ovvio, ma pure il resto dell’anno, perfino a Ferragosto, perseguendo un’idea totalitaria che vorrebbe il panettone consumato sempre e ovunque. Per carità di Dio!


L’Italia è bella perché varia e io bramo pandolci, panspeziali, panpepati, panforti, pangialli… Il panettone non fa male solo alla diversità gastronomica, anche a quella linguistica. L’altro giorno sul Corriere c’era un articolo (di Roberto Perrone, se non sbaglio) sugli altri dolci di Natale e c’erano scritte parole come “sdoganare” e “nord-est” e ogni volta che leggo parole come “sdoganare” e “nord-est” (per dire Triveneto, Tre Venezie) sento salire pressione e disprezzo.


Forse però più che disprezzare dovevo compatire: il panettone, sciatto mangiare, indurrà uno sciatto scrivere (l’articolo finiva con una rassicurazione: l’articolista, ligio all’ideologia panettonistica, a Natale avrebbe comunque mangiato panettone).


Gli italiani, il popolo più antipatriottico del pianeta, si uniscono solo sulle cose sbagliate: il pallone, il panettone… Mentre il panettone ha senso solo in un preciso spazio-tempo ossia sotto la Madonnina il 25 dicembre.


Siccome non sono nato a Milano e non abito a Milano non vedo perché dovrei mangiarlo. Prego per il pane quotidiano e per la spongata natalizia.


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