Verrà la notte, poi forse di nuovo l'alba. Ragione e profezie in Ratzinger

dicembre 2014 papalepapale,com

Eppure eravamo stati avvertiti. E non c’entrano i mistici, questa volta. Le “profezie razionali” del cardinale Joseph Ratzinger parlano forte e chiaro. Come sarà la Chiesa del futuro? Diversa, molto diversa da quella di ora.

 

A parte l’oggettiva povertà del vivere contemporaneo dominato dalla claustrofobia mentale, ciò che preoccupa i credenti oggi è il destino della Chiesa. Non solo della Chiesa istituzionale, ma anche da intendersi come comunità di credenti. L’impressione è che la terza rivoluzione industriale all’origine della modernità abbia finito di distruggere ciò che le prime due avevano minato ossia la vecchia cultura religioso – contadina trasversale a tutte le nazioni e culture.


Sul piano esistenziale essere travolti dalla modernità fondamentalmente atea o nella migliore delle ipotesi agnostica, significa essere preda di uno strano sentimento di disperazione. Invano ci si affanna a cogliere qualche residuo dell’antico modo di essere uomini in una società ormai dominata dal cinismo, dal pragmatismo dove il sentimento religioso è stato progressivamente sostituito dal “senso del sacro”, tanto caro a certi psicologi, poi dalla “morale” filosofica o come forma aggiornata di stoicismo o come “pensiero debole”, infine dall’ “etica laica” tanto strombazzata dai laicisti militanti che parla un curioso italiano “tecnico” mutuato dal diritto: una lingua simile al modo di esprimersi di un questurino di provincia degli anni Cinquanta.

Alla disperazione si accompagna la sfiducia e l’orrenda sensazione di essere minacciati da un imminente pericolo dai contorni indefiniti.


Qualcuno, però, lo aveva già preannunciato…

 

Pasolini. Una vita non impeccabile, ma una mente lucidissima.
Eppure eravamo stati avvertiti: laici come Pier Paolo Pasolini, Martin Heidegger, Sergio Quinzio, perfino Marx ci avevano ammonito, ma il loro appello è rimasto inascoltato. Ignorati anche gli avvertimenti da parte di uomini di chiesa: Gregorio XVI con la “Mirari vos”, Pio IX col “Sillabo” e Pio X con la “Pascendi dominici gregis”, avevano messo in guardia contro le insidie del liberalismo borghese


. E’ noto poi come Pio XII avesse in animo di indire un Concilio, ma cambiò idea quando si rese conto che le idee della Nouvelle Theologie di matrice liberale minacciavano di infettare le decisioni conciliari. Romano Guardini paventava con preoccupazione l’avvento di una specie di dittatura tecnico/burocratica mentre il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova e a un passo dall’elezione a papa nel 1958, denunciava con forza la deriva post conciliare.


Perfino Paolo VI era angosciato dal pericolo che negli anni post conciliari il cattolicesimo fosse stravolto dallo spirito liberal borghese, per tacere delle posizioni molto critiche nei confronti dell’ottimismo ecumenico di Marcel Lefebvre e, più recentemente, quelle del defunto vescovo di Como mons. Alessandro Maggiolini.


Non esistono quindi solo le profezie di mistici e veggenti, ma anche le precognizioni razionali di menti illuminate, la cui ragione limpida ha colto il pericolo profilarsi all’orizzonte. Sotto quest’aspetto sono state riscoperte recentemente le “profezie razionali” del cardinal Joseph Ratzinger prima che diventasse Papa, quando era un illustre teologo.


Joseph Ratzinger: presentimento e profezia

 

Un teologo? IL TEOLOGO.
Il futuro Papa in una serie di cinque conferenze alla radio bavarese nel 1969 rilasciava una serie di dichiarazioni che, lette oggi, assumono i contenuti di una vera e propria profezia. Egli, infatti, era propenso a credere che per la Chiesa si stesse avvicinando una sorta di Getsemani, un’epoca di grave travaglio e crisi da cui sarebbe uscita pesantemente ridimensionata.


Dirà:

  • Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto.  Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali.  Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti, sarà un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di indescrivibile solitudine e avendo perso di vista Dio, avvertiranno l’orrore della loro povertà. 

(fonte  “Vatican Insider”)


Insomma “l’apostasia silenziosa” che avrebbe ridotto il popolo dei fedeli cattolici a pochi sparuti gruppi preconizzata da Giovanni Paolo II già era prefigurata dal giovane teologo Joseph Ratzinger.


Il piccolo gregge

 

Chiesa futura: non vedremo mai più queste adunate oceaniche?
Nel 1997 il giornalista tedesco Peter Seewald conduce una lunga intervista col cardinale Ratzinger che sarà pubblicata nel libro “Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nel XXI secolo”. Nel libro Joseph Ratzinger ribadisce il suo pensiero con ancora maggior evidenza: la Chiesa Cattolica è destinata ad arrivare alle soglie dell’estinzione. Solo un piccolo gregge sopravviverà ignorato tanto dalla politica quanto dalla cultura finché il mondo, prostrato dal senso di disperazione che deriva da un’ indicibile solitudine, si rivolgerà nuovamente a quel manipolo di credenti per cercare una risposta che dia senso e spessore alla vita.


  • Come abbiamo già detto anche la Chiesa assumerà altre forme, sarà meno simile a una società di massa e sarà sempre più una chiesa di minoranza, vivrà in piccoli gruppi di persone veramente convinte e credenti, e che agiscono di conseguenza.[1]

Una Chiesa ridotta a sparuta minoranza non solo deve fare i conti con un numero esiguo di fedeli, ma anche con una drammatica diminuzione di sacerdoti consacrati. Joseph Ratzinger quindi sembra alludere alla possibilità di un maggior coinvolgimento dei fedeli nella vita sacramentale di contro un ridimensionamento del ruolo del sacerdozio ministeriale (cioè dei preti secolari e ordini religiosi). In altre parole anche i laici credenti potrebbero in futuro somministrare i sacramenti.


 
  • Benedetto XVI con Martinez, leader del RNS. Il futuro ecclesiale sarà dei laici?
    Allora, avevo previsto (nel 1969),
    se così si può dire, che la Chiesa si sarebbe ridotta di dimensioni, che un giorno sarebbe diventata Chiesa di minoranza e che non avrebbe più potuto esistere nei grandi spazi e nelle organizzazioni che aveva in passato, ma avrebbe dovuto trovare una sistemazione più modesta. A tal proposito avevo anche pensato che, accanto ai sacerdoti ordinati in giovane età, si sarebbero anche potuti scegliere degli uomini dotati di grande esperienza, provenienti dal mondo del lavoro, o che, comunque si sarebbero potute istituire forme diverse di ministero. Penso ancora che la Chiesa si debba lentamente adattare a una situazione minoritaria, a una posizione diversa nella società.[2]

Quale modello di vita immagina Joseph Ratzinger per le future, disperse, comunità cristiane?


  • Domanda: Quale sarà il volto nuovo della Chiesa alternativo alla Chiesa del popolo, ormai non più attuabile in grandi aree d’Europa? Che forma devono avere queste comunità attive? Dobbiamo immaginare dei kibbutz cristiani in Germania?
  • Risposta: Perché no? Lo si vedrà. Sarebbe sbagliato anzi presuntuoso progettare adesso un modello più o meno definito della Chiesa di domani, che sarà, più chiaramente di oggi, la Chiesa di una minoranza.[3]

E l’ecumenismo ? Quello di Giovanni Paolo II…

 

Giovanni Paolo II credeva molto nell’ecumenismo. Al dialogo con i fratelli separati ha dedicato la Ut unum sint.
Tuttavia resta un dubbio: l’idea di cattolicità ridotta ai minimi termini non contrasta con l’idea di ecumenismo? Ossia, in una prospettiva di dialogo interconfessionale diretta all’unità dei cristiani, la massa dei fedeli dovrebbe aumentare e non diminuire. Eppure l’idea delle grandi masse cristiane frutto del dialogo e del crollo del muro di Berlino, aveva affascinato Giovanni Paolo II.


Lo stesso Papa vedeva nel nuovo ordine mondiale una straordinaria opportunità per il cristianesimo, era convinto che il dialogo col mondo avrebbe prodotto una nuova primavera cristiana. Insomma l’ecumenismo era una priorità nell’agenda del Pontefice polacco. Si è più volte insistito da parte di alcuni osservatori cattolici sul fatto che ci fosse perfetta continuità fra il pontificato di Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Tuttavia a leggere le dichiarazioni dell’allora cardinale Ratzinger pare proprio che egli riponesse ben poche o nulle speranze nel dialogo ecumenico.


D’altra parte è lo stesso Joseph Ratzinger a sottolineare l’importanza dell’ecumenismo per Giovanni Paolo II.


  • Il mettersi in cammino dell’Ecumene nel Vaticano II è già un segno di avvicinamento a una nuova unità. Per questo il Papa (Giovanni Paolo II) è pieno di speranza che i millenni abbiano la loro fisionomia; che tutti i crolli di questo secolo e le sue lacrime, come egli dice, vengano alla fine raccolti e trasformati in un nuovo inizio. L’unità dell’umanità, l’unità delle religioni e l’unità dei cristiani dovrebbero essere ancora perseguite, così che possa davvero iniziare una nuova epoca più positiva. (…) l’instancabilità con cui di fatto il Papa si muove, deriva proprio dalla forza di questa sua straordinaria prospettiva. Il compimento (dell’unità) non è poi nelle nostre mani, ma in quelle di Dio. Al momento non lo vedo ancora avvicinarsi.[4]

…e quello di Benedetto XVI

 

Anche Joseph Ratzinger crede nell’ecumenismo. Ma senza troppe illusioni.
Questo il pensiero che il cardinale Ratzinger attribuisce a Giovanni Paolo II. Vediamo ora cosa pensa lui, il futuro Benedetto XVI, dell’ecumenismo diretto all’unità dei cristiani.


  •  Non oso pensare a un’unità di cristiani pienamente compiuta all’interno della storia. Vediamo anzi che, contemporaneamente agli sforzi che si compiono per arrivare all’unità, avvengono continuamente ulteriori frammentazioni. Non solo continuano a formarsi nuove sette, tra le quali anche sette sincretistiche con grandi componenti pagane e non cristiane, ma anzi aumentano le divisioni anche all’interno delle Chiese: tanto in quelle riformate (…), quanto nell’ortodossia.Anche nella stessa Chiesa cattolica esistono profonde spaccature. Cosicché talvolta si ha letteralmente la sensazione che in essa convivano due chiese l’una accanto all’altra. Si devono vedere entrambi gli aspetti, sia l’avvicinarsi di cristiani separati, sia il contemporaneo nascere di spaccature interne. Ci si dovrebbe cautelare da speranze utopistiche. (…) Sarebbe già un risultato se non si verificassero ulteriori fratture e se comprendessimo che anche nella separazione siamo uniti in molte cose. Non credo si arriverà molto rapidamente a grandi “unioni confessionali”[5]

Insomma, sembra dire Joseph Ratzinger, non facciamoci troppe illusioni circa i frutti del dialogo ecumenico.


D’altra parte giungere all’unità dei cristiani e perfino di tutte le religioni per la Chiesa cattolica sarebbe facilissimo: basterebbe abolire il papato per unirsi agli ortodossi, abolire la gerarchia ecclesiale per unirsi ai protestanti e magari ridurre il Vangelo a un episodio simbolico cui bisogna dare una lettura allegorica per ottenere anche l’applauso dei cosiddetti “cattolici adulti” o “atei devoti”.


Il teologo Ratzinger sapeva che il problema non è l’ecumenismo in quanto tale, ma l’ecumenismo a partire dalla non negoziabilità dei fondamenti della fede cattolica.


Ecco  il vero problema.


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