Troppo Benigno il Dio secondo Roberto

17/12/2014 MARCELLO VEENZIANI IL GIORNALE

È troppo buono il Signore secondo Mosè Benigni apparso sul Monte SinRai.


Troppo benigno il Dio robertiano, non considera il male, il dolore, l’ingiustizia che regnano nel mondo, nella natura e nella storia dell’uomo.


Il Dio del Vecchio Testamento non è il Dio cristiano, clemente fino al perdono; è inflessibile e severo, a volte tremendo. E i suoi Comandamenti, sette su dieci, sono dei divieti da codice penale che prescrivono il Non fare e il Non dire, non sono dei peana al Creato o delle carezze alle creature, come invece li ha rappresentati il giullare di Dio.

Però, al di là del buonismo cosmico della sua favola biblica, a volte retorica e melensa, dobbiamo essere grati a Benigni.


Perché ha portato Dio in prima serata, ha parlato del Bene e dell’Amore, ha riportato l’anima al centro della vita, nel cuore delle persone. La sua fiaba sui Comandamenti è stata un’eccellente e appassionata esortazione a diventare migliori nel nome del Signore.


Certo, la sua predica presuppone la fede in Dio e nel disegno divino e intelligente del creato. Una fede come scommessa assoluta, al di là della ragione e della morte. Se non credi nella mano paterna di Dio, nella Provvidenza e nella certezza che tutto alla fine volge al bene, al giusto e al bello, nonostante le smentite della vita e della storia, il sermone di Benigni si riduce a fiction emoticon.

Comunque è stato un bene portare Dio e i Comandamenti in tv tramite la parola e la recitazione di Benigni. Ha aperto una finestra sul cielo e una breccia alla fiducia.


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