Cosa salvare del Grillo Qualunque

Marcello Veneziani - Mer, 03/12/2014 - 18:57

A giudicarla fuori dall'arena politica, l'impresa di Beppe Grillo è stata una bella e trionfale avventura.


Un comico di successo, che un tempo fu estromesso dalla tv e seppe risalire la china, prima nei teatri, nelle piazze e nella rete e poi a sessant'anni si inventò leader politico e ayatollah rivoluzionario, ha vinto una grande sfida e può lasciare la scena a testa alta.

Ha fatto quel che pochi hanno saputo fare, ha convertito la sua fama dal cabaret alla lotta politica, dalla tv al blog, dalla battuta irriverente all'incazzatura di massa. Ha trasformato una gag in un Movimento e ha costruito dal nulla sul suo nome un Collettore di Massa. 

Se ora è stanchino ha ragione di esserlo, ha superato alla grande l'età della pensione, può dirsi fiero del suo curriculum e sarà ricordato come Guglielmo Giannini, che veniva anche lui dal teatro, s'inventò l'Uomo Qualunque ed ebbe gloria breve.

Fuori dalla politica, Grillo merita simpatia e ammirazione. Diverso è invece il bilancio del guitto che volle farsi leader e del Movimento che pretese di cambiare l'Italia con una fiducia cieca in una divinità assoluta e capricciosa come la Rete, reclutando una setta buffa, giacobina e iniziatica, extraterrestre, che da extraparlamentare si fece subparlamentare.

L'Italia aveva bisogno di una svolta, non di un'onda anomala di fanatici dilettanti. Poi, certo, qualcosa di buono resterà del Movimento, tra di loro qualcuno si salverà. Complimenti a Grillo e un abbraccio in camerino, fuori dalle Camere, senza la maschera di leader.


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