25 Novembre 2014 IL RIEMPITIVO

di Pietrangelo Buttafuoco IL FOGLIO

C’è una grande chiesa, appena realizzata, a Tor Sapienza.


E’ il quartiere romano di cui molto si parla in tema di periferie e disagio.


Questa chiesa, la cui forma ricorda un frullatore, ma anche una tomba dozzinale o comunque – nella variante del forno a microonde – un elettrodomestico, rivela nell’aspetto la dannazione propria di un’epoca più che di una città: la bruttezza.



E’ tanto nuova quanto brutta e non è neppure contemporanea, ordinaria piuttosto e, infatti – pur dedicata a san Cirillo – questa chiesa non emoziona.


A immaginarne i segni, nel tempo, oltre agli svolazzi di buste in plastica, lascia già intravedere l’acidità del tipico progetto assonometrico, verosimilmente disegnato da un architetto ateo: il concettuale che genera rottami, giammai vestigia.


Non è, insomma, una cattedrale.


Ed è la modernità: periferia e disagio. Non dunque l’ascesi ma l’alienazione.


Non la preghiera ma un’orazione civile. Non il rito ma l’assemblea.



Dopo di che, certo, bisogna entrarci: un bravo parroco riesce a portare lo Spirito Santo anche là dove gli architetti hanno fatto scappare perfino i diavoli.


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