26 Novembre 2014 IL RIEMPITIVO

di Pietrangelo Buttafuoco IL FOGLIO

Sarà per la crisi o per i tempi nuovi che ieri, facendo la conta dei caduti, non ho fatto altro che vedere posti dove c’era il qualcosa e adesso non c’è più.


A Roma, la capitale dello #sbloccaitalia. Ho fatto una passeggiata che m’è risultata come un accompagnamento funebre.


C’era una libreria e adesso non c’è più.


C’era un teatro e adesso non c’è più.



C’era perfino un cinema – grande, importante, a San Lorenzo in Lucina – e adesso non c’è più. In quella sala vi avevo visto “Il Re Leone”, col sovrano della Savana doppiato da Vittorio Gassman ma anche una profumeria, in quella piazza, dove compravo l’essenza di tuberose, non c’è più.


Pellicole, recite e libri forse possono essere liquefatti per tramite di app, un po’ come coi taxi e come con il commercio mercenario.


Non ci saranno più, infatti, botteghe in grado di scavalcare i secoli. Figurarsi il destino dei vetturini. E’, appunto, decisamente più comodo – e più economico – consumare il ben dell’intelletto mercificato tra le mura di casa, recapitato attraverso tutto un giro tracciabile di carta di credito e clic senza obbligo di vetrina. E’ l’alienazione, però, a non convincermi.


E se proprio sono i tempi nuovi a dettare legge secondo inesorabile destino tecnico, sarà per la crisi economica che tra il qualcosa che c’era e ci sarà sempre, la solitudine, non resterà altro che restarsene a casa.



Non c’è più una libreria dove andare, né un teatro dove poter applaudire e neppure più un posto dove – tra vetrine onuste di fragranze e memorie – ritrovare le tuberose e la schiuma di mandorle amare, odorosa di struggente veleno.


Ed è #piùchemortaitalia.


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