Louis Ferdinand CÚline (2)

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PARTE 2


Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis-Ferdinand Auguste Destouches (Courbevoie, 27 maggio 1894 – Meudon, 1 luglio 1961)


L'esilio 

 
Nel 1944, con la liberazione della Francia da parte degli eserciti alleati, Céline attraversa a piedi il territorio francese giungendo fino a Sigmaringen, ove i Tedeschi avevano fatto confluire i membri del governo collaborazionista di Vichy.

Nel 1945 finita la seconda guerra mondiale l'accusa di antisemitismo e collaborazionismo gli valsero l'esilio dalla Francia. Troverà alloggio in Danimarca dove resterà fino al 1951.

Di questo periodo della vita del Dottore sappiamo solo quello che traspare dai tre romanzi che compongono la cosiddetta "Trilogia del Nord" (vale a dire "Da un castello all'altro", "Nord" e "Rigodon"), oltre a quanto si può desumere dalle poche lettere che Céline scriveva agli amici, sotto pseudonimo.

Céline, che in "Rigodon" descrive la Danimarca come l'agognata terra promessa, è costretto a ricredersi sin dai primi giorni: appena arrivato a Copenaghen, aveva telegrafato a Parigi per sapere notizie di sua madre. La risposta di un parente gli annuncia che ella è morta e lui deve considerarsi responsabile di quella morte.

Durante i primi mesi in Danimarca, da marzo a dicembre 1945, Céline e la moglie Lili vissero in clandestinità nell'appartamento di un'amica danese allora assente. Venne comunque notata la loro presenza e il 17 dicembre 1945 i coniugi Destouches vennero arrestati da poliziotti in borghese.

Céline, credendo si trattasse di assassini, si diede alla fuga sui tetti, salvo essere catturato e rinchiuso in prigione nel carcere Vestre Faengsel per quattordici mesi. La segregazione in cella, l'obbligo di restar seduto tutto il giorno, lo scorbuto e la pellagra dovuti all'alimentazione insufficiente devastano il fisico dello scrittore, già provato dall'esperienza di Sigmaringen.

Nel febbraio del 1947 Céline ottiene la libertà provvisoria ed è ricoverato al Rigshospitalet di Copenaghen.

Quattro mesi dopo viene liberato e va a vivere con la moglie in una soffitta della Kronprinsessegade.

Il periodo del suo soggiorno danese che va dall'estate del 1948 all'estate del 1950 lo passò A Korsoer, in una capanna sulle rive del Baltico, di proprietà dell'avvocato di Céline. La capanna non ha gas, elettricità, acqua. Ma quel che più pesa a Céline è la solitudine.

Il 1950, che vede la condanna di Cèline da parte del Tribunale di Parigi e la travagliata operazione di Lili a Copenaghen, segna il momento forse più doloroso del suo esilio danese. Nel 1951, l'amnistia e la guarigione di Lili porranno fine al periodo più buio di questa esperienza.

Il ritorno in Francia non è tuttavia privo di difficoltà: tutti gli scrittori di sinistra, su tutti Jean-Paul Sartre, chiederanno che sia ignorato e dimenticato da qualsiasi salotto letterario o centro culturale francese.  Sartre in particolare lo additò come l'emblema del collaborazionista nel saggio "Portrait de l'antisémite" .

Nel 1948 Céline replicò a "Tartre" (com'egli definiva Sartre) con l'articolo "A l'agité du bocal"  espressione gergale che significa "Al tizio in stato di confusione mentale".  Del resto l'amnistia del 1951 lo liberava dal pericolo di essere incarcerato, gli permetteva di tornare in Francia, ma lo condannava (per "indegnità nazionale") alla confisca di tutti i beni in suo possesso e di quelli futuri, costringendolo a vivere con i pochi soldi della pensione di ex-combattente.

Céline era spesso trascurato dai libri di testo in tutti i paesi europei, Italia inclusa.


Il suo nuovo editore, Gaston Gallimard, subentrato ad Albert Denoel, che era stato assassinato, riesce tuttavia a sconvolgere le carte, grazie all'abilità di Roger Nimier. Il lancio del nuovo romanzo di Céline, "Da un castello all'altro", nel giugno del 1957, è dato da una serie di scandali, che agitarono sia gli ambienti di destra che quelli di sinistra. Prima una intervista all'Express del 14 giugno realizzata da Madeleine Chapsal, poi un'altra intervista, concessa ad Albert Parinaud e apparsa il 19 giugno, riaprirono un dibattito sullo scrittore francese che si protrasse fino a settembre.

Gli anni di Meudon 

Nel 1951, tornato in Francia dopo gli anni d'esilio in Danimarca, il Dottor Destouches acquistò una casa a Meudon, un piccolo centro urbano a circa 10 km da Parigi. La casa da lui scelta si trovava su una collinetta dalla quale si dominava l’intera capitale. Céline aveva fatto piazzare la sua scrivania proprio davanti ad una finestra dalla quale si dominava il grande centro parigino.


Continuò fino alla fine la sua attività di medico, anche se poche erano le persone che accettavano di farsi curare da lui. Da quella casa in dieci anni non uscì più di venti volte.


Oltre alla fedele moglie, unici amici di Céline erano i numerosi animali di cui si era circondato.


Gli anni di Meudon sono gli anni dell'emarginazione sociale e culturale, ma la vena creativa non venne meno pubblicando Féerie pour une autre fois I (1952) e Normance (1954).


Sono poi gli anni della cosiddetta "trilogia tedesca" con D'un château l'autre (1957), Nord (1960) e Rigodon (1961, pubblicato postumo). I suoi libri non si ristampano, e quando iniziano ed essere ristampati non si vendono.
Unica consolazione per Céline è la pubblicazione nella Biblioteca della Pléiade dei suoi primi due romanzi, con la prefazione di Henri Mondor.


Di quando in quando riceve un giornalista con il quale dimostra la nausea per l'ingratitudine dei suoi compatrioti e per lamentarsi dei suoi persecutori che gli hanno causato danni morali ed economici. Pur non avendo subito la condanna capitale come è toccato ad altri celebri uomini di cultura che hanno collaborato con il maresciallo Pétain (come Brasillach) egli soffrì e visse come un condannato.


Si apparta con Lucette nella sua casa zeppa di libri e cianfrusaglie, circondato da cani e gatti e in compagnia del pappagallo Toto spesso ritratto con lui. Si veste come un barbone con un paio di vecchi pantaloni sformati e tenuti su da una corda, maglioni consunti ed infilati l'uno sull’altro, la barba incolta.


Il 29 giugno 1961 comunicò all'editore di aver terminato il romanzo Rigodon.


Il 1º luglio 1961 si spense nell'indifferenza uno dei più grandi scrittori del '900, colui che ha saputo raccogliere nelle sue opere, talvolte precorrendoli, tutti i temi portanti del "secolo della violenza".


Céline credette fino alla fine di venire sepolto al Père Lachaise, nella cappella di famiglia. La moglie, ben sapendo che il popolo francese si sarebbe opposto, lo fece invece seppellire nel cimitero di Meudon.


La tomba di Céline è una tomba semplicissima, una pietra sulla quale oltre a nome e date sono incise una croce in alto a sinistra e un veliero a tre alberi al centro. Il veliero rappresenta perfettamente l’amore per il viaggio che nutriva il dottore.


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