Supplica a Sgarbi, mio convivente

22/6/2012 Di Marcello Veneziani per Il Giornale

 Fa una certa impressione parlare al pubbli­co in una sala dedicata a te. Ti sembra una seduta spiritica in tua memoria e tu che parli dall'oltretomba

Soprattutto quando prima di te hanno parlato cardinali e arcivescovi, come se fossero esequie solenni.

Mi è capitato giorni fa in un nuovo hotel vicino all'aeroporto di Bari. Capirete l'imbarazzo, nemmeno Dante e Leonardo hanno mai parlato in sale dedicate a loro... Cresce poi l'imbarazzo se la sala è cointestata a Vittorio Sgarbi. Coabitare con Sgarbi è impossibile. La sala Sgarbi-Veneziani allude a un matrimonio orribile per entrambi e per il pubblico. Lo dico,pur grato,a chi ha avuto l'idea diunirci, l'estroso Vito Vasile.


Colgo l'occasione per chiedere alla Sovrintendenza alle belle arti di mettere il vincolo a Sgarbi perché non fondi più partiti, non si candidi più sindaco, non faccia più l'assessore, il sottosegretario o incarichi vari. Lo faccio per salvaguardare lui, innanzitutto, e poi il Paese. Sgarbi è incompatibile con la politica, non può fondare partiti liberal, della bellezza, della rivoluzione.


In Sicilia, poi, le sue candidature eccitano mafiosi e professionisti dell'antimafia.

Sgarbi è un bene sfuso, un proiettile vagante, un talento liquido da non imbottigliare in confezione politica. Sgarbi vive nello Sgarbistan, di cui è sovrano assoluto e unico suddito (incazzato). Non è un politico, al più un polittico, anche se è un precursore del partito personale antigiudici e filognocca.


Lasciatelo libero di vivere nel suo autoritratto, tra l'insulto e la grazia.


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