Marcello Veneziani

CENTAURA (3)

XLI
Siamo figli di catene infinite di morti
e ne portiamo i segni, il richiamo e la sorte.


XLII
Vivono smorti di fumo e di corpi.
Non menti animate ma carni affumicate.

 XLIII
Il molteplice è l’affanno delle cose mortali
corrose e proliferate dal tempo.
Ogni accumulazione nasce da una perdita,
tanti per compensare Uno.

XLIV
La bellezza è la gloria del mondo
cantata dalla luce,
che non è di questo mondo.
Vela il suo splendore
la nostalgia dell’invisibile.

XLV
I fanatici impongono le risposte
i cinici annientano le domande.
Da opposti pianti cresce il deserto.



 XLVI
Attraccano vite lontane, sostano passeggeri,
vengono vanno corpi, vedute, messaggi.
Di moltitudini in transito è composta la solitudine,
sorte comune nell’era globale.

XLVII
La Tradizione sta ai tradizionalisti
come la fiamma alle ceneri.
Accesa irradia luce e calore.
Dai suoi resti, polvere e bruciore.

XLVIII
Volevano denudare la verità dall’ipocrisia
ma sfigurarono l’essenza, non la parvenza.
La verità si volatilizzò
nudi restarono i suoi liberatori.
 
XLIX
Senza Intelligenza non c’è mondo,
che è ordine, ciclo, sequenza.
Dio è il nome che diamo all’Intelligenza.
Siamo nell’Intelligenza di Dio, o non siamo.
Dio non esiste. Dio è.

L
Credo in Dio? Non so ma penso in Dio.
Credo quia absurdum?
Assurdo è pure pensare che non sia.
Non siamo in grado di pensare il contrario
di ciò che ci permette di pensare.

LI
Dio è morto infinite volte.
Ogni epoca elegge e uccide un Dio a sua immagine.
Dio è il nostro colmo e il nome della nostra mancanza.
La morte di Dio è la perdita del nostro confine.

LII
Ognuno ha il Dio che si merita
e abolisce il Dio che non merita,
per eccesso o per difetto.
Se non trova eredi merita un dio morto.

LIII
L’arte deruba la vita.
La vita deflora l’arte.
Il furto ricambia lo stupro.



 LIV
Case senza famiglia,
disabitate d’anime, nascite e cuori;
non case ma vuoti a perdere.

LV
In casa sono un pericolo.
Distruggono tutto, non sanno vivere
tantomeno convivere, vogliono evadere.
Ma che volete, tigri e poeti
non sono animali domestici.

 LVI
Celeste è il disgusto per la vita
e la nausea dell’amore
se accresce il desiderio della lontananza
e il gusto della perfezione

 LVII
Radicati contro radicali:
horror vacui contra cupio dissolvi.
Chi sradica violenta due volte,
l’origine e la profondità.

LVIII
Quando muore chi ami, non lo perdi del tutto
ma lo incorpori dentro di te
come una gravidanza senza parto
che può durare una vita.

LIX
Da ogni vita si ricava una storia da raccontare.
Spesso il racconto vale più
della vita che l’ha generato.

LX
Perdute le fedi, resta nell’aria
l’albore vago che le precede.
L’assenza di Dio riempie
più di ogni altra presenza.


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